La lezione della Corea del Sud
Così ha sconfitto Covid-19
Testo e video Komeil Soheili

La lezione della Corea del Sud sul Coronavirus

Il Covid-19 ha avuto ripercussioni in tutti gli angoli del mondo, ma non tutti i Paesi lo hanno affrontato allo stesso modo. La Repubblica di Corea (Corea del Sud), con la sua singolare storia e situazione economica, ha adottato forti misure per fermare il contagio del coronavirus e tenere sotto controllo la pandemia all’interno del Paese.

Soldati sudcoreani indossano indumenti protettivi e spruzzano disinfettante come precauzione contro il nuovo Coronavirus a Seul, Corea del Sud, martedì 3 marzo 2020. ( AP Foto/Lee Jin-man)

Portando avanti relazioni economiche con la Cina, la Corea del Sud ha esitato a chiudere i confini con i partner commerciali della terraferma, ma allo stesso tempo ha svolto un lavoro esemplare nel limitare la diffusione del virus servendosi della propria esperienza duramente conquistata avendo affrontato – e sconfitto – nel 2015 la Sindrome respiratoria mediorientale (in inglese “Mers”, Middle East Respiratory Syndrome).

I membri del personale medico in equipaggiamento protettivo arrivano per un turno di lavoro al Dongsan Hospital di Daegu, Corea del Sud, martedì 3 marzo 2020. ( Lee Moo-ryul/Newsis via AP)

“È come provare a liberarsi dalle zanzare lasciando aperte le finestre”

“È come provare a liberarsi delle zanzare lasciando aperte le finestre”, aveva commentato un giornalista durante una conferenza stampa lo scorso 23 febbraio. Il giornalista in questione stava contestando l’attuale strategia del governo e non riteneva necessario chiudere i confini con la Cina per proteggere la popolazione dal Covid-19. “Ma è inverno, non ci sono zanzare adesso!”, ha risposto Park Neung-Hoo, ministro della salute della Corea del Sud, deludendo il giornalista che sperava in una risposta più convincente.

“Il virus si sta diffondendo all’interno del Paese, non arriva da fuori!”, ha aggiunto il ministro, cercando invano di giustificare il precedente commento. L’ultima parola l’hanno però avuta i social media coreani, che hanno risposto canzonandolo “Park Moo-Neung” (ovvero “inutile”).

Il confine tra Corea del Sud e Cina

Come proposto dagli ufficiali sudcoreani, gli spostamenti da e verso la Cina non hanno subito restrizioni e sono tutt’ora consentiti. Una decisione in tal sens, secondo il parere di molti, avrebbe infatti peggiorato la situazione all’interno del Paese. Dal momento che l’economia sudcoreana dipende dalle esportazioni in Cina, alcuni ritengono vi siano motivazioni politiche ed economiche dietro alla scelta che ha messo la salute pubblica in secondo piano.

I soldati con indumenti protettivi spruzzano disinfettante spray nei vicoli del quartiere come precauzione contro il nuovo coronavirus a Seoul, Corea del Sud, martedì 3 marzo 2020 ( AP Foto/Lee Jin-man)

“Deve esserci qualcosa tra il nostro presidente ed il governo cinese. Per quanto a loro importi solo dell’economia, sembra che questa strategia non renda felice nessuno”, ha commentato Mina, una studentessa di 28 anni iscritta a scienze politiche, ora costretta a vivere in quarantena. Mina confessa di pentirsi per aver votato il presidente Moon Jae-in qualche anno fa. “Capisco si tratti di una nuova epidemia e che nessuno avrebbe potuto prendere la giusta decisione in tempo, però non comprendo perché tengano aperti i confini e, soprattutto, perché offrano così tanti servizi ai non-coreani; motivo per cui molti europei vengono qui e rendono la situazione ingestibile”, aggiunge. Mina è infuriata con il proprio governo poiché quest’ultimo spende molti dei soldi raccolti dalle tasse dei cittadini per effettuare check-up gratuiti sugli stranieri a cui è ancora permesso entrare nel Paese.

Lavoratori con tute protettive spruzzano disinfettante come precauzione contro il coronavirus in un garage di autobus a Seul, Corea del Sud, mercoledì 26 febbraio 2020 (AP Foto/Ahn Young-joon)

Il governo di Seul accusa la chiesa di omicidio

Nonostante la Corea del Sud sia diventata uno dei Paesi con più contagi al mondo a causa del nuovo virus, il governo è stato successivamente elogiato per il proprio operato nel tenere sotto controllo la situazione con successo, individuando pazienti affetti da coronavirus e individui a rischio, mettendoli in quarantena. Questo è accaduto soprattutto all’inizio: tutti i 30 sudcoreani infetti e gli altri casi sospetti erano tenuti sotto controllo; tuttavia, una donna di 61 anni, nota come “il paziente 31”, è diventata famosa dopo aver rimesso in circolazione la malattia che si è poi diffusa rapidamente. Da allora, i social media e le testate giornalistiche hanno smesso di incolpare il governo, e hanno iniziato a prendersela proprio con il paziente 31.

