Il sogno cinese
I mille volti della Cina PARTE 3
Testo, foto e video Antonio Faccilongo

Huaxi: il sogno cinese

In Cina esiste un sogno chiamato Huaxi. Un piccolo villaggio composto da appena 250 famiglie di contadini che all’inizio degli anni ‘60, ancora prima che la Cina si aprisse al mercato globale, ha aperto un’azienda di export internazionale di chiodi da falegnameria. Ad oggi questa società conta più di 100 industrie tra tessile, metallurgico, digital economy e finanza di impresa.

Incredibilmente oggi, i discendenti di quelle famiglie fondatrici sono proprietari della sesta holding più grande al mondo, la Jiangsu Huaxi Jituan Gonsi. Circa un terzo delle entrate del villaggio proviene dall’industria siderurgica e la holding importa materie prime, dall’India e dal Brasile, ed esporta i suoi prodotti in oltre 40 paesi. Inoltre, nei piani dei suoi dirigenti, il turismo interno cinese sarà la prossima industria in forte espansione. Si stima che 2 milioni di turisti vengano ogni anno in questo minuscolo luogo per vedere da soli il “modello del villaggio socialista”.

Un capannone di una fabbrica a Huaxi

Il cielo di Huaxi è saturo dei fumi delle fabbriche intente a produrre ricchezza. Da quando hanno aperto, la produzione è stata bloccata in una sola occasione, durante la recente pandemia di Coronavirus. Il governo di Pechino, come quello italiano, ha deciso di fermare il lavoro di tutte le fabbriche e di salvaguardare la salute dei suoi cittadini grazie all’isolamento. Per fortuna quest’area non è stata coinvolta direttamente dal virus, altrimenti l’effetto sui cittadini sarebbe stato drammatico perché spesso gli operai vivono in strutture decadenti all’interno delle fabbriche dove nella stessa piccola stanza alloggiano più nuclei familiari. Dopo quasi due mesi, al termine dell’emergenza, la produzione è finalmente ripartita e la popolazione è tornata la propria vita.

Due bambini in una scuola privata a Huaxi

Per anni, Huaxi è stata utilizzata dall’autorità cinese come vetrina del successo per dimostrare come il regime comunista ha trasformato un povero villaggio in una regione super ricca in mezzo secolo. Il suo inno in una strofa recita “I cieli sopra Huaxi sono i cieli del partito comunista, la terra di Huaxi è la terra del socialismo”. 

Una delle fabbriche di Huaxi aperte 24h. Sulla destra si intravede una luce: sono gli operai al lavoro, pur essendo notte tarda

Huaxi è ad un centinaio di chilometri ad ovest di Shanghai, nello Jangsu. A Pechino lo chiamano “il villaggio sotto il cielo”, ovvero il più bel villaggio della Cina. La città, che prende il nome dal fiume che la attraversa, è una specie di sintesi perfetta tra collettivismo socialista e capitalismo asiatico. Sebbene sia il villaggio più ricco della Cina, Huaxi è minuscola. La sua superficie totale è di soli 240 acri, meno di quella di  Città del Vaticano.

Una veduta di una delle aree industriali di Huaxi

Nel 1964 il sindaco Wu Renbao convinse i cittadini di Huaxi ad investire i propri soldi per costruire una fabbrica di chiodi di nascosto dalle autorità. Gli introiti della loro attività clandestina venivano divisi in parti uguali ed indifferentemente dalla mansione ricoperta tra i 1600 contadini, che di fatto erano veri e propri azionisti. Questo commercio incarnava il principio del capitalismo, in contraddizione con le ideologie socialiste dell’epoca, per questo inizialmente l’attività della fabbrica rimase segreta. Quando Pechino scoprì la loro attività, incarcerò il sindaco e bloccò completamente questo mercato. 

La piazza in cui la sera si radunano gli operai per prendere aria dopo il turno in fabbrica e partecipare alle attività collettive

Dopo la morte di Mao e grazie alla seguente apertura cinese al mercato globale, Huaxi potè riaprire le sue fabbriche sfruttando la pregressa esperienza e i già avviati contatti con l’estero, di fatto ritrovandosi in vantaggio rispetto a tutta la concorrenza delle altre attività industriali in fase di costituzione. La crescita fu rapida ed esponenziale, allargando ad altri settori la loro attività. 

