L'islam
che resiste al jihad
Ciad: sotto assedio di Boko Haram PARTE 2

L’islam che resiste al jihad

È un suono ipnotico, martellante, quasi indistinto quello che il vento di Bol trasporta nelle vie cittadine. I ritmi delle percussioni, le note lunghe e baritonali delle trombe e gli acuti delle donne si fanno più nitidi camminando tra i vicoli del villaggio in direzione della musica. Un muro di mattoni di terra e pagliericcio impedisce di scorgere e comprendere quello che sta avvenendo, ma poi , oltrepassato un cancello, lo spettacolo appare in tutta la sua straordinarietà: nella terra di Boko Haram, la setta jihadista che cerca attraverso il terrore di introdurre la sharia e annientare così ogni forma di espressione culturale e artistica, decine di uomini e donne stanno suonando, cantando e ballando in semicerchio.

Africa, Chad, Bol. 16 ottobre 2018. Danze tipiche al al palazzo di l Yussuf Mamdau Affono, capo del cantone di N’Guela.

Una ridda di passi e movimenti e corpi che si cercano e tra nugoli di polvere si sfiorano, si toccano e si lasciano andare in una danza che è espressione di una concupiscenza per niente celata, ma manifestata attraverso un tramestio di suoni, sorrisi e sguardi compiacenti.

Ci sono donne belle da far dannare un angelo e musicisti indemoniati dalla loro bellezza, tutto ha dell’incredibile, dello straordinario, perchè il bacino del Lago Ciad è la terra del Califfato d’Africa e lo spettacolo che si sta palesando è una volontà dichiarata, da parte di una popolazione che non accetta la resa alla paura, di sfidare la psicosi e l’autoritarismo delle bandiere nere attraverso la fierezza delle proprie tradizioni.

Africa, Ciad, Bol. 16 ottobre2018 Yussuf Mamdau Affono, capo del cantone di N’Guela, prefettura di Baga Sola. Promuovendo la cultura Boudouma (*un gruppo etnico stigmatizzato per essersi unito a Boko Haram), prova a combattere il proselitismo estremista.

Il semicerchio si allarga, i musicisti raccolgono tutta l’aria che hanno nei polmoni e fanno barrire le trombe, le donne fanno volteggiare i veli, gli orecchini e le collane producono un tintinnio continuo, che resta sospeso nell’aria, sino a quando da un trono artigianale si alza Youssouf Mamadou Affono, capo cantone di N’Guela e organizzatore della cerimonia.

L’autorità viene accolta da un tripudio di grida e celebrata con inchini e baci. Avvolto in un turbante e appoggiato a un bastone, saluta la sua gente e poi, accompagnato dai suoi uomini, si accomiata per l’intervista: ”Dal 2014 noi stiamo affrontando una grave crisi per colpa della setta Boko Haram e i terroristi vogliono imporre un Islam che non è il vero Islam: vogliono imporre una dittatura. La danza e la musica da sempre fanno parte del mondo musulmano, sono uno strumento di espressione della gioia e anche della fede. In un momento come questo, in cui siamo sotto attacco da parte dei terroristi, è importante affermare la nostra cultura e le nostre tradizioni.

Africa, Ciad, Bol. 19 October 2018. Una grave crivi umanitaria è in corso nel bacino del lago Ciad. Oltre due milioni di profughi, cinque milioni di persone a rischio di malnutrizione e 500,000 bambini che soffrono di denutrizione acuta. Il lago Cad è caduto vittima del processo di desertificazione che sta minacciando l’esistenza stessa delle popolazioni che vivono sulle sue sponde e l’ecosistema delle sue acque. Una volta il quarto lago più grande dell’Africa, dal 1950 la sua superficie si è ridotta del 90%.

E’ un modo per resistere e dimostrare che non siamo disposti a cedere alla violenza e alla paura”. Proseguendo nel parlare della situazione, il capo cantone aggiunge: ”Noi come autorità locali stiamo cercando in tutti i modi di affrontare il problema del terrorismo con quelli che sono i nostri mezzi e le nostre possibilità e un altra importante realtà che abbiamo creato per provare ad arginare gli attentati sono i comitati di autodifesa, gruppi di cittadini che volontariamente controllano e pattugliano città e villaggi, cercando di prevenire così stragi e massacri. Loro sono degli eroi”.

Africa, Ciad, Bol. 19 ottobre 2018. Alcuni uomini sui loro cavalli nella periferia di Bol, capitale della regione di Lac. Bol si trovava sulla riva del lago Chad, prima che si ritirasse.

