Ecco perché gli F-35 di Israele sono diversi da tutti gli altri

Guerra /

I cacciabombardieri F-35 Lightning II di Israele rappresentano un unicum nella storia di questo rivoluzionario programma per un velivolo di quinta generazione dalle caratteristiche stealth.

Sebbene Israele non sia un partner che ha partecipato al finanziamento del programma F-35, Tel Aviv ha potuto beneficiare di un particolare trattamento di favore da parte degli Stati Uniti che sono venuti incontro alle richieste israeliane di “personalizzazione” del velivolo.

Questo non solo in forza del proprio ordine che prevede l’acquisto di 50 macchine (con la possibilità che aumentino a 75) ma soprattutto per alcune considerazioni geostrategiche avanzate da Tel Aviv e accolte da Washington, che così ha permesso al suo alleato nell’area mediorientale di poter modificare il progetto, al contrario di quanto avvenuto per gli altri membri del consorzio o utilizzatori finali.

La storia degli F-35 con la stella di Davide comincia il 21 giugno del 2006 quando il brigadier generale Ze’ev Snir conferma in un’intervista che la Iaf (Israeli Air Force) intende rimpiazzare la propria linea di F-16 ed F-15 con il nuovo cacciabombardiere stealth grazie a un accordo che prevede l’acquisto di cento esemplari ad un costo complessivo di 5 miliardi di dollari (50 milioni a velivolo).

Il 26 agosto del 2008 la Us Defense Security Cooperation Agency annuncia ufficialmente che Israele sarebbe interessata ad un primo lotto di 25 F-35A con l’opzione per altri 50 che potrebbero anche comprendere la versione a decollo corto e atterraggio verticale (Stovl) F-35B. Il costo totale dell’operazione, a questo punto, ammonta a 15,2 miliardi di dollari, ovvero circa 200 milioni per velivolo.

Israele, infatti, oltre alla necessità impellente di sostituire i 27 F-15I e i 102 F-16I unitamente ai 72 F-15A e D e 224 F-16A e D che ancora sono operativi, ritiene che la variante Stovl del F-35 sia perfetta per operare da campi semipreparati di fortuna su cui i velivoli verrebbero decentrati in caso di emergenza. La possibilità di acquisire la variante B del Lighting II, ancora oggi resta in discussione.

A febbraio del 2009 Israele pone agli Stati Uniti la prima richiesta di personalizzazione dellF’35 che viene rifiutata da Washington. Forte della considerazione che tutti i velivoli americani precedentemente consegnati ad Israele (F-15 ed F-16) sono stati modificati, Tel Aviv avanza la richiesta che l’F-35 abbia i sistemi di guerra elettronica “flessibili” cioè che possa montare quelli fabbricati localmente in modo da contrastare le peculiari minacce che Israele deve affrontare invece di doversi affidare ad un contraente estero. Parimenti Tel Aviv richiede che i velivoli possano impiegare munizionamento autoctono.

La richiesta viene momentaneamente rispedita al mittente in quanto Israele non ha ancora formalizzato l’ordine di acquisto agli Stati Uniti.

Il 9 luglio del 2009 la Iaf consegna ufficialmente al Pentagono una Lettera di Richiesta per l’acquisto del primo lotto di 25 F-35A. Il contratto prevede un costo unitario di 100 milioni di dollari e l’integrazione di software made in Israel sul velivolo. Integrazione di sistemi costruiti in Israele che era già cominciata qualche mese prima, come riferisce il ministero della Difesa israeliano a marzo dello stesso anno.

A novembre dello stesso anno trapela la notizia che, per tagliare i costi che sarebbero lievitati a 130 milioni di dollari ad esemplare, Israele decide di rinunciare alla personalizzazione con i propri sistemi dei primi esemplari di F-35, anche per una questione di velocizzazione delle consegne stante i ritardi già accumulati.

Il 15 agosto 2010 il ministro della Difesa Ehud Barak annuncia l’approvazione formale per l’acquisto di 20 F-35A al prezzo complessivo di 2,75 miliardi di dollari. L’accordo, in particolare, prevede che questi primi velivoli non abbiano modifiche per installare sistemi elettronici di fabbricazione israeliana. La consegna dei primi esemplari è prevista per il biennio 2015-2017.

