Il crimine dei test nucleari
Racconti dell’era atomica PARTE 2
Testo e foto Pierpaolo Mittica
Video Alessandro Tesei, Pierpaolo Mittica

Il poligono di tiro di Semipalatinsk

La strada per arrivare a Semipalatinsk-21 è una lunga striscia di asfalto nero e ricoperta di buche, quasi crateri, circondata da steppe infinite e villaggi che compaiono dal nulla. I cartelli stradali, che indicano Semipalatinsk-21, non esistono, perché la città non esiste. O meglio, Semipalatinsk-21 era il nome in codice di una delle città più segrete dell’ex Unione sovietica: la città di Kurchatov. Non compariva nelle mappe ed era conosciuta solo da chi partecipò allo sviluppo del nucleare militare sovietico. Fu costruita nel 1947 e rinominata in onore del fisico nucleare Igor Kurchatov, il padre del programma nucleare sovietico. In quest’area, situata nelle steppe desolate del Kazakistan, fu sviluppata e fatta esplodere, il 29 agosto 1949, la prima bomba atomica dell’Urss. A quella esplosione ne seguirono altre 456, fino al 1989. Oggi la strada arriva a Kurchatov e non è più una zona segreta. Chiunque può accedervi, non esistono più filo spinato e check-point. Perché tutto è finito nel 1991 quando il poligono di tiro fu dismesso. Ma nulla è finito qui.

Il poligono di tiro di Semipalatinsk è infatti una tragedia dell’era nucleare che andrà avanti, con le sue terribili conseguenze sulla popolazione e sull’ambiente, per oltre 24mila anni. Durante tutto il periodo degli esperimenti la popolazione locale fu totalmente tenuta all’oscuro di quello che stava succedendo. Gli abitanti locali venivano avvisati dai militari delle esplosioni imminenti, anche perché erano talmente evidenti che potevano essere viste e sentite a decine di chilometri di distanza. I locali erano obbligati a uscire dalle proprie abitazioni e aspettare l’ordine dei militari per poter rientrare, ma non erano messi al corrente che fossero esplosioni nucleari, con rilascio di massicce quantità di radiazioni.

Scienziati del centro nucleare di Kurchatov. Gli scienziati del centro nucleare indossano tute protettive all'interno del poligono, vicino a ground zero, dove la prima bomba atomica è esplosa nel 1949. Kazakistan

Tutto era taciuto. Tutto era nascosto. Come ci conferma Roman Vassilienko, vice ministro degli esteri del Kazakistan. Ci riceve nel suo ufficio, nella capitale Nur-Sultan per raccontarci di questa tragica eredità che il Kazakistan si è ritrovato sulle spalle al crollo dell’Unione sovietica. “Nel 1991 il Kazakistan ereditò il sito per i test nucleari di Semipalatinsk dall’Unione Sovietica e il presidente del Kazakistan Nur-Sultan Nazarbayev decise di chiuderlo il 29 agosto del 1991. Per molti decenni le conseguenze dei test sulle armi atomiche non furono conosciute dagli abitanti locali e dal governo locale. Fu tenuto tutto segreto e nascosto durante il periodo sovietico.

La statua di Lenin nella città di Semey, l'ex Semipalatinsk. Kazakistan

Solamente all’epoca della Glastnost e Perestrojka, l’informazione sulle conseguenze dei test nucleari, o addirittura a proposito del dato di fatto che i test nucleari fossero condotti in questo o quell’altro giorno, furono dati al governo della repubblica socialista del Kazakistan. In base alle nostre informazioni governative, attraverso i 40 anni dei test nucleari sovietici in Semipalatinsk, circa un milione e 800 mila persone furono colpite. A tutt’oggi la maggior parte di quelle persone è morta, ma adesso stiamo affrontando il problema con la seconda e terza generazione, sopravvissuti ai test sulle armi nucleari. Questi sono i figli e i nipoti di quelli che furono esposti alle radiazioni”.

Berik Syzdykov nel suo internato a Semey. Berik è nato con anomalie dopo che sua madre è stata esposta al fallout radioattivo dei test atomici durante la gravidanza. Viveva nel villaggio di Znamenka, uno dei villaggi più contaminati e situato al confine del poligono. Semey, Kazakistan

L’area del poligono di tiro era di 18.500 chilometri quadrati (quasi come il Veneto), ma la contaminazione fu rilevata in un’area di 300mila chilometri quadrati (una superficie paragonabile a quella della Germania). Una gran parte di terra è stata contaminata pesantemente e non potrà essere toccata per i prossimi 24mila anni. Villaggi come Znamenka, Sarzhal e Kaynar, che si trovano praticamente ai margini del poligono di tiro, non furono mai evacuati e tuttora la popolazione vive con le conseguenze della contaminazione. Ma anche città più grandi come Kurchatov e soprattutto Semey, con i suoi 320mila abitanti, situata a meno di 100 chilometri dal poligono, furono sistematicamente investite dai venti radioattivi.

In termini di danni alla salute delle persone, in base a diverse stime, oggi ci sono attualmente 200mila persone che vivono in terre altamente contaminate e soffrono di un aumento notevole di tumori, deformazioni alla nascita e, naturalmente, tutti gli altri tipi di patologie correlate alle radiazioni.

E quasi due milioni di persone sono state colpite, negli anni degli esperimenti, dai venti radioattivi. Ma la problematica maggiore sta iniziando adesso e sono le malformazioni genetiche che stanno aumentando esponenzialmente nelle nuove generazioni, nei figli dei testimoni della Guerra fredda.