Quanto detto dal Chef Canton Youssouf Mamadou Affono è visibile il giovedì, il giorno del mercato a Bol. Carovane di cammellieri lasciano gli accampamenti nel deserto per dirigersi a vendere le proprie mercanzie in città e lo stesso fanno le donne che vivono sulle isole e sbarcano sulle rive cittadine, portando con sé gerle contenenti pochi pesci e poco cibo. Le vie d’ingresso a Bol e il porto sono però sbarrati da gruppi di cittadini volontari e da alcuni uomini dell’esercito ciadiano. Non appena i commercianti si avvicinano vengono fatti disporre in fila, vengono controllati e le loro borse svuotate.

Tutti i sacchi disposti sui carretti o legati ai dromedari vengono perquisiti, le pentole contenenti il pesce sono capovolte e una giovane che ha con sé una bottiglia di plastica piena di latte viene obbligata a berlo davanti agli occhi delle addette alla sicurezza. ”Non possiamo trascurare nessun dettaglio. All’interno delle bottiglie potrebbe essere nascosto del veleno o del liquido per compiere delle stragi. Boko Haram non si fa scrupoli di nessun tipo e noi non possiamo abbassare la guardia”. A parlare è Zara Adoim, a capo di una delle pattuglie dei Comitati di Vigilanza: ”Noi sappiamo molto bene che ogni momento che trascorriamo ad un check point può essere l’ultimo. Se dovesse arrivare un kamikaze, si farebbe esplodere. Ma se noi non siamo disposti a sacrificarci per la nostra gente, allora significa che ci siamo arresi al terrore. E questo non lo vogliamo!”.

Africa, Ciad, Bol. 19 ottobre 2018. L’esercito ciadiano è coinvolto in una serie di missioni antiterrorismo in tutto il Sahel. L’ANTha una presenza molto attiva nel bacino e nelle isole del lago Ciad, dove si nascondono gli uomini di Boko Haram.

La lotta contro il terrorismo ha molti volti in Ciad, non solo quello militare; anzi, il Paese Saehliano è il primo stato dell’Africa ad aver aperto un centro deputato alla deradicalizzazione e alla prevenzione dell’estremismo. Il CEDPE, le Centre d’étude pour le développement et la prévention de l’extrémisme,ha sede in un anonimo edificio nel quartiere periferico di N’Djaret, nella capitale N’Djamena. Ahmad Yacoub, presidente e fondatore, così racconta seduto alla sua scrivania: ”La nascita di questo centro è molto legata alla mia vita personale.

Africa, Ciad, Bol. 19 ottobre 2018. Una donna sospettata di essere una kamikaze immobilizzata al mercato. 73 voluntari, riuniti in quelli che sono chiamati comitati di vigilanza, si uniscono ai soldati dell'esercito per pattugliare le strade e gli accessi di Bol, per tenere lontani eventuali terroristi.

Quando ero un adolescente venni arruolato dai ribelli del Frolinat. Io fui un ragazzo soldato e venni manipolato; oggi la stessa situazione la stanno vivendo moltissimi giovani, e non solo, che entrano a far parte di Boko Haram. I terroristi con promesse di soldi, cibo e gloria eterna arruolano uomini, donne e anche bambini”. Il presidente, che terminata l’esperienza da guerrigliero ha ripreso gli studi sino a diventare professore universitario di sociologia, prosegue dicendo: ”Io ho formato un team di ricercatori e quello che noi facciamo è intervistare gli ex ribelli.

Africa, Ciad, Lak Chad. 19 ottobre 2018. Negli ultimi anni, la regione del lago Ciad è divenuta teatro della più complessa crisi umanitaria del Pianeta, devastata dalla convergenza di estremismo, cambiamento climatico, carestia, esplosione demografica, malattie, povertà, debolezza delle istituzioni e corruzione.

Scopriamo così in che modo avviene l’indottrinamento e poi ci attiviamo in due modi: da un lato lavorando con chi è uscito dal terrorismo, affinchè ritorni a una vita normale, e dall’altro cercando di fare della prevenzione e di ostacolare così la proliferazione di Boko Haram. Andiamo nelle scuole e nei villaggi e ci rapportiamo con la popolazione per spiegare e dimostrare che i metodi di persuasione utilizzati dai terroristi sono delle menzogne e che ciò che asseriscono in merito al Libro Sacro è falso”.