Il fiume Vistola è un confine naturale che spacca la Polonia in due parti, quella ad Ovest, ricca e liberal, e quella ad Est, povera e conservatrice. È qui nella Polonia orientale che è cresciuto il malcontento verso le élite di Varsavia. L’ingresso in Europa ha garantito delle migliori condizioni sociali ed economiche ma non al punto tale di cancellare le disuguaglianze con la parte occidentale del Paese.

È sulla Polonia orientale che Jaroslaw Kaczynski, leader senza incarichi del partito sovranista al governo Diritto e Giustizia (PiS), ha puntato per vincere le elezioni. Con una promessa: invertire la rotta. Sarà l’Ovest in futuro ad andare verso l’Est. E’ la rivalsa della Polonia B sulla Polonia A, dell’Europa orientale su quella occidentale, del cristianesimo sulla secolarizzazione.
E così Lublino, cuore della Polonia orientale, è divenuto in questi anni il laboratorio del sovranismo polacco. Un sovranismo che ha fatto della lotta all’immigrazione e ai diritti Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali) il fulcro della sua strategia per ottenere consensi. Ma quali sono i limiti con cui si scontra questa retorica?

A Lublino dove vive un’importante comunità di migranti ucraini arrivati soprattutto dopo la guerra in Donbass, la manodopera straniera serve a sostenere i ritmi di produzione del Paese. Una risorsa preziosa per la Polonia, un’economia mai entrata in recessione nonostante la crisi economica che ha colpito le due sponde dell’Atlantico. Eppure la retorica xenofoba del PiS rischia di far perdere al Paese questa risorsa fondamentale, contesa com’è da un altro Paese che ha un forte bisogno di forza lavoro: la Germania.

Ed è forse anche per questo motivo che il governo polacco ha attenuato la sua retorica anti-migranti per puntare invece su un altro “nemico”: la comunità Lgbt, assurta a simbolo della decadenza morale dell’Occidente. Prima delle europee di maggio, infatti, il PiS ha scatenato una vera e propria guerra contro quella che chiama “ideologia Lgbt”, un pensiero totalitario promosso dalla comunità Lgbt per annientare la nazione nella sua essenza più profonda: la famiglia tradizionale e i valori cristiani su cui si fonda.

Negli ultimi mesi decine di comuni e regioni, tra cui il voivodato di Lublino, si sono dichiarati “liberi dall’ideologia Lgbt”, definizione omofoba che evoca il macabro termine Judenfrei utilizzato dai nazisti per designare un’area “ripulita” dagli ebrei durante l’Olocausto, creando così un’atmosfera da pogrom, impossibile da immaginare fino a poco tempo, soprattutto in questo angolo della Polonia, qui dove l’intera comunità ebraica, circa un terzo della popolazione di Lublino, venne sterminata durante la seconda guerra mondiale.

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