Le regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo sono divenute oggi il nuovo territorio di conquista delle bandiere nere dello Stato Islamico. Nell’est del Paese africano, regione ricchissima di materie prime, imperversano gli ADF, Allied Democratic Forces, un gruppo armato jihadista, nato in Uganda, radicalizzatosi nel tempo e che dal 2013 ad oggi ha intensificato gli attacchi nel Nord Kivu e che nel 2017 ha giurato fedeltà a Daesh ribattezzandosi ISCAP; Provincia dello Stato Islamico in Africa Centrale. Gli ADF hanno ripetutamente dichiarato che il loro obiettivo è quello di instuarare il Califfato ma analisti e opinione pubblica ritengono invece che il vero scopo dei salafiti sia quello di accaparrarsi una porzione della ricchezza del Congo. In ogni caso l’insurrezione islamista ha esasperato una situazione già critica e instabile e solo negli ultimi tre mesi, nelle province orientali del Congo, le vittime delle violenze sono state più di 1500. A causa dell’incistirsi del conflitto si è aggravata anche la crisi umanitaria nel Paese, i profughi, secondo l’ultimo report dell l’UNHCR, son più di 5 milioni e il World Food Programme ha dichiarato, nel suo ultimo report sulla Repubblica Democratica del Congo, che sono 22 milioni le persone che soffrono la mancanza di cibo. La violenza dei gruppi armati regna ormai in tutto l’est del Paese e vittima di questo stato di insicurezza e terrore è stato anche l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, ucciso a soli 43 anni la mattina del 22 febbraio 2021, in un agguato compiuto da uomini armati, lungo la strada che collega la città di Goma con quella di Ruthsuru.