Gli incursori di Marina

Guerra /

Comsubin, Comando subacquei e incursori: è questa la denominazione del raggruppamento di forze speciali della Marina militare italiana che ha sede al Varignano (Porto Venere – La Spezia) ed è alle dirette dipendenze del Capo di Stato maggiore della Marina (attualmente l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone), ma che dipende funzionalmente dal Cofs (il Comando interforze per le Operazioni delle forze speciali) istituito il primo dicembre 2004 con sede presso l’aeroporto di Roma-Centocelle e comandato oggi dal generale di divisione aerea Nicola Lanza de Cristoforis. Il Comsubin, e nella fattispecie il Goi (Gruppo operativo incursori), provvede a fornire personale ed equipaggiamenti per le missioni speciali stabilite del Cofs che, a livello istituzionale, è la struttura di comando che regola l’impiego delle forze speciali delle quattro forze armate che sono, oltre agli incursori di Marina del Goi, il Nono reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin”, il Quarto reggimento alpini paracadutisti “Monte Cervino” e il 185esimo reggimento paracadutisti ricognizione acquisizione obiettivi “Folgore” per l’Esercito, il 17esimo stormo incursori per l’Aeronautica e il Gis (Gruppo Intervento Speciale) dei Carabinieri.

Il raggruppamento subacquei e incursori della Marina Militare è stato costituito, nella sua forma attuale, nel 1960 per volere dell’ammiraglio Gino Birindelli, medaglia d’oro al valor militare per l’incursione condotta con mezzi d’assalto di quella che allora si chiamava Prima Flottiglia Mas (divenuta Decima nel 1941), nella base navale inglese di Gibilterra (operazione BG2) il 30 ottobre del 1940. La storia degli incursori e dei palombari di Marina, entrambe specialità del Comsubin, è però molto più antica e affonda le sue radici nel XIX secolo quando, il 24 luglio del 1849, venne costituita la prima scuola palombari a Genova. Nel 1910 la scuola venne trasferita presso l’attuale sede del Varignano e la Prima Guerra Mondiale vide gli esordi delle attività degli incursori di Marina: si ricordano infatti i tentativi di forzamento della munitissima base navale austriaca di Pola con i mezzi d’assalto di superficie tipo “Grillo” che per ben sei volte, nel 1918, tentarono di affondare le unità navali austriache alla fonda nel porto. Azioni che, in un’occasione, fruttarono l’assegnazione della medaglia d’oro al valor militare agli equipaggi.

Come non ricordare anche quello che fu il progenitore del “Maiale”, il famosissimo mezzo d’assalto subacqueo ufficialmente chiamato Slc (Siluro a Lenta Corsa) della Seconda Guerra Mondiale protagonista della “Notte di Alessandria” in cui sei uomini mandarono a picco due corazzate inglesi e una petroliera nel porto egiziano. Stiamo parlando della “Mignatta” di Paolucci e Rossetti, ufficialmente denominata Torpedine Semovente Rossetti dalla Marina. Utilizzata nella notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre 1918 dai due ufficiali per mandare a picco la corazzata austriaca Viribus Unitis nel porto di Pola, impiegando più o meno lo stesso principio che poi sarà utilizzato dagli operatori degli Slc, ovvero quello di sistemare una carica esplosiva sotto la chiglia di una nave nemica.

Innumerevoli le azioni condotte dagli incursori di Marina durante la Seconda Guerra Mondiale oltre a quelle già ricordate: i tentativi di assalto alla base navale di Gibilterra da parte dei nostri “uomini rana” che partivano da una base segreta in Spagna, presso Algeciras, ricavata all’interno del piroscafo Olterra ivi internato all’inizio del conflitto, non si contano, così come i tentativi, tutti purtroppo coronati da insuccesso, di forzare il porto di Malta. Un successo clamoroso fu invece l’affondamento dell’incrociatore pesante inglese York nella baia di Suda, a Creta, condotto con l’utilizzo di Mtm (Motoscafo da Turismo Modificato) ovvero di barchini esplosivi ad alta velocità, nella notte del 25 marzo 1941.

L’armistizio del 1943 divise in due anche questa specialità così come avvenne per tutte le nostre Forze Armate. Al sud il gruppo di incursori venne ristabilito col nome di Mariassalto (con sede a Taranto) e collaborò con gli Alleati in diverse azioni, mentre a Nord, a La Spezia, l’attività continuò con gli “uomini gamma” della X Flottiglia Mas del comandante Borghese, eroe di Alessandria al comando del sommergibile Sciré che trasportò gli Slc in acque nemiche.

Complessivamente il reparto dal 10 giugno del 1940 all’8 settembre del 1943 affondò o danneggiò gravemente naviglio da guerra per 72.190 tonnellate e naviglio mercantile per 130.572 tonnellate.