Un corridoio all’interno di un fabbricato di un’industria tessile a Huaxi

La fortuna di Huaxi sembra essere immensa. Il villaggio ha raggiunto grande notorietà in tutto il paese nel 2003, quando ha annunciato che il suo volume economico annuale aveva raggiunto i 100 miliardi di yuan, cioè 14 miliardi di euro. Per mostrare la sua potenza economica, nel 2011 il villaggio ha persino speso 400 milioni di euro per costruire un proprio grattacielo, in mezzo ad una distesa di piccole case di campagna e fabbriche. La struttura è una delle più alte al mondo, ha 72 piani ed è alta 328 metri ed è soprannominata il Villaggio sospeso di Huaxi. 

Il grattacielo di Hauxi. È l’ottavo grattacielo più alto della Cina

All’interno della struttura si trova anche un albergo a 5 stelle, il Long Wish International Hotel, sul cui tetto troneggia una grande palla dorata visibile fino ai villaggi limitrofi. Nella gigantesca hall tutte le pareti sono laccate d’oro e vi è anche una statua di un vitello in oro massiccio che manifesta non solo la grande potenza economica di questo posto ma anche il suo profondo legame con la terra e la vita contadina. Inoltre, dato che la settimana lavorativa di 7 giorni non concedeva agli abitanti del villaggio molto tempo per viaggiare, Wu Renbao ha portato il mondo a Huaxi. Infatti il villaggio ospita anche un “World Park” con repliche di monumenti famosi, come la Grande Muraglia, la Città Proibita, la Statua della Libertà e l’Arco di Trionfo.

Sono circa 2000 i cittadini facenti parte delle famiglie fondatrici che godono di speciali privilegi. I dividendi della holding vengono in gran parte reinvestiti, la rimanenza viene divisa in parti uguali tra tutti indifferentemente dal ruolo ricoperto nell’azienda. Si dice che ognuno di loro abbia 250.000$ in banca. In ogni caso ricevono per nascita ville da 400mq e auto di lusso, hanno garantita l’assistenza sanitaria, l’istruzione e la pensione, nonché olio da cucina gratuito.

Tutte le famiglie dei membri fondatori hanno diritto ad una villa di 350 metri quadri come diritto di nascita

Per vedersi giratiti questi benefits devono tuttavia conformarsi a rigide linee guida sociali. Possono sposarsi solo con altri membri delle famiglie fondatrici, non ci sono bar, club, Internet café o sale karaoke e il gioco d’azzardo e le droghe sono severamente vietati. In effetti, il villaggio è stato progettato in modo tale che le persone lavorassero il più possibile senza nessun tipo di distrazione.

Giovani studenti in divisa all’interno di una scuola privata a Huaxi

Ma non tutto è fantastico a Huaxi. La forza lavoro del villaggio è in realtà composta da 25.000 operai immigrati i quali versano nelle stesse condizioni di tutti gli altri lavoratori cinesi. Lavorano sette giorni a settimana con turni di 12 ore per una paga tra i 200$ e i 300$ al mese. Hanno diritto a 5 giorni di riposo all’anno durante la festa delle repubblica e non hanno nessuno dei lussuosi diritti riservati ai “primi” cittadini.

Un’operaia tessile mentre imbusta un rocchetto a Huaxi

La cosa strana è che in un villaggio che si vanta di essere il più ricco di tutta la Cina, ci sono pochissimi negozi che si rivolgono a ricchi residenti. Proprio per questo i fortunati membri proprietari di questa holding, per accedere a servizi di una certo prestigio e qualità, si spostano nella vicina città di Wuxi. 

Una ragazza mentre balla in una discoteca di Wuxi

Wuxi è una metropoli che ospita sei milioni di persone, centro del business della regione che si trova proprio sulla linea ad alta velocità che unisce Shanghai a Pechino. In questa città si possono trovare tutti i servizi di lusso in stile occidentale, centri commerciali con i più famosi brand italiani e francesi, golf club, centri benessere, cliniche di chirurgia estetica, negozi di auto di lusso e gioiellerie.

Ricchezza inaudita, confort esclusivi e al tempo stesso nessuna possibilità di distrazione; forza lavoro sottopagata e a cui è negato qualsiasi accesso ai privilegi riservati ai membri delle famiglie fondatrici. Tutto ciò è Huaxi, il “villaggio sotto il cielo”. 

Testo, foto e video Antonio Faccilongo