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Che cosa sono le Tigri Asiatiche e perché sono importanti

Nel linguaggio economico il termine Tigri Asiatiche si riferisce alle economie di quattro Paesi situati in Asia che, nel periodo compreso tra il 1960 e il 1990, hanno spiccato il volo promuovendo modelli di sviluppo industriale e strutturale di successo. Gli Stati in questione, autori di una crescita economico-finanziaria esponenziale, sono Hong Kong, Singapore, Taiwan e Corea del Sud. Anche se la fine del loro miracolo viene fatto coincidere con il 1997, anno della crisi finanziaria che travolse il continente asiatico, al termine di un percorso senza precedenti i suddetti Paesi sono comunque riusciti a entrare a far parte del mercato globale, risultando ancora oggi hub logistici e finanziari di caratura internazionale.

Il successo economico delle Tigri Asiatiche è stato associato al ruolo delle politiche dei governi dei rispettivi Paesi, decisive nel consentire uno sviluppo economico a tutto tondo. Da questo punto di vista è interessante soffermarci sulla posizione dello Stato all’interno delle dinamiche produttive nazionali e sugli effetti del libero mercato. Se alcuni studi considerano la chiave del miracolo la liberalizzazione delle importazioni, la rinuncia alla sopravvalutazione del tasso di cambio e un certo arretramento statale, altre analisi sottolineano, al contrario, la decisiva importanza degli interventi statali nel guidare le suddette dinamiche di mercato, almeno per i settori più strategici.

 

In ogni caso, c’è chi suddivide il miracolo delle prime quattro Tigri Asiatiche in quattro differenti fasi coadiuvate niente meno che dallo Stato. Nella prima fase di sviluppo abbiamo assistito a una sorta di stabilizzazione economica mediante il risanamento dei conti pubblici; in seguito è avvenuto il sostegno alle esportazioni, in concomitanza con il rafforzamento della produzione interna (spesso coincidente con beni di consumo di massa a bassa qualità). Il terzo step ha visto l’adozione di politiche industriali ad hoc per sostenere i settori economici più rilevanti, avanzati e qualificati. Nella quarta e ultima fase, infine, si è registrata una liberalizzazione di fondo e un secondo intervento statale per equilibrare la bilancia dei pagamenti.

Nel quadro temporale preso in esame le quattro Tigri Asiatiche hanno mantenuto tassi di crescita elevatissimi, di oltre il 7% all’anno. Come spiegato, la crescita di queste economiche (che, di fatto, ha dato vita ad un nuovo termine, il cosiddetto “miracolo asiatico“) è stata attribuita al binomio formato da politiche orientate all’esportazione unite a forti politiche di sviluppo. Anche se ogni Tigre Asiatica rappresenta una storia a parte, notiamo diversi punti in comune.

Hong Kong, la prima delle quattro sorelle a subire una decisa industrializzazione con lo sviluppo dell’industria tessile (anni ’50), ha diversificato la propria produzione economica nel corso degli anni ’60, abbracciando elettronica, abbigliamento e manifattura, e puntando sull’esportazione di prodotti a basso costo. Simile, per certi versi, il destino di Singapore.

Dopo l’indipendenza dalla Malesia, questa piccola città-Stato ha messo in atto strategie economiche per promuovere il settore manifatturiero, puntando anche e soprattutto su zone industriali per attirare investimenti stranieri mediante la leva di convenienti incentivi fiscali. Taiwan e Corea del Sud hanno abbracciato le medesime dinamiche, anche se sono state caratterizzate da un maggiore coinvolgimento del governo nelle dinamiche economiche. Sulla scia del Giappone, considerato l’esempio da imitare, le prime quattro Tigri Asiatiche erano ormai pronte a fare la loro comparsa nel mondo globale.

Sembrava che niente e nessuno potesse fermare la folle corsa delle Tigri Asiatiche. Eppure, contro ogni pronostico, i sogni di gloria delle quattro sorelle asiatiche dovettero fare i conti con una terribile crisi finanziaria. Le loro economie subirono un’importante battuta di arresto nel 1997. Il mercato azionario e valutario di Hong Kong fu oggetto di attacchi speculativi che resero necessario l’intervento dell’Autorità monetaria statale locale. La Corea del Sud, scottata dall’aumento del suo debito estero, si ritrovò tra le mani una patata bollente non da poco, visto che la sua valuta scese tra il 35% e il 50%. Singapore e Taiwan, al contrario, riuscirono a limitare i danni, anche se incassarono comunque una decisa battuta di arresto almeno dal punto di vista mediatico. In realtà, come vedremo, questi Paesi riusciranno presto a risollevarsi e centrare altri successi.

Archiviato il periodo più nero, le Tigri Asiatiche sono tornate sulla cresta dell’onda negli anni Duemila. Merito di un settore terziario moderno (soprattutto per quanto riguarda Singapore e Hong Kong) e della capacità di questi Paesi di attrarre le industrie tecnologiche, informatiche ed elettroniche più avanzate del continente asiatico e non solo (Taiwan e Corea del Sud).

Nel 2007-2008 le Tigri Asiatiche rividero da vicino l’incubo di una nuova crisi. Le loro economie, che avevano beneficiato per anni dei consumi americani, furono colpite dal crac finanziario di quegli anni partito proprio dagli Stati Uniti. Entro il quarto trimestre del 2008, il pil di tutte e quattro le sorelle asiatiche diminuì di un tasso medio annualizzato pari a circa il 15%.

Nel 2018 l’economia combinata delle quattro Tigri Asiatiche costituiva il 3,46% dell’economia globale, con un pil complessivo pari a 2.932 miliardi di dollari. Nel 2021, e secondo una stima del Fondo Monetario Internazionale, il pil pro capite nominale di ciascuna delle quattro Tigri asiatiche superava i 30.000 dollari, a conferma della loro importanza nello scacchiere globale.

Gli economisti hanno spesso utilizzato questo termine per indicare la maggior parte dei mercati in rapida crescita collocabili in Oriente ed Estremo Oriente. Il concetto di Tigri Asiatiche assomiglia molto a un’etichetta fluida, adattabile a molteplici contesti e ad epoche storiche differenti. Archiviata la prima ondata contrassegnata dal quartetto Hong Kong-Singapore-Corea del Sud-Taiwan, infatti, ben presto si fecero strada altre economie emergenti del sud-est asiatico, tra cui quelle di Malesia, Indonesia, Thailandia e Filippine (spesso definite Tigri Minori).

In un terzo momento presero piede altri attori minori improvvisamente risultati vincitori della globalizzazione. Citiamo, ad esempio, Vietnam e Cambogia, entrambe caratterizzate da interessanti fenomeni economici che potrebbero replicare i miracoli dei loro illustri predecessori. In ogni caso, indipendentemente dall’epoca di riferimento, le Tigri Asiatiche sono accomunate da un minimo comun denominatore: seppur in tempi differenti, tutte hanno raggiunto posizioni di leadership nel settore dell’information technology o in specifici ambiti industriali.

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