La fine della guerra ed il successivo trattato di pace sembrarono porre fine a questa lunga tradizione di operazioni speciali. Nel 1947 venne costituito il Maricentrosub che aveva il compito di coordinare l’attività di palombari e sommozzatori nelle operazioni di sminamento dei porti e nel 1951 si organizzarono i primi nuclei Sdai (Sminamento Difesa Antimezzi Insidiosi).

L’attività addestrativa dei reparti di assalto, però, continuò in segreto per non perdere una tradizione di eccellenza della nostra Marina e l’abolizione di alcune clausole limitanti del trattato di pace arrivò quasi contemporaneamente al trasferimento della scuola sommozzatori da Venezia al Varignano. Nel 1952 fu ricostituito ufficialmente il Gruppardin (Gruppo Arditi Incursori) poi denominato Maricentardin che introdusse per la prima volta anche operazioni di lancio col paracadute e la scalata di pareti rocciose. Si era così formato l’impianto di quello che è oggi il Comsubin sebbene con la denominazione di Marisubardin e poi Maricensubin.

Il Comsubin è attualmente organizzato in sei distinti comandi:

  • Il Goi (Gruppo Operativo Incursori) ovvero l’unico vero e proprio reparto di Forze Speciali della Marina Militare.
  • Il Gos (Gruppo Operativo Subacquei), il reparto alle cui dipendenze sono posti i palombari.
  • L’Ufficio Studi, cioè il cervello tecnologico della ricerca del Comsubin che si occupa dello sviluppo dei materiali e dei mezzi utilizzati dai due gruppi operativi e, oltre a rappresentare l’unica realtà del genere nelle FFAA, è un’eccellenza a livello internazionale.
  • Il Gruppo Scuole a sua volta suddiviso in scuole Subacquei, Incursori, e Medicina Subacquea e Iperbarica che, oltre a selezionare il personale e formarlo, ha il compito di addestrare gli operatori subacquei di tutte le altre FFAA e dei corpi di Polizia dello Stato e VVFF.
  • Il Gruppo Navale Speciale che presiede alla gestione delle unità navali per il supporto al personale del Comsubin, ovvero le navi Anteo, Pedretti e Marino oltre alle nuove unità da assalto veloci tipo Unpav.
  • Il Quartier Generale del Raggruppamento che assicura i servizi di gestione logistica e amministrativa in modo quasi del tutto autonomo per aumentare la prontezza e l’efficacia degli interventi.

Il reparto incursori del Goi è, senza peccare di superbia, uno dei migliori reparti di Forze Speciali del mondo. La sua organizzazione interna, così come l’identità degli operatori, è coperta dai massimi livelli di segretezza.
Quello che possiamo dire, però, è che l’unità fondamentale del Goi è composta da un Distaccamento Operativo (Do) composto da 12 uomini divisibili in due sezioni (team) da sei. Complessivamente gli operatori del Gruppo Incursori ammontano ad un numero compreso tra i 100 ed i 150 elementi.

L’addestramento

Il ciclo di formazione di un operatore del Goi si articola su un’attività molto dura e selettiva che consente di arrivare, dopo tre anni, alla qualifica combat ready, raggiunta solamente dal 10% dei volontari. L’addestramento, infatti, è uno dei più duri al mondo.

Gli aspiranti, dopo una prima selezione psicoattitudinale effettuata presso il centro di selezione della Marina Militare di Ancona, affluiscono al Varignano per una prima scrematura effettuata tramite esami medici più approfonditi. Dopodiché i “superstiti” accedono ad una prima fase, della durata di otto settimane, che ha l’obiettivo di fornire i primi rudimenti delle attività acquatiche e aumentare e testare le capacità atletiche. Sino qui le strade gli incursori del Goi e dei palombari del Gos sono intrecciate per separarsi al termine di questa fase dove cominciano le prime 12 settimane di addestramento degli incursori durante le quali vengono effettuate attività “terrestri” ed impartiti i fondamentali del combattimento: marce forzate, peculiarità delle Forze Speciali, cartografia, utilizzo delle armi ecc. Questa è forse la fase più dura dell’iter addestrativo che vede, ad esempio, marce con zaino affardellato di 40 chilogrammi su terreno accidentato per collaudare la resistenza psico-fisica.

La fase successiva è detta “fase acqua” e ha la durata di altre 12 settimane durante le quali gli allievi devono prendere la definitiva confidenza con l’ambiente acquatico di superficie e sottomarino. La terza fase viene detta “fase anfibia” e in questa parte l’aspirante incursore deve mettere in pratica le nozioni acquisite nelle fasi precedenti dimostrando la propria capacità di muoversi agilmente a terra e in acqua. La formazione si conclude con cinque settimane in cui l’allievo dovrà pianificare due missioni: una a carattere più “marittimo”, l’altra a carattere più “terrestre”.

