Herat Civili decapitati, comandanti che giurano fedeltà al califfato, libretti di propaganda intitolati Fatah (Vittoria) e addirittura adesivi sulle macchine con il marchio Is dello stato islamico. I nuovi tagliagole stanno spuntando in Afghanistan e soprattutto Pakistan. Uno dei seguaci del califfo, Qari Abdul Jalal Ruhani, avrebbe combattuto contro i soldati italiani ad Herat.

La scorsa settimana 16 civili sono stati decapitati nella provincia orientale di Ghazni con l’accusa di fiancheggiare il governo di Kabul. I boia facevano parte di un gruppo armato che ha aderito al califfato. Quattro talebani sospettati di aver partecipato alla mattanza sono stati catturati dai clan locali ed impiccati. Nell’Afghanistan orientale spuntano i primi comandanti, che hanno giurato fedeltà allo Stato islamico. Talebani salafiti come Abdul Rahim Muslim Dost e Maulavi Abdul Qahar nelle province del Nuristan e del Kunar, storico epicentro delle cellule di Al Qaida.

Un altro adepto del Califfo, Qari Abdul Jalal Ruhani sostiene via Facebook di aver combattuto contro le truppe italiane ad Herat, prima di spostarsi verso il Pakistan. Il 2 settembre, a nord della capitale, nei dintorni della cittadina di Pol i Kumri, il comandante Mirwais ha annunciato alla Bbc la sua simpatia per il Daish, come viene cambiato in arabo il califfato. Mirwais fa parte dell’Hezb i Islami, il partito armato di Gulbuddin Hekmatyar, uno dei più noti signori della guerra afghani.

Le bandiere nere trovano terreno fertile nella zona tribale pachistana a ridosso dell’Afghanistan. I talebani del Tahreek-e-Khilafat (movimento del Califfato) hanno aderito ufficialmente allo Stato islamico. E stanno organizzando una costola mediatica in inglese che dipinge di nero, come la bandiera del Califfo, il continente americano.A Peshawar, capoluogo dell’area tribale pachistana, circola nelle moschee il libretto «Vittoria» teso a reclutare giovani leve per il califfato. Su alcune automobili sono stati visti gli adesivi dello Stato islamico. Le forze di sicurezza hanno sequestrato dvd, file e volantini dell’Isis in pasthun e dari, le due lingue parlate in Afghanistan. Il materiale propagandistico viene distribuito nei campi profughi afghani e si pone come obiettivo l’espansione del califfato in tutto il subcontinente indiano, dove vivono 400 milioni di musulmani.

(Ha collaborato Vittorio Cerdelli)

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