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Nella foto profilo su Whatsapp, Reiner Wendt si fa ritrarre al poligono di tiro spara a due mani con la pistola d’ordinanza.Il messaggio è inequivocabile: con il segretario del sindacato federale della polizia tedesca non si scherza. Quando ci riceve nel suo ufficio sulla Friedrich Strasse tiene subito a chiarire che non ha tempo da perdere: “Le ho già inviato per mail alcune informazioni: la prego di non farmi domande sui dati che vi ho già fornito.”

Quanto è seria la minaccia terroristica in Germania?

“La Germania è sotto attacco, anche se non posso quantificare il rischio. L’attentato sventato ad Hannover dimostra che siamo pronti.”

Più della Francia?

“No. Non più della Francia. Nessuna nazione è preparata al 100%.”

Fonti dei servizi parlano di quasi ottomila salafiti attivi nel Paese: quanto è alto il rischio dell’estremismo interno?

“Dalla Siria sono tornate 420 persone, mentre in Siria al momento ci sono più di mille tedeschi. Li monitoriamo, ma non possiamo farlo con tutti i 450 sospetti. Per controllare un sospetto ci vogliono trenta persone e non è possibile. Sven Lau, ad esempio, è sorvegliato 24 ore al giorno, gli altri circa un giorno a settimana. ”

Il governo vi mette a disposizione le risorse sufficienti?

“Questo è un sindacato di polizia.(Si mette a ridere, ndr). Abbiamo bisogno di oltre diecimila nuovi poliziotti. Al momento ne abbiamo 270.000, e il governo federale sta rispondendo alle nostre richieste un po’ alla volta. Ora avremo tremila nuovi agenti.”

C’è il rischio che i terroristi si nascondano tra i migranti? Li state controllando?

“Non lo sappiamo. Non li conosciamo, in Germania ci sono 300.000 persone che non sappiamo dove siano, chi siano…”

Cosa fate per identificarli?

“Due giorni fa abbiamo parlato col ministro dell’Interno Thomas de Mezieèes, che ci ha detto che nei prossimi due anni entrerà in vigore un nuovo sistema di identificazione, sia per chi entra nel Paese sia per chi è già presente in Germania. Il ministero ha un formulario lunghissimo per tutti i migranti ma non ci sono tempo e risorse per far sì che tutti rispondano adeguatamente. Si figuri che chiedono loro se fanno parte o meno di organizzazioni terroristiche. Come se bastasse quello…”

E al confine, cosa è cambiato da settembre, quando tutti i giornali gridavano all’emergenza ad ora?

“Il confine non esiste più. Altri Paesi ne hanno, ma non la Germania. E questa è una cosa che mi spaventa. Una delle cose che uno Stato deve avere sono i controlli.”

Ma i migranti sono di più o di meno rispetto a settembre?

“Il numero è lo stesso. Ne arrivano 7/8mila al giorno, ma nessuno ne parla più, nei media.”

Alcuni rifugiati che provengono dalla Slovenia in Austria e poi in Germania per il valico di Passau vengono rimandati indietro in Italia da parte delle autorità tedesche. È vero?

“Può essere.”

Sarebbe legale?

“Sì, se prima sono passati dall’Italia. Se non sono passati dall’Italia, è impossibile che vi vengano rimandati. Riguardo ai rifugiati che si trovano in Germania, la Merkel fa bene a dire che ce la faremo, perché è vero, ma non ha spiegato come.”

Voi quindi cosa chiedete al governo?

“Ci sarebbero troppe cose di cui discutere. La sicurezza della Germania e dell’Europa ha bisogno di molte cose: più denaro e più risorse innanzitutto. Ci vuole un’unica polizia di frontiera europea. Ogni Paese vuole assicurare solo i propri confini . La Germania potrebbe fare altrettanto, ma non c’è la volontà politica. In passato non abbiamo capito che il terrorismo islamico sarebbe stato il problema del futuro. Mancano sia le risorse che la volontà politica di garantire risorse alla sicurezza. Ci sono politici che parlano di diritti umani, diritti umani, diritti umani… ma non di sicurezza. Ora però non possiamo parlare di sicurezza finché non c’è un attentato.”

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