Masai
I segreti di un popolo
Testo Andrea Maffei
Foto Massimiliano Pescarolo

Masai, i segreti di un popolo

Forse il nome di nessuna popolazione tribale africana risulta più familiare, in Occidente, di quello dei Masai. È raro però che la conoscenza si spinga oltre il nome: generalmente si ignorano i loro usi e costumi, cosa li differenzia dagli altri popoli, dove attualmente risiedono.

Masai, Bagamoyo, Tanzania 2019

Nelle orecchie della cosiddetta opinione pubblica, dunque, resta di loro soltanto il vuoto nome, ridotto a puro simbolo folkloristico di quella che si presume essere l’Africa “più autentica”, insieme ai leoni, alle zebre, alle maschere colorate, a poco altro.

Masai, Bagamoyo, Tanzania 2019

I Masai sono un popolo nilotico straordinariamente antico. Ad oggi abitano gli altipiani al confine fra Kenya e Tanzania, dove pare siano giunti, dalla valle del Nilo, circa 500 anni fa. Popolo di allevatori transumanti, oggi sono spesso stanziali. Il bestiame è al centro della loro vita, e un tempo da solo bastava a mantenerla (latte e carne sono gli alimenti favoriti dai Masai: basti pensare a quella loro bevanda, il saroi, latte e sangue mescolati), sia in quanto cibo che in quanto prodotto di scambio.

Masai, Bagamoyo, Tanzania 2019

Anticamente la terra Masai era suddivisa in una serie di aree di proprietà collettiva, così che ciascuno avesse modo di accedere alle principali fonti di sostentamento, a partire dall’acqua. Alcuni clan Masai, come si diceva, sono adesso diventati stanziali (specialmente in Kenya; i Masai si suddividono in dodici clan maggiori) e hanno così affiancato all’allevamento anche la pratica dell’agricoltura.

Masai, Kendwa, Zanzibar 2019

La società Masai è organizzata in gruppi maschili. È da sottolineare come ogni passaggio di età, da iniziato a guerriero – i morani di cui parla anche Walter Bonatti in un suo reportage degli anni ’60 -, da uomo maturo ad anziano (a cui vanno aggiunti, almeno, i momenti di nascita e morte), sia celebrato attraverso riti religiosi collettivi. I Masai non posseggono capi, ma ciascun gruppo ha un oloibon (o laibon) di riferimento, vale a dire una sua guida spirituale. Sono monoteisti, confidano nell’unico dio Enkai, nonché in spiriti guardiani che assomigliano un poco ai cristiani angeli custodi.

 

Masai, Bagamoyo, Tanzania 2019

Contrariamente a quel che a prima vista potrebbe apparire, i Masai hanno diversi nemici. Fra i più minacciosi ci sono i cacciatori della regione di Loliondo, nell’estremo nord della Tanzania, punto strategico per intercettare le grandi migrazioni di animali. I villaggi Masai sono stati progressivamente espropriati e rasi al suolo dalle autorità locali, donne e uomini sfrattati forzosamente al fine di favorire l’avvento di grosse società di caccia, come la Otterlo Business Corporation (di proprietà della casa reale degli Emirati Arabi Uniti), o di lussuose agenzie di safari, ad esempio la Thomson Safaris. Nella quasi totalità dei casi, tali immense compagnie agiscono con il più o meno palese sostegno del governo del luogo, tanto in Paesi ricchi quanto poveri, anche se in questi ultimi risulta più evidente.

 

Masai, Kendwa, Zanzibar 2019

Nel 2006 la Thomson Safaris ha assorbito la Tanzania Conservation Limited, parastatale, che negli anni ’80 aveva acquisito (acquisto poi contestato dai Masai) circa 10mila acri nell’odierno distretto di Ngorongoro, dove è situata la celebre riserva naturale e dove i Masai dovrebbero, secondo la legge tanzaniana, avere modo di vivere e spostarsi in libertà.

Masai, Kendwa, Zanzibar 2019

Ciò non è sempre accaduto, anzi. Sia la Otterlo che la Thomson sono state nel tempo coinvolte in numerose controversie legali, tutte incentrate sulla liceità del loro possesso dei territori Masai, nonché sui metodi con cui tali spazi vengono governati. La Otterlo, ad esempio, si è vista accusare della distruzione di centinaia di villaggi, di violenze ripetute sui loro abitanti, tanto da spingere a mobilitarsi prima il Parlamento europeo e poi lo stesso governo di Dodoma, che recentemente ha annunciato lo sfratto di Otterlo, anche procedendo all’arresto, all’inizio del 2019, del suo direttore esecutivo Isaack Lesion Molle.

Masai, Kendwa, Zanzibar 2019

Tanta parte degli antichi territori tribali sono ormai rimpiazzati da aziende agricole e allevamenti di bestiame. I Masai sono invece sempre più confinati nelle zone maggiormente aride e sterili del Paese, per la sofferenza dei loro animali. L’auto sostentamento della popolazione si è fatto negli anni sempre più incerto.

Masai, Kendwa, Zanzibar 2019

Nel 2010 alcune comunità Masai, sostenute dall’organizzazione EarthRights International, hanno chiamato in giudizio la Thomson Safaris, accusandola di avere fraudolentemente occupato alcuni migliaia di acri della loro terra, nonché di svariati abusi nei confronti degli indigeni, ai quali sarebbe impedito l’accesso alle fonti d’acqua, il tutto con la collaborazione della polizia autoctona.

Masai, Kendwa, Zanzibar 2019

Ma l’aspetto forse più doloroso è costituito dalla progressiva perdita di identità del popolo Masai. In molti hanno finito per portare come maschera quello che un tempo era il loro autentico volto. Hanno trovato lavoro sulla costa, nelle zone turistiche, nella vicina isola di Zanzibar: qui essi interpretano il personaggio del Masai, intrattenendo gli ospiti dei resort, esibendosi in balli tradizionali, lasciandosi fotografare nei costumi tipici. Alcuni hanno in affitto (a prezzi peraltro per loro elevatissimi) piccole botteghe sulla spiaggia, dove vendono ai turisti stranieri minimi prodotti di artigianato, souvenir, stoffe, bracciali, collane. Altri ancora svolgono lavori stagionali come guardiani, fattorini, camerieri nelle varie strutture ricettive.

Masai, Kendwa, Zanzibar 2019

Il favoloso paesaggio del Serengeti è meta ambita dai turisti di tutto il mondo: era ed è casa ancestrale del popolo Masai. Casa dalla quale si cerca di scacciarlo, nonostante i molteplici annunci di impegno in senso contrario da parte di Dodoma. Il turismo è uno dei settori in più rapida ascesa nell’economia tanzaniana, ma il sistema dei safari, della caccia grossa (tornano alla mente alcuni romanzi e racconti di Hemingway), dei parchi di divertimento stanno facendo sprofondare la vita e la cultura di una delle più antiche ed affascinanti popolazioni tribali d’Africa.

Masai, Kendwa, Zanzibar 2019

Si tratta insomma non altro che della consueta, quotidiana lotta fra antico e nuovo mondo. L’antico è franto, umiliato, grottesca caricatura di sé, costretto ad aree secche e sterili, negati i mezzi di sostentamento. Segue il secondo, con passo sicuro, le perfette sante leggi del mercato.

Masai, Kendwa, Zanzibar 2019

Ciò che colpisce di questo popolo è lo sguardo, triste e penetrante. Ma non sconfitto. Quegli occhi sono fieri, orgogliosi di appartenere al popolo Masai.