Come contropartita Israele riceve contratti per la produzione su licenza di sistemi dell’F-35 del valore di 4 miliardi di dollari.

Tra il 16 ed il 20 settembre del 2010 avviene l’approvazione finale dell’operazione con la firma del primo ministro Benjamin Netanyahu, del ministro della Difesa Ehud Barak e della commissione finanziaria della Knesset.

Il 30 giugno del 2011 la Iaf invia i suoi primi due tecnici addetti alla manutenzione negli Stati Uniti per formare il nucleo del primo contingente di specialisti per lo sviluppo dell’F-35 nella versione israeliana, che prende ufficialmente il nome di F-35I Adir, ovvero “possente” in lingua ebraica.

f35 israele
Infografica di Alberto Bellotto

Il 22 novembre dello stesso anno sempre la Iaf stabilisce che la futura base per gli F-35 israeliani sarà Nevatim, nel deserto del Negev, tra Be’er Sheva e Arad. Il 26 luglio del 2012 la Lockheed-Martin raggiunge un accordo, del valore di 450 milioni di dollari, con la Iai (Israeli Aerospace Indutries) per includere sistemi ECM ed elettronici di fabbricazione israeliana nell’F-35I a cominciare dagli esemplari prodotti nel 2016. Il 22 aprile del 2013 la Iai sigla un contratto preliminare della durata di 10 anni (poi prolungato sino al 2034) per la produzione delle semiali degli F-35A, la cui consegna comincia nel 2015. Il contratto ha un valore di 2,5 miliardi di dollari per un totale di 811 set di ali.

Il 20 ottobre del 2014 Lockheed-Martin riceve la commissione per provvedere all’aggiornamento degli F-35A/I di Israele e del loro software Algs (Autonomic Logistic Global Sustainment), ovvero la versione peculiare di Alis (Autonomic Logistic Information System), il sistema centralizzato che incamera i dati raccolti dagli F-35 e ne permette l’utilizzo e la manutenzione.

Il 15 febbraio del 2015 il numero di velivoli ordinati da Israele passa a 33 per un valore complessivo di 5 miliardi e 792 milioni di dollari.

Il 22 giugno del 2016 il primo F-35I effettua il roll out ed il 25 luglio l’esemplare, chiamato As-1, effettua il primo volo presso gli stabilimenti di Fort Worth (Texas).

Il 29 novembre dello stesso anno Israele esercita l’opzione, tramite una Lettera di Richiesta, per aumentare il numero di F-35 di 17 unità, portando così il totale a 50.

A dicembre del 2016 i primi due esemplari di F-35I vengono consegnati ad Israele, mentre il 24 aprile del 2017, Tel Aviv ne riceve altri tre portando così a cinque il totale in organico alla Iaf.

Il 29 agosto del 2017 il ministero della Difesa israeliano ufficializza il contratto per l’acquisto degli ulteriori 17 F-35I. Questa è la terza tranche dell’ordine complessivo sino a qui stipulato ed i velivoli si prevede che saranno tutti consegnati entro il 2024. Nel primo accordo il prezzo unitario era di 125 milioni di dollari a velivolo, successivamente scesi a 112 ed ora assestato intorno ai 90 milioni di dollari.

Il 19 settembre del 2017 vengono consegnati due F-35 e l’otto novembre successivo altri due velivoli atterrano a Nevatim e vengono presi in forza dalla Iaf portando il numero totale a nove.

L’8 dicembre del 2017 la Iaf dichiara che i suoi F-35I hanno raggiunto la Ioc (Initial Operational Capability – Capacità Operativa Iniziale). In quella data Israele è il primo Paese al di fuori degli Usa a dichiarare questa condizione per la propria flotta di F-35.

Il 20 marzo del 2018 avviene la prima missione operativa per una coppia di F-35I nei cieli della Siria, poi confermata il 25 maggio successivo dal brigadier generale Amikam Norkin, comandante in capo della Iaf. Si ritiene che i caccia, come mostrano le fotografie rilasciate, abbiano volato con degli amplificatori di segnatura radar in funzione di aerei “Awacs” per gli attacchi di altri cacciabombardieri israeliani.

