Mentre Anson parla della sua prima volta con l’eroina, stringe forte il suo bimbo di 18 mesi. Accetta di condividere la sua esperienza a patto che non si scriva il cognome. “Ora è anche suo”, dice rivolgendosi al figlioletto. Tossicodipendente, nato e cresciuto in una piccola cittadina dell’Indiana, la sua colpa da adolescente è stata quella di subire un intervento chirurgico. “Dalle pastiglie antidolorifiche sono passato all’eroina, dall’eroina al fentanyl“.

Anson ha 31 anni, ma ha iniziato a 16. E non è il solo. Secondo i dati di National Survey on Drug Use and Health, è uno dei 19 milioni di americani che sono finiti nel labirinto della tossicodipendenza. Uno dei tanti ragazzi che alle droghe pesanti è arrivato tramite le pastiglie legali. Uno dei pochi che può dire di aver vinto la sua battaglia. Almeno per ora.

Quando Anson ne parla, il timbro della voce è irregolare. “Non posso dire di essere completamente pulito nemmeno oggi, ma il mio obiettivo è trovare un equilibrio”. E spesso “uso ancora medicazioni a base di marjuana per non entrare in crisi”. Anson è vittima di un’epidemia che non si può comprendere attraverso la semplice criminalizzazione dell’uso di stupefacenti. Per capire gli episodi di overdose, infatti, la parola-chiave è prima di tutto painkillers. Dallo xanax all’oxycontin, potentissimo antidolorifico prodotto dall’azienda farmaceutica Purdue Pharma, dalla metà degli anni ‘90 ai dottori d’America è stato consigliato di combattere i malesseri fisici con le pastiglie, non con le terapie. “La società ci diceva che provare dolore, anche il più debole, non era accettabile”. E fino al 2004, secondo i dati raccolti dal libro Dreamland: The True Tale of America’s Opiate Epidemic, opera del giornalista Sam Quinones, un rappresentante di Oxycontin poteva arrivare a guadagnare fino a centinaia di migliaia di dollari di bonus, in un mercato di vendita divenuto miliardario.

Dati alla mano, sono oltre 25 milioni le persone che negli Stati Uniti hanno utilizzato oppioidi prescritti senza motivazioni mediche almeno una volta. Secondo i dati del Centers of Disease Control and Prevention, inoltre, nel 2017 sono stati prescritti oppioidi per 57 americani ogni 100. E dal 1999 al 2017, almeno 218mila persone sono morte di overdose da medicinali come l’oxycontin. “Il tema non è mai stato affrontato con educazione e lungimiranza”, racconta Anson animatamente.

Se utilizzi l’eroina sei considerato un criminale da marginalizzare

Tra febbraio e aprile, i membri della famiglia Sackler alla guida di Purdue Pharma sono stati citati in giudizio dai procuratori generali di New York, Massachussets, Connecticut, Rhode Island e Utah come corresponsabili dell’epidemia degli oppioidi in corso. Un’accusa negata dalla famiglia e ancora da provare nelle sedi opportune. Mentre i vertici di Insys Therapeutics, azienda produttrice di un antidolorifico a base di fentanyl, sono stati condannati a inizio maggio con l’accusa di aver pagato dei dottori per prescrivere il farmaco, anche a pazienti che non avevano i sintomi sufficienti per assimilarlo.

Due casi che hanno svegliato l’opinione pubblica sul tema. Anche perché se non è chiaro come andrà a finire nelle aule dei tribunali, nelle strade del Midwest gli effetti dei painkillers sono già evidenti. E stanno presentando il conto a chi ne è diventato dipendente anni fa. “Il governo ha imposto una stretta sulle prescrizioni, ma così facendo le persone sono ricorse prima a pillole con dosaggio più potente per calmare i dolori della loro dipendenza, poi al mercato nero”. Eric Yazel è un medico e lavora da anni a Jeffersonville, città all’estremo sud dell’Indiana nel cuore di Clark County, al confine con New Albany e il Kentucky. È impegnato 80 ore a settimana, diviso tra il pronto soccorso e il centro ospedaliero Turning Point, residenza pubblica che offre trattamenti di 30 giorni di supporto ai tossicodipendenti. È coordinatore di LifeSpring, centro diurno aperto a chi abusa di droghe. Insegna all’ospedale universitario di Louisville. Ed è asse portante della Clark County Coalition, che si incontra ogni lunedì al Pearl Street Coffee, appena giù dal Clark Memorial Bridge che si erge sull’Ohio River e lega l’Indiana al Kentucky. “Bisogna vincere la battaglia culturale parlando con pazienti e genitori: punire e basta non serve”, spiega Eric. Una sfida difficile, in Stati dove “basta essere in possesso di una siringa vuota in auto per essere arrestati”.

Nelle stanze delle strutture ospedaliere di Jeffersonville, Eric ha visto passare decine di giovani come Anson. E il problema è ancora oggi ben presente. Nel 2009 il numero totale di vittime da overdose in Indiana era 903. Nel 2017 è raddoppiato: 1852, di cui 327 da eroina. “È soprattutto a causa del fentanyl”, racconta Anson. Un oppioide cento volte più forte della moringa, che non odora e non ha sapore, usato dagli spacciatori per tagliare le dosi di eroina, metanfetamina e cocaina, che può provocare la morte immediata di chi ne fa uso. Dopo la stretta sulle prescrizioni da pillole, l’eroina mischiata al fentanyl è diventata attraente agli occhi di tanti: “Più potente dell’oxycontin e meno costosa dello xanax”, dice Anson. Più facile da trovare e meno complicata da assumere.

