Strappati
Gli sfollati del Ponte Morandi

Strappati

A quattro anni di distanza dal crollo del Ponte Morandi, gli sfollati di Via Porro, costretti a lasciare le loro abitazioni per sempre, hanno rimesso in piedi le loro vite. Hanno comprato delle nuove case e hanno per lo piú trovato una nuova normalità.
Ma continuano a portare dentro una ferita, quella di coloro ai quali è stato strappato via ben piú d’una casa: ad alcuni le proprie origini, ad altri le prospettive per il futuro. A molti, entrambi.

Quella mattina del 14 agosto 2018 Graziella e Gabriele erano appena andati a pagare l’ultima rata del tetto del loro palazzo, recentemente ristrutturato. Lo stesso tetto da cui Graziella e i suoi amici, da ragazzi, facevano partire i fuochi d’artificio per la festa di San Giovanni, Patrono di Genova, ogni 24 giugno. Lei, in quella casa, al numero 11 di Via Porro, ci era nata, il 24 luglio 1956. Letteralmente, sul tavolo della cucina. Perché “in ospedale ti scambiavano i bambini”, racconta sorridendo.
Graziella, insieme ad un nutrito gruppo di vicini e amici, è testimone della genesi di quello che a tutti gli effetti è stato un piccolo universo, quello di Via Porro e di chi la frequentava. Nato come il quartiere dei ferrovieri, dove i dipendenti delle Ferrovie dello Stato potevano trovare un alloggio economico, è divenuto poi con gli anni una comunitá vera e propria, dove i vicini erano colleghi e amici, dove si è instaurato un sistema di relazioni e di solidarietá, e dove si sono sviluppati rapporti che durano tuttora. E proprio questi rapporti sono stati una delle ancore di salvezza per tutti quelli che quella mattina, nel giro di un minuto, hanno perso ogni riferimento e si sono trovati catapultati a forza in un capitolo tutto nuovo delle loro vite, un capitolo non scelto ma subito.

A general view of a highway bridge collapsed in Genoa, Italy, 14 August 2018. A large section of the Morandi viaduct upon which the A10 motorway runs collapsed in Genoa on early 14 August. Several people have died, rescue sources said, as both sides of the highway fell. The viaduct gave way amid torrential rain. ANSA/LUCA ZENNARO

Via Porro era diventata con il tempo il centro focale di questo ecosistema di rapporti, e rimaneva un porto sicuro, sia per chi lì ha vissuto per tutta la vita, sia per chi, come Graziella, se ne era andato per poi tornare.  Graziella e Gabriele, infatti, erano tornati al civico 11 di Via Porro da circa un anno. La avevano ristrutturata, curandola nei minimi dettagli: sarebbe stata la loro casa definitiva. Gabriele prima abitava in via Cornigliano, fino a pochi anni fa una delle vie più rumorose di Genova. A lui non sembrava vero di poter dormire la notte con la finestra aperta, di sentire pace, la sera, in Via Porro, nonostante il Ponte. Il ponte. Quando vengono a sapere del crollo per la prima volta si trovano in ospedale a trovare un amico, e alla TV passa la notizia, mentre in ospedale parte l’altoparlante che avvisa tutto il personale dell’emergenza. Come tanti genovesi, per un attimo, Gabriella ha un dubbio, non è sicura. Non lo ha mai chiamato Ponte Morandi, nessuno lo chiamava Ponte Morandi, e, per gli storici di Via Porro, è sempre stato “il ponte di Brooklyn”. Ma le immagini parlano chiaro, si vede la “A”, la grande arcata centrale, quella che, per tutti i genovesi, ma soprattutto per gli abitanti della zona, se scorta da lontano, faceva giá respirare l’aria di casa. Quello lì è inconfondibilmente il loro ponte, quello tra i cui piloni Graziella si riparava quando da bambina era fuori a giocare e all’improvviso pioveva e che ora, proprio sotto la pioggia, era collassato.

