Luca Attanasio
L'ambasciatore dimenticato
Il Congo sanguina PARTE 1
Testo di Daniele Bellocchio
Foto di Marco Gualazzini
Video di Daniele Bellocchio, Marco Gualazzini

Luca Attanasio, l’ambasciatore dimenticato

Il Lago Kivu è un oceano che sommerge l’orizzonte e nel quale i pensieri facilmente naufragano nei ricordi e nelle malinconie. Padre Franco Bordignon, saveriano in missione da oltre cinquant’anni a Bukavu, est del Congo, invita ad accompagnarlo lungo la riva del lago. Cammina con l’energia della gente di una volta e il bastone a cui si accompagna, lascito di un attacco di malaria cerebrale, lo utilizza più per indicare, quasi fossero compagni di vecchia data, i villaggi e le montagne che punteggiano il promontorio, piuttosto che come sostegno. Ha conosciuto il Congo quando ancora si chiamava Zaire, è stato testimone delle guerre di liberazione e di quelle dei minerali, ha visto le montagne tremare per le esplosioni dei mortai e per quelle della dinamite, ma cinque decadi di errori ed orrori dell’uomo guardati a distanza ravvicinata non hanno scalfito le oneste speranze e le vive convinzioni di padre Bordignon.

Le felci ornano il bordo del lago, lo sciabordio della pagaia di un pescatore interrompe il silenzio ed è il missionario veneto a invitare a osservare il paesaggio tutt’intorno: “Guardate quanta bellezza, quanta meraviglia!”; si aggiusta la montatura spessa degli occhiali con l’indice della mano destra e prosegue: “Chi dice che il Congo è una terra maledetta non ha capito niente. Il Congo è una terra troppo benedetta. Sono gli uomini ad aver trasformato questo Eden in un far west: per la ricchezza, per le miniere. Il Congo è una torta di cui tutti vogliono un pezzo. Ma c’è anche gente che invece crede nel Congo, in questa terra, nello sviluppo e nella pace di questo Paese. Luca Attanasio era un uomo così”.

Repubblica Democratica del Congo. Sud Kivu, Febbraio 2022. Kabamba – vista del lago. Nelle regioni orientali del congo persiste uno stato di conflitto ed insicurezza. La guerra nel est del paese, per il saccheggio del sottosuolo, ha visto un proliferare dei gruppi armati. All’oggi sembra che solo nelle province orientali se ne contino 128, tra cui spicca il gruppo di matrice islamista ADF.  La popolazione paga il prezzo più alto di questo stato di insicurezza.

È trascorso un anno dal tragico attacco durante il quale hanno perso la vita l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo e padre Bordignon, amico del diplomatico italiano, oggi, in riva alle acque del lago Kivu, si abbandona ai ricordi, inciampando spesso, durante il racconto, nel tempo presente; forse una resistenza personale al definitivo dell’imperfetto: di certo una maniera autentica di serbare vivo un ricordo e di conferire all’impersonalità di un’intervista i connotati di una lettera a un amico del passato, che fa in modo che il passato non passi mai del tutto.
“Luca ti contagia, ti contagiava. Attanasio non era un ambasciatore come gli altri. Nel suo modo di presentarsi, di vestire, di accogliere. Era come se fosse un ‘fratello’ che viveva dall’altra parte del Paese, a 2mila chilometri di distanza, e che era presente nonostante si trovasse lontano. Continuamente ci mandava messaggi, ci telefonava, chiedeva come andava, quali fossero i problemi: voleva sapere cosa si poteva fare in loco. Pensate, in cinquant’anni di servizio qui a Bukavu, Attanasio è stato il secondo ambasciatore che ho incontrato e che è venuto più di una volta qui, nella nostra missione”.