Superato questo ultimo scoglio l’allievo ottiene il brevetto ed il tanto agognato basco verde degli incursori di Marina, ma il suo addestramento non è ancora finito: l’ultima fase è rappresentata da nove mesi in cui l’operatore familiarizza con il ruolo più marittimo della sua specialità, ovvero a utilizzare mezzi subacquei e di superficie e a operare da sottomarini. Durante i tre anni di addestramento l’allievo acquisirà quindi diverse abilità: dai corsi subacquei a quelli di roccia passando per il lancio col paracadute e la conduzione di mezzi navali.

I compiti

A livello generale i compiti del Goi si possono riassumere nei tre ruoli delle Forze Speciali in ambito Nato: l’azione diretta, la ricognizione speciale e l’assistenza militare.

L’azione diretta prevede operazioni militari di carattere strategico o tattico volte a eseguire colpi di mano, sabotaggi, imboscate, liberazione di ostaggi, neutralizzazione di strutture sensibili (C3, porti aeroporti) ecc. Le missioni di ricognizione speciale vengono effettuate per raccogliere dati tattici in ambiente ostile la dove non sia possibile farlo con altri assetti tecnologici come satelliti o velivoli spia: questi possono riguardare le capacità del nemico in un determinato settore o teatro oppure dati meteo, topografici, batimetrici. L’assistenza militare riguarda l’appoggio in situazioni di crisi alle attività delle forze militare di un Paese terzo in caso di disordini, insurrezione o azioni sovversive.

Il Goi nello specifico è quindi in grado di operare in modo occulto e senza preavviso per portare attacchi a unità navali con l’impiego di diversi sistemi d’arma, attacchi a installazioni portuali o costiere con proiezione dal mare, operazioni di controterrorismo con liberazione di ostaggi su unità navali o in installazioni marittime o su terraferma, infiltrazione e permanenza in territorio ostile per missioni di carattere informativo o supporto di fuoco aereo o navale.

I mezzi utilizzati dal Goi, così come l’identità degli operatori, sono uno dei segreti meglio custoditi dalle nostre Forze Armate. Le informazioni che abbiamo sono frammentarie e derivano tutte da avvistamenti avvenuti nel corso degli anni effettuati nel mare antistante il Varignano.

Alcuni di questi sono stati riportati dalla stampa e se ne trova traccia nel web anche oggi.
Si ricorda un mezzo semi-sommergibile, con scafo a idroplano e wave-piercing, visto durante la visita del presidente Ciampi nel 2000 e accreditato di una velocità di 30 nodi anche in immersione, oppure quello che è stato definito “Nessie” (dal nomignolo dello sfuggente “mostro di Lochness”) negli anni ’70 e che si ritiene essere stato un altro tipo di mezzo sommergibile

Possiamo però affermare che i mezzi creati dall’Ufficio Tecnico del Comsubin siano derivati dall’esperienza originata sin dalla Prima Guerra Mondiale, con il Grillo, i MAS, o la “Mignatta” di Rossetti e maturata durante la Seconda, con i Siluri a Lenta Corsa.
Oggi, tra i vari mezzi a disposizione dei singoli operatori si annoverano quelli chiamati Sdv (Single Delivery Vehicle), ovvero di “microsommergibili” utilizzati per la propulsione sottomarina degli operatori che si ritiene siano di caratteristiche superiori rispetto a quelli dei Navy Seals. Tali sistemi sono in grado di operare dai sottomarini classe Sauro IV o U-212A e si ritiene siano capaci di elevate capacità di infiltrazione occulta.

Non vanno dimenticati poi gommoni e altre imbarcazioni veloci come i nuovissimi Unpav, concepiti appositamente per essere utilizzati dal Goi.

Per quanto riguarda le armi individuali un incursore di Marina è in grado di utilizzare efficacemente tutte quelle presenti negli arsenali mondiali, ma ha in dotazione una serie di carabine, pistole mitragliatrici, fucili di precisione e mitragliatrici di squadra ben precise.
Queste sono la carabina Heckler & Koch 416 e il Colt M-4 ma è anche disponibile l’H&K 417 in calibro 7,62 e i Sig Sauer MCX .300. Onnipresente la pistola mitragliatrice MP-5 nelle varianti silenziata (SD) e super compatta (K), oltre alla moderna H&K MP-7. L’arma corta per eccellenza è la Glock 17 che ha sostituito quasi totalmente la Beretta 92FS. Per il fuoco di squadra il Goi utilizza la ben nota FN Minimi e la Maxi Minimi in calibro 7,62. I fucili di precisione spaziano dal AWM .338 al Sako TRG-42.