Una delle foto della costruzione di ponte Morandi durante l'anteprima stampa per la mostra 'La rivoluzione degli anni '60 a Genova', dall'architettura all'arte al design, alla fotografia in una mostra affresco visitabile dal 14 aprile al 31 luglio 2022. Genova, 13 aprile 20222. ANSA/LUCA ZENNARO

Quel giorno anche Franca è sotto la pioggia, ma in Sicilia. È dal parrucchiere e si sta preparando per una grigliata di ferragosto, quando all’improvviso le telefona una sua amica da Genova. “Franca è crollato il ponte” “Quale ponte?” “Il nostro ponte”. Anche adesso, ad anni di distanza, a Franca vengono i brividi nel raccontarlo. Anche lei era nata in Via Porro, nel 1953, e lì ha passato tutta la sua vita, all’ultimo piano del civico 9, uno di quelli che sono stati poi abbattuti. Quella casa era piena della storia della famiglia di Franca, dei suoi genitori, di lei, di sua sorella, che da quella casa era uscita con l’abito da sposa ma che ancora pochi giorni prima del crollo del ponte era tornata a stare lì per passare qualche giorno a Genova. Per Franca, peró, il crollo del ponte ha significato anche scoprire una pagina di storia della sua famiglia che era andata perduta: il giorno stesso, Franca viene a sapere dal nipote che su facebook sta girando una foto del nonno, del papá di Franca. Lei non ne sa nulla, non capisce di cosa si stia parlando. Torna cosí alla luce una storia sepolta.

Michele Guyot Bourg, fotografo amatoriale, aveva, negli anni ‘80, realizzato una serie di scatti in tutti i punti di Genova in cui l’autostrada passa tra le case. Tra il poetico e la denuncia sociale. Il ponte Morandi, incastonato come era tra i palazzi di Via Porro e Via Fillak, rappresentava una sosta obbligata in questo collage. Non è stato facile, per Michele, convincere qualche condomino di Via Porro ad aprirgli le porte di casa per permettergli di immortalare il Ponte Morandi. Dopo alcuni tentativi vani, una famiglia acconsente, e Michele realizza alcuni scatti, che il 14 agosto del 2018 riceveranno un’improvvisa nuova fama e risulteranno tristemente profetici. La famiglia che ha accolto Michele abitava all’ultimo piano del civico 9, le persone ritratte negli scatti sono proprio i genitori di Franca. Suo padre, intento a leggere il giornale in cucina, e sua madre, mentre stende i panni sul terrazzo. 

Franca non ne sapeva nulla, forse i genitori glielo avevano raccontato ma lei proprio non si ricorda di questo episodio.  Michele ha 88 anni quando il ponte che aveva immortalato 30 anni prima crolla, ed è lui a postare quelle foto su Facebook, sbigottito per l’accaduto ma constatando amaramente quanto nulla fosse cambiato da allora.  Franca non se l’è sentita di contattarlo subito, ma, passato un po’ di tempo, i due sono entrati in contatto. Ora lei ha le due foto incorniciate in casa, e una copia con dedica del libro di Michele, che raccoglie tutti gli scatti di quel periodo.  

Il colpo non è stato comunque meno duro per chi in Via Porro non ci era nato, ma l’aveva scelta come casa: tra questi, Pierangelo ed Elisa. Loro abitavano lì da 30 anni, e ad averli convinti, tanti anni prima, era stato proprio l’impatto con quella via, con i bambini che giocavano per strada e le persone sedute fuori a chiacchierare, un’atmosfera che riportava indietro nel tempo, e che ti faceva sentire subito a casa. E poco importava come fosse la vista dalla finestra o cosa c’era intorno al palazzo, perché “ l’interno della tua casa te lo fai come vuoi tu, e se con le persone ci stai bene non ti importa se c’è un muro davanti”.  Erano in Sardegna ad agosto, quando è successo. A dare loro la notizia è stata un’amica, vicina di casa in vacanza e proveniente anche lei dal quartiere di Sampierdarena. Subito Pierangelo non riesce a crederci, ma poi accende la Tv e i TG trasmettono 24 ore su 24 solo quello. Elisa è stata talmente male che le è pure venuta la febbre.  Ancora adesso quando “vuole farsi del male” Elisa va a fare due passi e la guarda, quella casa in cui non potrá mai piú entrare, ma che è ancora lì, e che ancora custodisce tanti ricordi della loro famiglia. Gli inquilini di Via Porro sono potuti rientrare 3 volte in totale, per un massimo di 2 ore ad ogni visita, nelle loro case, per recuperare quanto piú possibile dei loro averi, prima che i palazzi venissero abbattuti o, come nel caso di Pierangelo e Elisa, che non fossero piú accessibili: traslochi di vite intere fatti in 6 ore. 

