El Principe, dove nasce un jihadista

El Principe, dove nasce un jihadista

Ceuta¬†(Spagna) “Oggi ci sono meno corse, √® giorno di festa. Ma aspettate qui, il prossimo autobus che passa vicino al Principe arriva tra dieci minuti”. Dieci minuti ci hanno salvato da una sparatoria.

Pochi minuti dopo le 15. Il sole picchia sulla cittadina spagnola mentre i negozi dei pi√Ļ famosi marchi europei accolgono abitanti e turisti in fuga dal primo caldo estivo. A pochi chilometri da l√¨, vicino al confine con la frontiera marocchina la citt√† cambia il suo volto. Siamo nel cuore del Principe Alfonso. Da qui, negli anni, decine di ragazzi sono partiti per unirsi al jihad in Siria e Iraq.

Dentro El Principe

El¬†Principe √® abbandonato dalla legge, dalle autorit√†, da tutto. Qui tutto √® lasciato a se stesso. Ci sono sporcizia e rifiuti, bruciano le auto e la gente gira armata. √ą davvero un caos”, protesta un residente del quartiere. El Principe si presenta come un groviglio di vicoli colorati. Tremila abitazioni di tutte le tonalit√† sono racchiuse in 1.400 metri quadri e ospitano tra le otto e le diecimila persone. Solo cinque i caff√® presenti nel barrio musulmano che ospita invece 14 moschee guidate da imam marocchini. Un quartiere dove in pochi parlano lo spagnolo, mentre la maggior parte conosce solo il dialetto arabo.¬†Come¬†ci spiega Kamal Mohamed, presidente del quartiere:

Disoccupazione, alto tasso di natalità, abbandono scolastico, giovani senza formazione e delinquenza. Questo è El Principe

Tutti fattori che favoriscono lo sviluppo del narcotraffico e del terrorismo. “Ad oggi Ceuta √® una delle aree della Spagna da cui sono partite pi√Ļ persone per le zone di guerra – continua Kamal -. Sono 15 o 16 i giovani che hanno raggiunto il Medio Oriente dal nostro barrio“. “Conosco un signore la cui figlia e il marito sono partiti per la Siria dove si sono immolati”, confida un anziano, rivelandoci anche che tra i vicoli stretti √® pieno di storie di questo tipo. Tutti, uomini e donne, sono stati arruolati dall’esterno, “attraverso i social network dove vengono scambiate foto e informazioni e dove le ragazze, ad esempio, sono attratte dal jihadista dagli occhi azzurri, alto un metro e ottanta, bello, stile Brad Pitt”, ci spiega Karim Prim, Agente C√≠vico del quartiere.

L’arruolamento

Decine di bambini corrono su e gi√Ļ per i vicoli tutto il giorno. C’√® chi rincorre il pallone e chi cerca di destreggiarsi con pattini e biciclette. Per i pi√Ļ piccoli le stradine colorate sono la loro casa. Per gli adolescenti rappresentano una prigione. “I giovani non riescono a trovare una via d’uscita da questa situazione. Si lasciano andare e quindi cadono facilmente nelle reti di arruolamento che li spingono a partire per combattere”, dichiara Kamal.

Non c’√® nessun futuro qui per i giovani del Principe. “Del barrio vorrei cambiare tutto”, afferma una ragazza. Non √® ancora maggiorenne e, come le sue amiche, ha lasciato la scuola. Il suo futuro, come ci confida, √® gi√† segnato: “Tra 10 anni mi vedo senza lavoro, senza niente, senza casa. Per strada. Ci sposeremo, avremo un figlio, nostro marito ci tradir√† con un’altra donna. Cos√¨ sar√† la nostra vita”, dice con rammarico.

Ragazze e ragazzi allo sbando si lasciano facilmente influenzare e finiscono nella rete dei reclutatori. “L’ultimo arresto √® stato fatto l√¨ – afferma Kamal indicando una casa gialla alle sue spalle -. La persona che hanno preso √® stata accusata di aver arruolato i giovani per andare a combattere. La polizia ha anche trovato molte armi in questa parte del barrio“. Negli anni, numerose operazioni delle autorit√† spagnole hanno permesso di smantellare diverse cellule che si erano formate nell’enclave. “El Principe¬†favorisce la radicalizzazione perch√© riunisce tutte le condizioni – spiega Karim -: c’√® tanta miseria, mancano infrastrutture, sicurezza, non ci sono polizia e istituzioni, c’√® molta, troppa, libert√†”. Ma il fattore economico-sociale non √® il solo a favorire l’adescamento dei pi√Ļ giovani. “C’√® chi non ha studiato, √® marginalizzato e arriva da una famiglia povera, ma c’√® anche chi si √® unito all’Isis per ideologia e voglia di combattere una jihad che non esiste”, continua Karim.

Vivere nel Principe

Plaza Padre Cerv√≥s √® il cuore pulsante del quartiere. Ed √® proprio l√¨ che pochi minuti prima del nostro arrivo si √® verificata una sparatoria in pieno giorno. La vittima √® stata portata in ospedale dai parenti perch√© nel Principe¬†forze dell’ordine e ambulanze non entrano. “√ą stato un regolamento di conti”, spiega qualcuno senza dare troppi particolari. Nessuno qui vuole parlare e in molti dicono “di non aver visto niente”. Temono per la propria incolumit√† e per quella della famiglia. “Spesso ci sono risse e sparatorie – dichiara una ragazza -. La situazione qui √® invivibile”. “√ą una triste realt√† che si autogestisce, non c’√® una legge”, ci racconta un abitante.¬†“Qui manca tutto”, denuncia Habiba, da sempre residente nel quartiere e mamma di dieci figli.

Sono anni che non lavoro. Ho chiesto aiuto ma nessuno mi ascolta, neanche gli assistenti sociali. Ci sono persone che non hanno niente da mangiare. Siamo lasciati allo sbaraglio

Un barrio¬†abbandonato.¬†Lontano dal lungomare e dal centro di Ceuta. In citt√†, i residenti parlano del Principe¬†come di qualcosa di estraneo a loro. E c’√® anche chi non si √® neanche mai avventurato tra le tipiche viette. “Cosa devo andare a fare l√†? Ci sono armi, terroristi”, spiega un passante. “√ą pericoloso – aggiunge un altro -. Non √® un posto che mi attrae e credo che nessun cittadino che non sia musulmano decida di passare per quel quartiere”. “Purtroppo le partenze dei giovani per Siria e Iraq e gli arresti che si sono verificati stanno dando una cattiva immagine del Principe e dei suoi abitanti”, sottolinea Karim Prim. Ma il quartiere non ci sta a vedersi appiccicata addosso l’etichetta del terrorismo e vuole cambiare. O almeno questo √® quello che sostiene Hamid Adil, il primo senatore musulmano del Principe. “Tutto si pu√≤ sistemare se le persone ci credono – dichiara -. Si deve lavorare molto per combattere la povert√†, la violenza, la discriminazione e migliorare la vita dei giovani. Loro non hanno una grande aspettativa sul loro futuro e noi dobbiamo invertire questa rotta”.

E mentre lasciamo alle spalle la collina del Principe e le sue case colorate, Karim ci confida: “La nostra preoccupazione inizia ora con il ritorno dei combattenti o con la liberazione di quelli che sono prigionieri visto che la Spagna √® uno dei pochi Paesi che non dispone di un piano di deradicalizzazione”.