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Che cos’è l’Intifada

Con il termine Intifada ci si riferisce alle rivolte palestinesi anti israeliane all’interno dei territori della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, entrambi dichiarati ufficialmente occupati dalla comunità internazionale. L’Intifada è stata spesso evocata come il culmine di sommosse popolari iniziate dopo dimostrazioni e manifestazioni in buona parte delle principali città dei territori palestinesi. E il termine torna a riecheggiare in occasione delle nuove tensioni nel maggio del 2021

In arabo la parola Intifada indica letteralmente “intervento”. Con riferimento alle rivolte nei territori palestinesi, il termine indica soprattutto un moto di “sussulto” operato dalla popolazione contro le forze considerate occupanti. Per questo Intifada negli anni ha assunto anche il significato di “sollevazione” da parte dei cittadini interessati dalle manifestazioni. Più in generale, il termine va quindi a sottolineare i moti di rivolta generati in un determinato territorio.

Da quando, con la formazione dello Stato ebraico nel 1948, è sorto il conflitto israelo-palestinese sono stati diversi gli episodi di violenza e tumulti tra le due parti in questione. Non sempre però è possibile parlare di Intifada. Quest’ultima va distinta da episodi bellici veri e propri o da manifestazioni limitate a parti specifiche dei territori palestinesi.

Al contrario, l’Intifada è un insieme di azioni che pongono israeliani e palestinesi al centro di una guerra asimmetrica. In alcuni casi, come in occasione della prima Intifada, le azioni hanno riguardato soprattutto proteste e rivolte generali contro le forze israeliane. In altri, come per la seconda Intifada, il periodo è stato caratterizzato soprattutto da attacchi kamikaze e da attentati terroristici.

La prima Intifada è esplosa nel dicembre del 1987. Casus belli è stato rappresentato da uno scontro a fuoco, avvenuto l’8 dicembre, tra forze israeliane e cittadini palestinesi nel campo profughi di Jabaliya, nella Striscia di Gaza. L’antefatto è stato rappresentato invece dall’accoltellamento di un cittadino israeliano avvenuto nel mercato di Gaza alcuni giorni prima. Nel campo si è sparsa la voce di una vendetta delle forze dello Stato ebraico in risposta all’accoltellamento. Per questo centinaia di palestinesi si sono radunati in strada iniziando a tirare pietre contro i soldati israeliani.

Non a caso la prima Intifada è rimasta indicata nella storia come “rivolta delle pietre”. Dopo il fatto iniziale dell’8 dicembre, sia nella Striscia di Gaza che in Cisgiordania sono sorte rivolte da parte dei palestinesi. In alcuni casi si trattava di manifestazioni, in altri invece di lanci di oggetti e molotov contro le forze israeliane. Soprattutto durante le prime settimane tutti i territori a maggioranza palestinese sono stati attraversati dai moti di protesta.

Sul versante israeliano la reazione è stata di due tipi. In un primo momento le forze di sicurezza hanno usato il pugno duro nei confronti dei manifestanti. Questo è accaduto soprattutto quando a capo del ministero della Difesa vi era il laburista Yitzhak Rabin. Proprio durante i primi mesi di battaglie urbane tra israeliani e palestinesi è stato per la prima volta coniato il termine Intifada.

In un secondo momento invece, verso la parte finale del 1988, l’atteggiamento israeliano è stato più diplomatico. Il governo ha infatti dovuto incassare dure critiche internazionali dopo alcuni episodi contrassegnati dall’uccisione di manifestanti palestinesi. Proprio in questo contesto sono da segnalare le risoluzioni del consiglio di sicurezza Onu di condanna verso Israele, votate nel dicembre del 1987 e nella seconda metà del 1988. Il cambio di passo israeliano è stato dovuto anche all’insediamento come nuovo ministro della Difesa di Moshe Arens, avvenuto nel 1990.

Lo stato di insurrezione all’interno dei territori palestinesi è proseguito per diversi anni. Tra le cause, oltre l’occupazione israeliana, vi erano anche le condizioni economiche così come un generale senso di frustrazione da parte palestinese. Nei Paesi arabi infatti oramai soltanto pochi leader portavano avanti la causa anti israeliana e pro palestinese, nonostante in quel momento solamente l’Egitto avesse concluso accordi politici con lo Stato ebraico.

L’Olp, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina guidata da Yasser Arafat, dal 1982 aveva sede a Tunisi ed era quindi lontana dai territori. Scarsa rappresentanza locale da un lato e poca considerazione da parte dei vari governi arabi dall’altro, hanno alimentato le spinte insurrezionali palestinesi.

Risale al periodo della prima Intifada la fondazione di alcuni movimenti islamisti all’interno dei territori occupati. Hamas ad esempio è nato nel 1987 ed ha rapidamente raggiunto molti adepti tra i manifestanti. Questo ha portato l’Intifada ad assumere in certe occasioni anche toni più vicini a una retorica radicale e vicina alle posizioni islamiste e dei Fratelli Musulmani.

Durante la prima Intifada si è anche avuto il primo attacco kamikaze in territorio israeliano. Il 6 luglio 1989 in particolare, un attentatore palestinese ha dirottato un autobus lungo l’autostrada Gerusalemme – Tel Aviv, facendo schiantare il mezzo in un burrone. In quell’occasione le vittime sono state 16.

