Città incantate, giovani dipendenti da giochi e rigide regole familiari che ancora condizionano la vita di milioni di cinesi. Sono queste le storie che compongono questo reportage e che contribuiscono a raccontare i mille volti del Paese asiatico. La crisi causata dalla diffusione del coronavirus ha cambiato il paradigma non solo della politica e della società cinese, ma anche di quella di tutto il mondo. Con alcune particolarità. Sempre più giovani in Cina sono attratti dai videogiochi che rappresentano un vero e proprio business capace di muovere milioni di dollari. Accanto al luccichio dei videogiochi, però, emerge anche un lato oscuro: quella della dipendenza da essi. Per cercare di curarla, sono nati diversi centri, a volte anche controversi, che combattono la dipendenza da videogames a suon di addestramento militare. Accanto ai giovani, però, sta crescendo una Cina sempre più vecchia. Nel 2019, infatti, il numero di nuovi nati nel Paese asiatico è stato il più basso degli ultimi sessant’anni e il tasso di natalità si è fermato all’1,04%. Sposarsi non è inoltre facile. Le spese che le neo coppie devono affrontare per costituire una famiglia sono spesso troppo elevate. Il costo medio per crescere un figlio fino ai 16 anni è stimato intorno ai 490mila yuan, circa 65mila euro. Un costo troppo alto per gli standard cinesi. Infine, Huaxi, “il villaggio paradisiaco”. Una vera e propria città paradisiaca in cui i discendenti delle famiglie fondatrici ricevono per diritto di nascita ville da 400mq, assistenza sanitaria, istruzione e una serie di comfort esclusivi. Un villaggio che non ha nulla a che fare con le aree più rurali dell Cina e che dimostra le grandi contraddizioni del gigante asiatico.