«L’America dice che la democrazia è il sistema migliore al mondo.Noi invece crediamo che sia l’Islam» spiega Edis Bosnic, davanti alla bandiera nera con la scimitarra, che ha piazzato nel giardino.«A Gornja Maoca la nostra vita è salutare. Siamo circondati dalla natura. Non usiamo droghe, non beviamo alcol, non commettiamo adulterio e così non ci esponiamo al rischio dell’Aids» continua il giovane «portavoce» della comunità isolata dal mondo nella Bosnia nord orientale. Edis ha il callo della preghiera rivolto alla Mecca sulla fronte, il barbone islamico d’ordinanza ed una tunica in stile salafita. In una retata a Gornja Maoca l’hanno sbattuto in galera per un mese e poi ai domiciliari per «separatismo», ma le accuse sono cadute.

Perché sventolate le bandiere nere?

«La scritta sul vessillo è una testimonianza di fede che dice “Non esiste altro Dio che Allah e Maometto è il suo profeta”. Solo pochi mesi fa gli europei hanno cominciato ad impaurirsi, ma la bandiera viene utilizzata da 1400 anni. E la usavano i combattenti per la libertà contro i sovietici in Afghanistan. Tu c’eri, ma nessuno parlava di minaccia, mentre adesso è diventata improvvisamente pericolosa».

Ma un mese fa c’era anche il simbolo dello Stato islamico all’ingresso del villaggio…

«È vero che qualcuno dei nostri vicini ha disegnato una bandiera dell’Isis. Non siamo d’accordo, anche se pure questo vessillo è un simbolo di fede. Il Califfato arriverà, non c’è dubbio, ma non come sostiene lo Stato islamico, che ha superato il limite e sta danneggiando l’immagine dell’Islam».

Perché, anche dal vostro villaggio, i giovani vanno a combattere in Siria?

«Non giudico i fratelli che partono, ma dico che basta aprire un libro di storia e vedere come i combattenti europei fin dai tempi delle crociate andavano a combattere a Gerusalemme. E altri erano pure al fianco dei turchi, che hanno conquistato territori europei. Niente di nuovo».

A Sarajevo è sotto processo per reclutamento di mujaheddin, anche in Italia, il predicatore Bilal Bosnic. Cosa pensa di questo caso?

«Conosco Bilal e penso che stia subendo una grande ingiustizia. Le accuse sono assolutamente ridicole. L’obiettivo è sbatterlo in carcere per mandare un messaggio a tutti: “Non provate a seguire la stessa strada”. In Siria sono andati non solo dall’Europa, ma anche dal Giappone per combattere le ingiustizie e chi massacra i bambini. È scritto nel Corano che un musulmano può aiutare i suoi fratelli in difficoltà».

Vi accusano di essere un centro di terroristi…

«Se cerchi terroristi non li troverai a Gornja Maoca. Siamo solo musulmani che vogliono vivere secondo le regole dell’Islam. E ci auguriamo che tutti diventino come noi, anche tu. In questo villaggio viviamo in pace, ma se ci attaccassero siamo pronti a difenderci. E purtroppo vediamo brutti segnali, come prima della guerra di venti anni fa».

TRASPARENZA

Questo reportage è stato realizzato con il sostegno dei lettori. Qui di seguito tutte le ricevute delle spese sostenute dal reporter

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