I residenti di Jongno-Gu indossano maschere per il viso e spruzzano disinfettante come precauzione contro il coronavirus presso il tempio buddista Jogyesa a Seoul, Corea del Sud, giovedì 27 febbraio 2020. AP Foto/Ahn Young-joon)

Il paziente 31 è un membro del movimento religioso “Chiesa di Gesù Shincheonji” ed è responsabile di aver trasmesso il virus ad oltre mille persone incontrate a messa. Il governo metropolitano di Seul ha ora sporto ufficialmente denuncia ai danni della congregazione, accusata di omicidio.

La lotta della Corea del Sud contro la Mers

Nel 2015 la Corea del Sud fu duramente colpita dalla Mers (la sindrome respiratoria mediorientale) e diventò il Paese con più contagi al di fuori del Medio Oriente. Al tempo, la Corea del Sud aveva sviluppato un sistema per estendere in fretta le possibilità di effettuare controlli in caso di future pandemie; un sistema a cui sono in gran parte dovute le numerose verifiche di oggi e l’efficace risposta all’epidemia di Covid-19. Il Paese ha svolto il programma di controlli più ampio e ben organizzato al mondo nell’affrontare il nuovo coronavirus, unito ai vasti sforzi per isolare le persone infette, e rintracciare prima e mettere poi in quarantena coloro con cui  queste avevano avuto contatti.

I soldati sudcoreani indossano tute protettive e spruzzano disinfettante per prevenire la diffusione del COVID-19 in una strada di Daegu, Corea del Sud, giovedì 27 febbraio 2020. ( Kim Hyun-tai/Yonhap via AP)

Tuttavia, come prepararsi ad effettuare i controlli non è stata l’unica lezione che la Corea del Sud ha appreso dal 2015. Durante l’epidemia di Mers, il ministero della salute sudcoreano aveva inizialmente tenuto per sé certe informazioni al fine di evitare di seminare panico nel Paese. Questa decisione non fu però approvata dall’opinione pubblica e fu anzi criticata aspramente, poiché impediva al ministero di informare correttamente gli ospedali e i governi municipali. L’esperienza dello scandalo ha dimostrato che tenere all’oscuro l’opinione pubblica in realtà non fa altro che aumentarne la paura. Stavolta il governo non ha esitato a condividere ogni tipo di informazione con la popolazione, scegliendo di essere completamente trasparente. Per diffondere i dati sui contagi è stata persino progettata e lanciata una app che farebbe addirittura partire un allarme nel momento in cui ci si avvicina ad un luogo che è stato visitato da una persona infetta; questo sistema garantisce che le persone possano fare più attenzione e magari scegliere percorsi alternativi. Inoltre, coloro che risiedono in aree e quartieri infetti ricevono importanti aggiornamenti direttamente sul proprio telefono.

I residenti di Jongno-Gu indossano maschere per il viso e spruzzano disinfettante come precauzione contro il coronavirus presso il tempio buddista Jogyesa a Seoul, Corea del Sud, giovedì 27 febbraio 2020. (AP Foto/Ahn Young-joon)

Il merito del governo della Corea del Sud

Il governo della Corea del Sud ha anche deciso di aiutare quello cinese all’inizio della pandemia, inviando oltre due milioni di mascherine in Cina, dove ce n’era un bisogno disperato sin da subito. Un altro passo avanti che ha compiuto è stato quello di stabilire una quota massima di due mascherine alla settimana per tutti coloro che risiedono in Corea del Sud. Rintracciabili attraverso l’ultima cifra della propria carta d’identità, i cittadini possono ricevere due mascherine una volta alla settimana nella farmacia più vicina.

Lavoratori che indossano indumenti protettivi e spruzzano disinfettante come precauzione contro il nuovo coronavirus in un garage di autobus a Gwangju, Corea del Sud, martedì 3 marzo 2020. ( Park Chul-hong/Yonhap via AP)

A differenza dei voli che ha continuato a garantire, la Corea del Sud ha sospeso gli eventi pubblici e ha chiuso le scuole immediatamente, in quanto il coronavirus è in grado di colpire i cittadini in modi e situazioni differenti. Anche tutti i luoghi di culto sono stati costretti a chiudere, o in alternativa a tenere aperto con requisiti extra e precauzioni di sicurezza. Queste regole non valgono però per Shincheonji, che è stata chiusa e letteralmente sigillata a causa dell’altissimo numero di contagi. Anche i templi buddisti sono stati chiusi in Corea del Sud per la prima volta negli ultimi 16 secoli.

Un membro del governo fa un segno mentre lei e i suoi colleghi chiamano i membri della Chiesa di Gesù di Shincheonji per verificare se hanno o meno i sintomi del Covid-19, al municipio di Goyang a Goyang, Corea del Sud, martedì 3 marzo 2020 (AP Foto/Ahn Young-joon)

Al momento, il numero dei pazienti guariti in Corea del Sud ha superato il numero di nuovi contagi giornalieri, creando la sensazione che la situazione stia tornando di nuovo sotto controllo. Tuttavia, chiunque potrebbe diventare il prossimo “paziente 31”, e questo rende difficile predire il futuro. Anche in un Paese con esperienza e ben attrezzato come la Corea del Sud.

Testo e video Komeil Soheili