Repubblica Democratica del Congo. Sud Kivu, Febbraio 2022. Dai bambini giocano su un mortaio abbandonato dalla guerra con gli M23 a Kibumba. Nelle regioni orientali del congo persiste uno stato di conflitto ed insicurezza. La guerra nel est del paese, per il saccheggio del sottosuolo, ha visto un proliferare dei gruppi armati. All’oggi sembra che solo nelle province orientali se ne contino 128, tra cui spicca il gruppo di matrice islamista ADF. La popolazione paga il prezzo più alto di questo stato di insicurezza. 

Padre Bordignon è un fiume in piena di aneddoti e la memoria corre subito alla sera del 20 febbraio, quando il diplomatico italiano ha cenato insieme ai saveriani. “Quella sera lui arrivava da Goma. Aveva fatto quasi otto ore di viaggio in macchina e, appena arrivato a Bukavu, si era fermato da noi insieme a una delegazione del Pam (Programma alimentare mondiale). Mi ricordo che durante il viaggio aveva visitato una cooperativa e questo è un aspetto rilevante per capire chi era Luca. Diceva che il suo ruolo, la sua figura di ambasciatore, era in funzione della gente; aveva una visione della professione del diplomatico estremamente umana e impegnata nel sociale, che è davvero un che di unico, straordinario. Infatti il pomeriggio e la sera di sabato, quando siamo rimasti insieme, ci siamo confrontati su progetti da realizzare nelle periferie di Bukavu, Uvira e Goma e poi tanto si è parlato del Congo, della storia di questo Paese, delle problematiche che lo attanagliano, perché Luca era curioso e interessato a conoscere questa terra, in tutti i suoi aspetti”.

Repubblica Democratica del Congo. Beni, Gennaio 2022. Villaggio di Lume, ai piedi del massicciò del Ruwenzori, zona rossa di questo conflitto asimmetrico, una delegazione delle FARDC ( esercito regolare congolese ) ha incontrato alcuni rappresentanti della comunità locale, compresi alcuni membri delle milizie MAI MAI con l’obiettivo di stringere un’alleanza contro i ribelli jihadisti.

La storia prosegue: padre Bordignon ricorda i saluti prima della partenza per Goma, gli abbracci e le mani strette insieme alle promesse di ritrovarsi per dar forma e concretezza ai progetti, alle idee, ai sogni. E poi la mattina del 22 febbraio. “Quel giorno non me lo scorderò mai. Era mattina e un funzionario del Pam di Bukavu corse nella nostra sede, sconvolto, dicendoci che l’ambasciatore era stato ferito. Pochi minuti dopo un altro dipendente si precipitò a dirci che forse era rimasto vittima di un agguato. Non avevamo notizie certe, non riuscivamo a capire con esattezza in quei momenti cosa fosse successo. Solo quando è ritornato il funzionario del Pam qui in sede abbiamo avuto comprensione dell’accaduto: Luca era stato ucciso. Noi eravamo increduli. Insieme ad alcuni confratelli sono partito per Goma per capire cosa fosse successo; ci hanno raccontato com’è andata, il viaggio, il posto di blocco, la sparatoria, l’intervento dei ranger…ma ancor oggi permangono dei punti di domanda su quanto accaduto un anno fa a Kibumba, sulla strada RN2 che collega Goma con Rutshhuru”.

Repubblica Democratica del Congo. Beni, Gennaio 2022. Villaggio di Lume, ai piedi del massicciò del Ruwenzori, zona rossa di questo conflitto asimmetrico, una delegazione delle FARDC ( esercito regolare congolese ) ha incontrato alcuni rappresentanti della comunità locale, compresi alcuni membri delle milizie MAI MAI con l’obiettivo di stringere un’alleanza contro i ribelli jihadisti.

