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Chi sono i Verdi tedeschi

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La maggiore delle storiche formazioni ecologiste europee o la prima delle nuove, moderne e aggiornate versioni dei partiti verdi che vanno via via diffondendosi in tutta Europa? Alleanza 90/I Verdi, il partito ecologista tedesco che ha in Annalena Baerbock la sua candidata alla Cancelleria per succedere ad Angela Merkel è entrambe queste cose. La formazione nata nel 1993 dall’unione tra due distinti movimenti ambientalisti, conosciuta come il partito dei Grunen (“Verdi” in tedesco) per antonomasia ha ambizioni di governo e ha portato l’ecologismo tradizionale su un nuovo livello negli ultimi anni. Fornendo un esempio per il resto degli ambientalisti d’Europa.

Dopo l’ingresso della formazione Alleanza 90, nata nella Germania dell’Est, nel partito dei Verdi entrato in Parlamento nel 1983 e reso dinamico dalla battaglia anti-nucleare in seguito al disastro di Chernobyl il movimento ecologista si è posizionato come importante formazione capace di conquistare punteggi vicini alla doppia cifra alle elezioni sin dagli Anni Novanta. Joschka Fischer è stato fino al 2006 leader e simbolo dei Grunen, conducendoli nel 1998, dopo un’elezione caratterizzata dall’avvicinamento al 7% dei voti, al primo ingresso al governo a fianco dei socialdemocratici di Gerhard Schroeder.

Fischer fu nominato ministro degli Esteri, ma il focus del partito rimase sempre e comunque ecologista. Nel 2000 il ministro dell’Energia, Jürgen Trittin, riuscì a far approvare un piano ventennale di riduzione al ricorso all’energia nucleare. Dopo il 2005, con l’ascesa di Angela Merkel, i Verdi sono tornati all’opposizione al Bundestag ma hanno gradualmente cambiato pelle. In sostanza, nel decennio successivo i Verdi sono diventati qualcosa di più di una formazione focalizzata esclusivamente sulla pur fondamentale matrice ambientalista, diventando una sorta di nuova versione di partito progressista privo di riferimenti alla Sinistra tradizionale.

Il nuovo partito verde nato nel corso degli anni è ben manifesto dalle posizioni politiche espresse dalla candidata cancelliera Annalena Baerbock e dal co-segretario Robert Habeck. Vicini all’etica liberale sui temi dei diritti civili e dell’inclusione, i Verdi manifestano una predisposizione alla solidarietà atlantica in campo geopolitico, criticando fortemente le attività economiche della Cina, oltre a presentare un europeismo ideologico sostenuto da un’evoluzione politica su diversi dossier in cui a lungo la posizione della Cdu e del governo tedesco è risultata ingessata.

Fortemente anti-austeritari, chiedono uno scostamento netto da quei dogmi di pareggio di bilancio e rigore fiscale che per le necessità connesse alla pandemia la Merkel ha dimenticato nel 2020, ma non lo fanno più solo ed esclusivamente per parlare di transizione ecologica. Tema su cui, anzi, molto spesso le loro proposte restano paradossalmente meno raffinate, limitandosi ancora in larga misura alla dicotomia tra combustibili fossili e nuove energie.

Mai fuori dal Parlamento in tutte le elezioni della Germania unita, mai sotto la doppia cifra in nessuna elezione europea dal 2004 ad oggi, secondo partito nel voto per l’Europarlamento del 2019 con oltre il 20% dei consensi i Verdi puntano il ritorno al governo. Nel corso degli anni, a livello locale hanno forgiato coalizioni di diverso orientamento in città e Lander dialogando con diverse formazioni.

Su scala territoriale si sono formate coalizioni “Giamaica” verdi-giallo-nere che univano i Verdi ai  Liberali del Fdp e alla Cdu merkeliana (come in Schleswig-Holstein) ma anche assi progressisti con Spd e sinistra della Linke. Winfried Kretschmann da un decennio è per i Verdi Ministro Presidente dell’importante Land del Baden-Wurttemberg.

Questa poliedricità vuole, nell’ottica dei Verdi, prefigurare un ritorno al potere anche su scala nazionale, e per quanto l’entusiasmo del 2019 sul possibile approdo alla Cancelleria per il dopo- Merkel si sia largamente raffreddato ora la base di consenso dei Verdi, radicata soprattutto tra elettori giovani e urbani, è ben consolidata e permetterà loro di giocare un ruolo in qualsiasi futura negoziazione per esecutivi destinati a dare un nuovo assetto alla Germania.