Chi era Arsen Pavlov detto “Motorola”

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Arsen Sergeyevich Pavlov, anche noto con il soprannome “Motorola”, è stato il leader del Battaglione Sparta, un’unità di combattimento attiva nella guerra del Donbass, schierata a difesa dei governi separatisti della regione e contro l’esercito di Kiev. È stato ucciso, in circostanze misteriose, il 16 ottobre del 2016 in seguito allo scoppio di un ordigno nascosto nell’ascensore del suo condominio.

 

Arseny Pavlov era un cittadino russo nato il 2 febbraio del 1982 a Ukhta, nella Repubblica sovietica semiautonoma di Komi oggi facente parte della Federazione russa. I suoi genitori morirono quando aveva appena 15 anni e quindi fu poi la nonna ad occuparsi di lui. Non completò un percorso di formazione accademica e decise di arruolarsi nell’esercito russo. Qui acquisì il soprannome di Motorola, dato che, occupandosi di attività da elettricista si trovò spesso a lavorare con equipaggiamento della Motorola. Secondo un’altra versione, invece, Pavlov avrebbe vissuto per alcuni anni nella città di Rostov sul Don ed avrebbe avuto dei piccoli problemi legali con la polizia, da qui la decisione di andare nel Donbass.

Arsen Pavlov prese parte ad una protesta nella città di Kharkiv, situata in Ucraina orientale, nel mese di marzo del 2014. Il governo filorusso di Viktor Yanukovych era da poco stato rimosso e sostituito da un esecutivo filo occidentale e ciò aveva provocato una reazione violenta in alcune delle regioni centro-orientali del Paese. Nel corso della dimostrazione Pavlov richiese l’intervento diretto del governo russo nelle vicende ucraine. Nella situazione di caos venutasi a creare negli oblast di Donetsk e Lugansk, dove l’insurrezione fu da subito più forte e dove le milizie separatiste riuscirono ad occupare vaste aree ed a rimuovere le autorità di Kiev, proliferarono diversi gruppi armati e tra questi ci fu anche il Battaglione Sparta, fondato proprio da Pavlov. Egli stesso dichiarò che il Donbass sarebbe dovuto divenire “Terra Russa”. Nel luglio del 2014 Arsen Pavlov sposò Elena Kolenkina ed il loro matrimonio fu il primo ad essere registrato nella Repubblica popolare di Donetsk. La cerimonia venne trasmessa dalla televisione russa e vi presero parte diversi leader delle milizie locali. Pavlov, però, sarebbe già stato sposato in Russia ed avrebbe un figlio di cinque anni.

La milizia di Pavlov si confrontò in diverse occasioni con l’esercito di Kiev: dalla battaglia di Ilovaisk nel 2014 alla seconda battaglia dell’aeroporto di Donetsk nel 2015, dalla battaglia di Debaltseve sempre nel 2015 per finire con gli scontri di Dokuchaivesk, avvenuti nel marzo del 2016. Ad Ilovaisk, Debaltseve e presso l’aeroporto di Donetsk l’esercito ucraino subì gravi perdite e dure sconfitte, destinate ad avere ripercussioni sul corso della guerra e dell’esito degli scontri. La fama di Pavlov e la sua influenza sulle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk crebbero ma la sua unità di combattimento divenne anche nota per i gravi abusi dei diritti umani compiuti, come l’uccisione e la tortura di prigionieri di guerra ucraini. L’Unione europea aggiunse Pavlov alla lista degli individui sanzionati a causa di queste azioni: lo stesso Motorola, o qualcuno che si identificò a suo nome, affermò, in una conversazione avuta con dei giornalisti il 3 aprile 2015,  di aver ucciso 15 soldati ucraini fatti prigionieri.

Arsen Pavlov rimase ucciso, il 16 ottobre del 2016, nello scoppio di una bomba nascosta nell’ascensore del suo condominio a Donetsk. Le autorità separatiste accusarono  Kiev di essere dietro la morte del carismatico e controverso leader militare mentre, secondo altri, divisioni e scontri tra le diverse fazioni separatiste avrebbero portato all’omicidio di Pavlov e di tanti altri leader delle milizie nel corso degli anni. La televisione russa lo celebrò come un’eroe di guerra e Alexander Zakarchenko, primo ministro della Repubblica Popolare di Donetsk, affermò come questo episodio costituisse una violazione del cessate il fuoco in vigore con l’Ucraina e costituisse una dichiarazione di guerra.La misteriosa morte del comandante militare va così ad inserirsi in una lunga scia di sangue che ha colpito i vertici dell’insurrezione anti-Ucraina, una serie di episodi che verranno probabilmente chiariti quando il conflitto sarà terminato una volta per tutte.


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