Sono passati 365 giorni da quando i notiziari di tutto il mondo hanno annunciato la morte del diplomatico italiano e, stando alle ricostruzioni fatte sino ad oggi, la mattina del 22 febbraio 2021, Luca Attanasio stava viaggiando su un fuoristrada del Pam insieme all’autista Mustapha Milambo e al carabiniere Vittorio Iacovacci, all’interno di un convoglio composto da un’altra jeep del Programma alimentare mondiale, da Goma verso Rutshuru, poiché doveva andare a visitare un centro dell’agenzia delle Nazioni Unite, per valutare la possibilità di replicarlo in un’altra regione del Paese. A Kibumba, piccolo villaggio distante 20 chilometri dal capoluogo del Nord Kivu, il convoglio è stato arrestato da un gruppo di assalitori che hanno aperto il fuoco contro la macchina su cui viaggiava il diplomatico.

Repubblica Democratica del Congo. Beni, Gennaio 2022. Villaggio di Lume, ai piedi del massicciò del Ruwenzori, zona rossa di questo conflitto asimmetrico, una delegazione delle FARDC ( esercito regolare congolese ) ha incontrato alcuni rappresentanti della comunità locale, compresi alcuni membri delle milizie MAI MAI con l’obiettivo di stringere un’alleanza contro i ribelli jihadisti.

I colpi sparati dagli Ak-47 dei banditi hanno ucciso l’autista; poi Attanasio e il militare Iacovacci sono stati prelevati dal veicolo e condotti nella boscaglia che circonda la strada. Gli spari hanno attirato una pattuglia di rangers del Parco del Virunga che sono accorsi sul posto ed è incominciato così uno scontro a fuoco tra i guardiaparco e i rapitori e sembrerebbe che sia stato in quel frangente, mentre i due gruppi armati si fronteggiavano e il drappello di sequestratori sparava all’impazzata per corprirsi la fuga, che l’ambasciatore e il carabiniere italiano siano stati colpiti e feriti a morte. Il 18 gennaio 2022 le autorità del Nord Kivu hanno annunciato, durante una conferenza stampa, di aver arrestato i presunti assassini e che si sarebbe trattato di un tentato rapimento a scopo di riscatto.

Repubblica Democratica del Congo. Sud Kivu, Febbraio 2022. Il congo è il paese più ricco al mondo di risorse minerarie. Lo sfruttamento del sottosuolo è la causa principale dei conflitti che da decenni coinvolgono lo stato africano. L’intera economia del villaggio di Nyabibwe ruota intorno alla miniera di cassiterite

Una versione che però non ha convinto il padre dell’ambasciatore Salvatore Attanasio che, ai media italiani, ha dichiarato: “Il governo del Congo ha l’obiettivo di chiudere in tutta fretta questo caso che, per il Paese, è piuttosto spinoso e quindi cerca di liquidare in fretta e in modo semplicistico la vicenda. Di certo, anche se queste persone fossero davvero gli assassini di Luca, ciò non basterebbe per fare chiarezza, in quanto bisogna chiarire le responsabilità del Pam, che a nostro avviso sono molto gravi, per non aver previsto la necessaria protezione alla missione”. Tra gli interrogativi più annosi che permangono intorno all’accaduto ci sarebbero alcune omissioni da parte dei dirigenti del Programma alimentare mondiale. Da quel che si è potuto apprendere, infatti, stando alle indagini condotte dalla procura di Roma, il nome dell’ambasciatore non sarebbe stato inserito, dai funzionari del Pam, tra i membri del convoglio e la Monusco (la Missione dei caschi blu in Congo) non sarebbe stata previamente avvisata del viaggio che il diplomatico e il militare italiano stavano per intraprendere. Ciò avrebbe portato i dipendenti del Pam, Mansour Rwagaza e Rocco Leone, ad essere iscritti nel registro degli indagati.