Giuseppe Altadonna (S) e la madre di Mirko Vicini, Paola Vicini (D) dopo il rinvio a giudizio degli indagati per il crollo di Ponte Morandi, in una pausa del dibattimento. Genova, 07 aprile 2022.
ANSA/LUCA ZENNARO

Ci sono stati anche dei piccoli miracoli in queste giornate di “rapina in casa propria”. Franca, ad esempio, aveva lasciato in casa ad agosto la sua pianta preferita, che è nella sua famiglia da 40 anni. Era di sua madre. Franca pensava di poter tornare il giorno dopo a riprenderla, e invece è potuta andare a novembre. Eppure la pianta era lì, viva, con qualche foglia morta ma pronta a trasferirsi con Franca nella sua nuova casa. Anche Pierangelo ed Elisa hanno recuperato molti oggetti a cui tenevano, ma sono tante le cose che non hanno potuto prendere e che ancora adesso mancano: il banco da falegname costruito dal nonno, i libri custoditi nel soppalco, alcuni disegni dei bambini, il comodino della figlia, ricordo d’infanzia.  Ma se pensano a quello che manca di piú la mente corre ad altro. “Ti manca la Mafalda, che passa sbraitando già alle 8 del mattino e si ferma sotto la finestra a parlare (Pierangelo ed Elisa abitavano al primo piano), o che ti porta le lasagne pronte; oppure l’altro vicino che ogni tanto portava dei mazzi di fiori enormi. Persone presenti, affettuose. Ci manca questo”. Incontrarsi nel pianerottolo e decidere chi avrebbe dato l’acqua ai fiori nel cortile quella sera. Cose piccole ma grandi, come quando a Pierangelo, vedendo gli anziani che per mettersi a parlare nel cortile si portavano ogni volta le seggiole da casa, viene in mente di comprare due panchine e posizionarle nel cortile; loro erano talmente contenti che “sembrava avessi costruito un grattacielo”.
Tutto questo è insostituibile. La casa in cui vivono ora è bella, si trovano bene, ma non è la loro, non è via Porro.

Relatives of the victims before the holy mass as part of the events marking the second anniversary of the Morandi Bridge collapse in Genoa, northern Italy, 14 August 2020. On 14 August 2018, the Morandi highway Bridge gave way during heavy rain. Dozens of cars and several trucks fell below. A total of 43 people were killed in the disaster and hundreds more were injured. ANSA/LUCA ZENNARO

È impossibile immedesimarsi in tutti loro, e immaginare cosa si possa provare nel venire a sapere che il ponte sopra la propria casa è crollato. 