L’avvio dei colloqui mediati dagli Usa tra Israele e Olp ha in parte attenuato le proteste e l’Intifada ha iniziato una fase di lenta attenuazione. A livello storico infatti la fine di questa fase è stata individuata con la firma, avvenuta nel 1993, degli accordi di Oslo. Si tratta del documento con il quale si è data vita a un’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) e all’avvio di un programma di gestione autonoma dei territori.

I morti nella prima Intifada sono stati complessivamente 1.322: 1.162 sul fronte palestinese, 160 su quello israeliano. A questo occorre aggiungere circa mille palestinesi uccisi da milizie interne ai territori con l’accusa di essere informatori israeliani.

Dopo gli accordi di Oslo tuttavia tra israeliani e palestinesi si è entrati in una fase di stallo dei negoziati. In Israele nel 1995 il premier che aveva firmato i documenti, Yitzhak Rabin, è stato assassinato da un colono ebreo estremista. Nel 1996 la vittoria di Netanyahu alle elezioni ha ulteriormente rallentato le trattative. Si è giunti così a una nuova fase di tensione tra le parti.

In questo contesto, il 28 settembre del 2000 è stata interpretata come provocazione una passeggiata compiuta nella Spianata delle Moschee da parte di Ariel Sharon, leader del Likud e all’epoca capo dell’opposizione. Un gesto con il quale lo stesso Sharon ha voluto rivendicare la sovranità di un luogo sacro per i musulmani, ma considerato tale anche dagli ebrei i quali lo indicano come “Monte del Tempio”.

Da quel giorno sono esplosi nuovi tumulti inizialmente limitati alla zona di Gerusalemme Est, formalmente territorio occupato da parte israeliana ma de facto integrata al resto del perimetro urbano di Gerusalemme. Tre giorni dopo i tumulti si sono estesi anche in altre località della Cisgiordania. Anche perché l’uccisione di 18 arabi di nazionalità israeliana ha infuocato anche la popolazione palestinese residente in Israele. Da qui la convinzione, anche da parte dei cronisti di allora, di essersi ritrovati nel bel mezzo della seconda Intifada, denominata anche “guerra di Al Aqsa”, dal nome della grande moschea di Gerusalemme da cui tutto è partito.

Dai disordini iniziali si è passati subito a una vera guerra asimmetrica: da parte palestinese si è fatto ricorso all’uso di kamikaze in territorio israeliano, mentre da parte israeliana, specialmente dopo l’elezione di Ariel Sharon quale nuovo premier nel 2001, sono state intensificate le incursioni militari nei territori occupati.

A Ramallah, sede dell’Anp, gli uffici di Yasser Arafat sono stati circondati dai mezzi israeliani per diversi mesi. Il leader palestinese è poi deceduto a Parigi nel novembre 2004 a seguito delle complicazioni di una grave malattia. Il suo posto è stato preso da Mahmoud Abbas. Soprattutto tra il 2002 e il 2003 la tensione è stata costantemente molto alta, sia per gli attentati terroristi in Israele che per le incursioni militari in Cisgiordana ed a Gaza. Importante in tal senso è stata la battaglia di Jenin, dell’aprile del 2002, tra esercito israeliano e militanti palestinesi.

Durante la seconda Intifada il governo dello Stato ebraico è anche intervenuto con la strategia delle cosiddette “uccisioni mirate”, effettuate soprattutto dall’aviazione contro i leader palestinesi considerati più estremisti. La più importante ha riguardato quella attuata nel marzo 2004 contro Ahmed Yassin, fondatore di Hamas.

Gli attacchi kamikaze da parte palestinese hanno riguardato a un certo punto anche luoghi di aggregazione e locali notturni. Il più grave episodio è avvenuto il primo giugno 2001, quando un attentatore suicida si è fatto esplodere all’interno della discoteca Dolphinarium di Tel Aviv, uccidendo 21 giovani alcuni dei quali poco più che maggiorenni.

Dal 2005 in poi l’intensità della seconda Intifada ha virato verso un deciso ridimensionamento. La morte di Arafat da un lato e la svolta centrista di Sharon dall’altro, il quale nell’estate del 2005 ha deciso di evacuare tutte le colonie ebraiche della Striscia di Gaza, hanno portato a una certa distensione tra le parti.

Secondo i calcoli delle Nazioni Unite, complessivamente la seconda Intifada ha ucciso 4.888 persone: 3.858 tra i palestinesi e 1.022 tra gli israeliani.

Dal 2005 in poi il conflitto arabo-israeliano non si è spento. Più volte si è arrivati a parlare della possibilità di una terza Intifada. È accaduto così nel 2008, quando a seguito delle incursioni armate israeliane a Gaza, i leader di Hamas hanno chiamato a raccolta tutti i palestinesi a una nuova lotta armata. Tra il 2015 e il 2016 invece si è parlato di Intifada dei coltelli, in quanto per diversi mesi nelle principali città israeliane si è assistito a numerosi attacchi all’arma bianca contro soldati o civili.

In entrambi i casi però l’intensità degli scontri non è mai arrivata ad eguagliare quella delle due Intifada. Le tensioni esplose nel maggio 2021 a Gerusalemme proprio nelle vicinanze della Spianata delle Moschee ha iniziato a far temere gli osservatori circa l’inizio di una nuova escalation.