Le spie del Regno Unito: come funziona l’intelligence di Londra

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Finita l’epopea dell’impero britannico, conclusasi la storia del domino sui mari della flotta di Sua Maestà, incerte le prospettive sulla “Global Britain” per l’era post-Brexit, il Regno Unito è oggigiorno mantenuto nel ruolo di potenza di taglia internazionale da pochi fattori strategici. Se da un lato uno è sicuramente il possesso di un arsenale nucleare strutturato e rodato, dall’altro non si può non mettere tra i comparti di eccellenza di Londra lo strutturato apparato di intelligence capace di una notevole proiezione su scala globale.

Inglese è, non a caso, James Bond, l’agente segreto per antonomasia. E non è secondaria, nella storia di 007, la natura di ex agente dell’intelligence di Ian Fleming, il suo creatore. Nella Seconda guerra mondiale, durante la quale Fleming prestò servizio, l’intelligence fu la vera e propria arma segreta delle forze armate britanniche. Le intercettazioni del gruppo di Bletchley Park sul codice Enigma, che permisero di rompere la segretezza dei cifrari tedeschi, contribuì a diversi successi in Africa e nel Mediterraneo; le attività del Special Operations Executive (Soe) sostennero le resistenze norvegesi, olandesi, francesi, italiane, jugoslave e greche e consentirono diverse azioni di disturbo e sviamento della macchina militare del Terzo Reich.

La Seconda guerra mondiale creò il mito delle spie britanniche ma spinse anche il governo di Winston Churchill e, dopo di lui, il successore Clement Attlee a portare a una razionalizzazione di un apparato che, tra varie strutture, vantava oltre mezzo secolo di storia e una vasta complessità.

Il Grande Gioco raccontato da Peter Hopkirk nell’omonimo saggio, il confronto tra spie russe e britanniche per inserirsi nelle strategiche aree dell’Asia Centrale, a metà XIX secolo pose a Londra e allo stato maggiore imperiale il dilemma della strutturazione di apparati di raccolta informazioni capaci di evitare di dipendere dalle gesta di singoli “solisti”. Il War Office intento a coordinare l’esercito britannico istituì il suo comparto intelligence nel 1873, creando il Directorate of Military Intelligence (Dmi) che per la ricerca informativa in campo militare avrebbe operato fino al 1964. Parimenti, l’Ammiragliato a capo della Royal Navy creò nel 1882 il Foreign Intelligence Committee e nel 1887 il Naval Intelligence Department.

La guerra alla Germania nazista prima e la Guerra Fredda poi crearono la necessità di una strutturazione chiara e univoca del governo dei servizi britannici, spingendo dal 1939 in avanti Downing Street ad approfondirne l’evoluzione e a garantire di fatto un crescente potere di coordinamento a una struttura di raccordo, il Joint Intelligence Committee, da allora in avanti centrale nel regolare un apparato sempre più complesso.

Ad oggi, il comparto intelligence britannico conta dieci diverse agenzie suddivise in quattro branche, coordinate dal Jic e affidate in ultima istanza all’autorità del Primo ministro, che nel suo governo ha al suo fianco proprio il direttore dell’intelligence nazionale.

La divisione dell’intelligence britannica è su due livelli: i servizi di Sua Maestà possono essere classificati o per attività funzionali o per area di competenza. La distinzione interno/estero divide in particolare le operatività di otto diverse agenzie.

Sul fronte dell’intelligence domestica si trovano un’ampia e articolata gamma di strutture aventi come compito attività che esulano dal cerchio stretto delle attività di un servizio. Il National Fraud Intelligence Bureau si occupa di attività di contrasto al crimine finanziario; il National Ballistics Intelligence Service di monitoraggio di eventuali armi da fuoco illegali e la National Crime Agency svolge indagini e raccolte informative sulle reti criminali nel loro complesso.

Ai vertici della piramide interna dei servizi britannici vi sono gli uffici per il contrasto all’estremismo (National Domestic Extremism and Disorder Intelligence Unit) e al terrorismo (Office for Security and Counter-Terrorism) e, in cima, il Security Service per eccellenza, il celebre MI5.

Il MI5 è il principale servizio interno e opera nella direzione dell’attività anti-terrorismo, nella prevenzione dei rischi al sistema-Paese e del controspionaggio in campo militare, economico, tecnologico, industriale. Fondato come Secret Service Bureau nel 1909 ha il suo equivalente estero nel Military Intelligence Section 6 (MI6), che assieme alla Defense Intelligence rappresenta il perno dell’attività del Regno Unito fuori dai confini nazionali. MI6 lavora esclusivamente con informazioni straniere e, quindi, oltre i confini britannici. La legge britannica autorizza l’MI6 a eseguire operazioni solo fuori dai confini territoriali britannici.

Completa l’architettura una struttura fondata sull’operatività in ambito tecnologico e informativo che rappresenta il prototipo di una moderna struttura di signal intelligence. Il General Communication Head Quarter (Gchq) istituito nel 1946 è da allora l’erede dell’apparato di “Ultra” che a Bletchley Park violò le chiavi delle comunicazioni naziste.

Il Gchq è la chiave di volta della più strutturata alleanza d’intelligence a cui il Regno Unito appartiene, il complesso sistema Five Eyes che unisce Londra a Usa, Nuova Zelanda, Australia e Canada creando un vero e proprio sodalizio dell’Anglosfera in ambito di scambio di informazioni privilegiate, alleanze in termini di contrasto a minacce comune, prevenzione di offensive ibride. Il Gchq ha da tempo e in futuro avrà sempre più rilevanza mano a mano che si strutturerà la volontà di Londra di fare del cyber e del mondo tech la nuova frontiera per i suoi apparati militari e securitari. I nuovi 007 di Sua Maestà si occuperanno sempre di più di cybersicurezza, hackeraggi, offensive coperte, intrusioni informatiche: l’intelligence evolve e prepara la conquista  delle nuove frontiere proprio nel Paese che ne ha brevettato la sua versione moderna e modernizzato le linee guida operative