Ma il cuore si ferma per un attimo nell’immaginare cosa possa aver provato chi lo ha visto accadere in tempo reale. Giancarla aveva 59 anni quando, dopo aver visto il ponte Morandi collassare davanti ai suoi occhi dal suo balcone, è corsa via in ciabatte, con il marito e la figlia, dalla casa in cui era entrata per la prima volta a 6 mesi, senza sapere che non sarebbe mai piú  tornata a viverci. Giancarla viveva la sua via e la sua casa (“la mia seconda pelle”) in modo viscerale, con passione ed entusiasmo, con la cura che si riserva alle cose che si amano davvero. Per lei entrare in Via Porro, e soprattutto girare le chiavi del portone di casa, era già entrare in casa. Al suo civico, il 10, uno di quelli che sono stati poi abbattuti, vivevano ancora 12 delle famiglie di ferrovieri che originariamente erano andate a vivere lì. Per Giancarla l’idea di andare a stare da un’altra parte non era mai esistita. In quella casa era cresciuta, aveva vissuto l’infanzia e l’adolescenza, ci si era sposata e ci aveva cresciuto sua figlia. Ci sono delle sere in cui Giancarla socchiude gli occhi e si sente ancora là, al numero 5 del civico 10, e rivede i suoi muri, con tutti i loro difetti e con tutta la loro storia, quei muri che ora non esistono più e che sono stati testimoni di tutti i momenti piú importanti della sua vita.  Le manca talmente tanto la fisicità di quel luogo che un pezzettino di casa se l’è portato via: accanto alla porta di ingresso della sua nuova abitazione, svetta una cornice dal contenuto particolare. Dentro c’è il suo campanello, il campanello di quella che sarà per sempre la sua casa, anche se ora non c’è piú. 

La vicenda del ponte, per Giancarla, porta con sé un peso ancora piú grande.
La malattia neurologica del marito era, fino all’agosto del 2018, ben monitorata e tenuta sotto controllo, a patto che lui non dovesse subire cambiamenti improvvisi e che potesse continuare a vivere nell’ambiente a cui era abituato. Dal crollo del ponte in poi, peró, prende rapidamente una piega negativa, con un decorso che normalmente si verifica nel giro di anni, che si condensa in pochi mesi, fino al 31 dicembre del 2018, giorno in cui è venuto a mancare. La 44esima vittima del ponte.

Rescuers at work after a highway bridge collapsed in Genoa, Italy, 14 August 2018. A large section of the Morandi viaduct upon which the A10 motorway runs collapsed in Genoa on Tuesday. Several people have died, rescue sources said. Several vehicles were crushed under the rubble with dead people inside, the sources said. ANSA/ LUCA ZENNARO

 

Per Giancarla, Franca, Pierangelo ed Elisa, Graziella e Gabriele, cosí come per le altre circa 600 persone che, a causa del crollo del ponte Morandi, hanno perso la casa, il 14 agosto segna davvero l’inizio di un nuovo capitolo, che, pur nell’individualitá del percorso e delle scelte, li terrá uniti ancora a lungo. Dopo pochi giorni vengono tutti alloggiati in hotel, dove rimarranno per diversi mesi, finché il comune di Genova non metterá a disposizione alcune case o la possibilitá di coprire le spese di affitto. Infine, quasi tutti hanno poi cercato una nuova casa, da cui ripartire e dove rimettere su radici. I mesi in hotel sono stati un periodo difficile per tutti. È un periodo che ricordano con gratitudine, verso il personale dell’hotel, che li ha trattati con cura ed affetto, ma che per tutti è stato surreale. Un periodo di poco spazio, e troppo tempo.  Lo spazio ridotto dei metri quadrati di una stanza d’albergo, e il troppo tempo di tanti pomeriggi da riempire. Ma è anche un periodo di grande solidarietá: Pierangelo racconta di una farmacista che, pur non conoscendolo, non appena saputo che lui aveva perso la casa per via del ponte, gli chiede di abbracciarlo, perché non sa come esprimere diversamente la commozione, la vicinanza e l’affetto. E, pur essendo stati in tanti a stringersi attorno alla comunità di Via Porro, inevitabilmente, davanti all’enormità delle 43 vite interrotte, le storie degli sfollati sono spesso passate in secondo piano.

A woman crises in the place where the Morandi viaduct upon which the A10 motorway runs collapsed in Genoa, Italy, 14 August 2018. Both sides of the highway fell. Around 10 vehicles are involved in the collapse, rescue sources said Tuesday. The viaduct gave way amid torrential rain. The viaduct runs over shopping centres, factories, some homes, the Genoa-Milan railway line and the Polcevera river. ANSA/FLAVIO LO SCALZO