Vietato morire

Vietato Morire

TESTO E FOTO

A Sellia, in provincia di Catanzaro, è vietato morire. È quello che si legge in un’ordinanza risalente al 2015, in cui il sindaco ha espressamente vietato agli abitanti di ammalarsi o di morire. Seppur in modo provocatorio, l’ordinanza tenta di far fronte al progressivo spopolamento che, come molti altri paesi del Sud Italia, sta vivendo Sellia nell’ultimo decennio. Un borgo ricco di storia e tradizione religiosa, ma che non ha più niente da offrire ai giovani, che preferiscono la città.

Infatti, in questo paesino di meno di 400 abitanti, rinchiuso tra le montagne della pre-sila, il tempo si è fermato da un pezzo. Per arrivarci bisogna percorrere una serie di strade isolate e malmesse, curve insidiose alle pendici delle montagne, che diventano simbolo della sua lontananza geografica quanto sociale. Una linea ben definita separa la parte nuova, ancora abitata, seppur scarsamente, dalla parte vecchia, scrigno del vecchio cuore pulsante del paese. Quest’ultima, abbandonata dopo il terremoto del XIX secolo e l’alluvione del ‘43, è stata lasciata completamente allo sbaraglio. Qui passato e presente si incontrano e si scontrano ogni giorno.

Come spesso succede nei paesi piccoli e difficilmente raggiungibili, il medico ha giorni e fasce orarie limitate, perché si occupa di più paesi contemporaneamente. Queste limitazioni, per una popolazione di fascia d’età compresa tra i 60-70 anni, spesso significano doversi spostare all’ospedale di Catanzaro, o negli ambulatori di paesi più grandi, con tutta la fatica che rappresenta spostarsi per over 60.

Le fotografie diventano allora lo sfondo dello scenario critico del Mezzogiorno, abbandonato dal governo in balìa dei suoi problemi sociali e strutturali. Il Sud della desolazione ma anche della comunità. Della vita lenta ma anche della frustrazione. La frustrazione di chi ha lasciato tutto senza mai guardare indietro, senza mai chiedersi “e se fossi rimasta?”. Ma i protagonisti sono il simbolo di un Paese che tenta di resistere.