Israele ha motivato la propria richiesta di modificare gli F-35 sostenendo che il Paese vive in condizioni del tutto peculiari rispetto agli altri partner del programma. Tel Aviv, infatti, sarebbe in un costante stato di “quasi conflitto” a causa della vicinanza geografica dei suoi nemici principali che si configurano come entità statuali (Iran e Siria) e minacce asimmetriche (Hezbollah).

In particolare il brigadier generale Tal Kelman, Capo di Stato maggiore dell’aeronautica israeliana, ha affermato che l’unicità della situazione geopolitica di Israele richiede indipendenza per operare e mantenere i velivoli. In caso di guerra, infatti, quando l’accesso ai porti e agli aeroporti verrebbe compromesso, la Iaf necessiterebbe di far volare i propri F-35 in modo autonomo, pertanto è necessario che Tel Aviv abbia la possibilità di controllare tutta la filiera della gestione logistica e della manutenzione dei propri velivoli.

Per questo Israele è l’unico tra i Paesi utilizzatori dell’F-35 non ospitanti una Faco (Final Assembly and Check Out line) a poter effettuare interventi di manutenzione profonda riguardanti ogni parte del velivolo. Operazioni che sono effettuate tutte presso la base di Nevatim, sede del quartier generale dello stormo di F-35I e centro logistico.

Gli stessi velivoli, come abbiamo già accennato, sono profondamente diversi da quelli utilizzati dagli altri Paesi facenti parte del programma F-35. Gli Adir israeliani, infatti, montano un sistema C4I (command, control, communication, computer & intelligence) autoctono che è stato “sovraimposto” al sistema standard dell’F-35 ma che è del tutto autonomo e “chiuso”. In questo modo Israele ha risolto anche il problema della sicurezza dei dati raccolti dall’F-35 che non vengono messi a disposizione del software Alis che è centralizzato nella sede americana di Fort Worth.

Il sistema C4I di fabbricazione israeliana dell’F-35I risulterebbe di particolare efficacia nello sventare le minacce missilistiche che, ciclicamente, Israele si trova ad affrontare: grazie ai sensori di ultima generazione del cacciabombardiere la Idf (Israeli Defense Force) è in grado, ad esempio, di individuare tempestivamente i siti di lancio dei razzi di Hezbollah e di dirigere il fuoco di “controbatteria” sia esso aereo o di artiglieria.

Il sistema C4I israeliano permetterà anche alla Iaf di montare sistemi avionici e pod da guerra elettronica di fabbricazione locale.

Gli F-35I sono anche in grado di portare munizionamento a caduta e missilitico made in Israel. Il cacciabombardiere, infatti, può trasportare la bomba di precisione Spice 1000 al posto della Jdam americana a guida Gps. Spice, acronimo di Smart Precise Impact Cost Effective, è un kit che si aggiunge ad una bomba non guidata tipo Mk 83 che consiste in un sistema di guida elettro-ottica e satellitare.

Gli F-35I sono anche in grado di montare i missili aria-aria a guida Ir Python-5 al posto degli americani Aim-9X Sidewinder. Il missile israeliano sarà trasportato nelle baie interne del cacciabombardiere non andando così ad intaccare le caratteristiche stealth del velivolo.

La Iai ha anche in previsione di aggiungere dei serbatoi ausiliari del tipo conforme per aumentare l’autonomia del velivolo senza deteriorarne l’aerodinamica e soprattutto l’invisibilità radar. Attualmente questa possibilità è in fase di studio con la Lockheed-Martin ma – date le necessità impellenti di Tel Aviv e per un fattore di costi la soluzione ad interim – potrebbe essere quella di serbatoli da 1600 litri del tipo subalare che verrebbero sganciati prima che le necessità di invisibilità fossero necessarie e che ne aumenterebbero il raggio di azione di circa il 36%.

Come già accennato tutte queste modifiche non fanno parte dei primi esemplari consegnati ad Israele, bensì saranno montate solo a partire dal diciannovesimo esemplare.

GILET GIALLI: UN ANNO DOPO
Leggi il reportage