Repubblica Democratica del Congo. Sud Kivu, Febbraio 2022. Lo sfruttamento del sottosuolo è la causa principale dei conflitti che da decenni coinvolgono Il congo. Nel villaggio di Nyabibwe, la cui economia gira interamente intorno alla miniera di cassiterite

In una nota diramata dalla procura capitolina si legge a proposito: “Avrebbero attestato il falso, al fine di ottenere il permesso dagli uffici locali del Dipartimento di sicurezza dell’Onu, indicando nella richiesta di autorizzazione alla missione, al posto dei nominativi dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci, quelli di due dipendenti Pam così da indurre in errore gli uffici in ordine alla reale composizione del convoglio e ciò in quanto non avevano inoltrato la richiesta, come prescritto dai protocolli Onu, almeno 72 ore prima”. Prosegue poi:  “Avrebbero omesso, in violazione dei protocolli Onu, di informare cinque giorni prima del viaggio, la missione di pace Monusco che è preposta a fornire indicazioni specifiche in materia di sicurezza informando gli organizzatori della missione dei rischi connessi e fornendo indicazioni sulle cautele da adottare (come una scorta armata e veicoli corazzati)”. E: “Omesso, per negligenza, imprudenza e imperizia, secondo la ricostruzione effettuata allo stato, che risulta in linea con gli esiti dell’inchiesta interna all’Onu, ogni cautela idonea a tutelare l’integrità fisica dei partecipanti alla missione Pam che percorreva la strada Rn2 sulla quale, negli ultimi anni, vi erano stati almeno una ventina di conflitti a fuoco tra gruppi criminali ed esercito regolare”. 

Repubblica Democratica del Congo. Beni, Gennaio 2022. Un’operazione militare congiunta tra l’esercito regolare congolese FARDC e quello ugandese UPDF nelle zone di confine tre i due paesi lungo il Semliki, uno dei principali fiumi del Africa centrale, sul altopiano del Ruwenzori, roccaforte del gruppo jihadista del ADF. 

Kibumba è un piccolo villaggio vicino a Goma. Due militari oggi pattugliano stanchi la strada nazionale; sanno che in quel posto, proprio sotto le antenne delle telecomunicazioni è avvenuto il tragico agguato la mattina del 22 febbraio di un anno fa. Altro però non sono in grado dire. Osservano l’arteria nazionale, guardano transitare alcuni moto-taxi carichi di sacchi di riso e poi indicano, con beneficio d’approsimazione, un punto di quella pista che, come un nastro d’ocra, fende il verde circostante: ecco il luogo dove sarebbe stata tesa l’imboscata. Nulla oggi è rimasto a testimonianza dell’accaduto, la vegetazione ha investito i bordi delle strade, il parco del Virunga e le montagne del Ruanda incorniciano il paesaggio, gli unici rumori sono quelli del vento e l’eco di un convoglio dei caschi blu che sopraggiunge in lontananza.

Repubblica Democratica del Congo. Beni, Gennaio 2022. I territori settentrionali del nord Kivu, sono oggi l’epicentro delle guerra tra la milizia islamista ADF e l’esercito regolare del Congo ( FARDC )  in operazioni congiunte al esercito Ugandese (UPDF). Nei villaggi di Erengeti, Oicha e Luna, considerati la prima linea di questo conflitto asimmetrico, vige oggi la legge marziale e tutti i poteri sono stati trasferiti alle autorità militari.

“Luca non accettava gli stereotipi e i luoghi comuni: credeva in questo Paese, con la convinzione che il Congo e la sua gente possano esseri liberi”. È con queste parole che padre Bordignon si commiata dal ricordo dell’ambasciatore Attanasio. Nuvole nere e minacciose sopraggiungono da est e prima che un acquazzone tropicale investa il lago, il missionario italiano si lascia andare a un ultimo ricordo, dal sapore di una confessione intima e preziosa: ”Chi era Luca lo si capiva non solo da quello che diceva, ma anche dal suo modo di interagire con la popolazione; da quella sua capacità di abbracciare tutti e di sorridere sempre. Era un uomo di pace e lo si comprendeva appena lo si incontrava, perché affrontava ogni situazione con il sorriso: un sorriso indimenticabile che ti infettava”.

TRASPARENZA

Questo reportage è stato realizzato con il sostegno dei lettori. Qui di seguito tutte le ricevute delle spese sostenute dal reporter