Mentre in Italia si continua a dibattere sulla cannabis legale, anche le strade di provincia nostrane stanno entrando a conoscenza del fentanyl. Dall’ottobre 2018, il trend di crescita è preoccupante. Nell’ottobre 2018 sono stati 6 gli arresti per traffico di cerotti al fentanyl in provincia di Cosenza. A cui si devono aggiungere il sequestro di 20 grammi a Roma e di due grammi a Cinisello Balsamo a Milano. E l’arresto, ad aprile, di un 42enne a Salò nella cui casa sono stati trovati 23 grammi di fentanyl e 1400 euro in contanti legati alla loro vendita. Per comprendere il potenziale inquietante di questo mercato in Italia, è utile capire cosa sta succedendo in America. In particolare nel Midwest, dove trovare un cocktail di stupefacenti è semplicissimo.

Per gli investigatori Usa, la regola per intercettare le droghe pesanti è sempre la stessa: follow the money

Segui i soldi. Gli spacciatori, negli ultimi vent’anni, si sono ingegnati in ogni modo per sviare l’attenzione delle autorità. In particolare i Xalisco Boys, gruppo messicano omonimo della piccola cittadina di cui è originario, Xalisco, tra i maggiori produttori della cosiddetta “eroina nera”, sono diventati famosi in tutti gli Stati Uniti per il loro sistema di delivery.

I vertici di queste famiglie, infatti, hanno inventato un impianto di consegna dell’eroina via auto, anticipando, di fatto, i tempi della gig economy. E la forza di questo sistema è stata la sua riproducibilità. La polizia mette in carcere dieci autisti? Ne arrivano altri dieci. Gli investigatori fanno arrestare i vertici di una delle cellule? Vengono sostituiti da una nuova nel giro di settimane. Il 12 giugno 2000, una mastodontica operazione della Dea americana, “Operation Tar Pit”, ha fatto luce sul sistema e stralciato i protagonisti che l’hanno introdotto. Ma ancora oggi, gli eredi dei Xalisco Boys continuano a lavorare a pieno regime.

E per i consumatori del Midwest, come lo è stato Anson, la regola è simile a quella degli investigatori. Cambia, però, l’oggetto: follow the river. Segui l’Ohio River. Lungo le sue sponde, che bagnano Kentucky e Ohio, West Virginia e Indiana, infatti, sono sufficienti otto dollari per comprare una “bag”, una dose di eroina. Gli sguardi attenti all’acquisto e alla vendita, in questa parte dimenticata d’America, si incrociano tutto il giorno e ovunque. Nei parcheggi pubblici e nelle stazioni di servizio. Di fronte alle stanze dei motel e vicino alle scuole. Dietro le chiese e di fronte ai centri di riabilitazione, dove gli spacciatori attendono l’uscita degli ex tossicodipendenti cercando di farli tornare nell’oblio fin da subito. Dal nord dell’Indiana a sud, dove la merce in arrivo dal Messico finisce nelle strade dell’Indiana dopo essere stata smistata nei centri di Louisville in Kentucky. Dall’ovest all’est, che subisce l’influenza delle città dell’Ohio come Columbus.

“Ma la decisione di uscirne spetta sempre a chi ha iniziato”. Lisa Livingston è la fondatrice della struttura Breakaway. Un passato da tossicodipendente e un presente pieno di timori, Lisa è diventata un caso giudiziario dopo che la Corte Suprema dell’Indiana ha ribaltato una precedente sentenza che l’avrebbe condannata a 30 anni di prigione per possesso di droga. Nel 2017, ha aperto la residenza: due villette a due piani, situate lungo un vialone alberato a New Albany, a una manciata di chilometri dal Kentucky. “Una casa per donne, gestita da coloro che ne sono uscite”, spiega Liza. Nella prima casa vive chi deve finire i sei mesi di attività per ricevere il diploma che ne attesta la loro sobrietà. Nella seconda, invece, il gruppo di chi ha finito il percorso. Il programma coinvolge 14 donne e costa 100 dollari a settimana: “Non posso dire che ci guadagniamo, senza la raccolta fondi da privati avremmo chiuso da tempo”.

Breakaway offre un’alternativa a chi, in libertà vigilata o no, è alla ricerca di una seconda vita. “Il percorso è duro, ma apriamo canali per dare loro un lavoro”, dice Liza. Ci sono giovanissime come Carmada, 19 anni, che ha iniziato a 11 con lo xanax e a 14 con la metanfetamina prima di passare all’eroina. In libertà vigilata, è stata arrestata per possesso illegale di droga. “Tutta la mia famiglia è tossicodipendente: ho dovuto scegliere tra loro e me”. Autumn invece ha 24 anni. La droga le ha portato via tutti i denti. Si scusa perché “non riesco più a parlare bene”. Sa che il futuro da infermiera, suo sogno, sarà difficile da raggiungere. Non a tutte, tra le diplomate a Breakaway, va bene. Le due case sono dedicate a Carrie, morta a 35 anni di overdose, poco dopo essersi diplomata nel 2018. E a Nicole, rimasta uccisa a 30 da una dose di eroina dopo settimane di astinenza. “Siamo consapevoli che basti una volta per crollare”, dice Lindsey, che a 23 anni ha provato tutto: pillole a 13, metanfetamina a 18, eroina a 22.

Voglio vivere come una persona normale ora

L’Indiana ha aperto gli occhi su profili come Anson e Lindsey solo da poco. “Da quando sono iniziate a morire di overdose le persone della classe media”, spiega Eric. Che nella Clark County Coalition lavora al fianco di educatori e psicologi, pastori e assistenti sociali, avvocati e medici, fino a giudici di contea. Come Brad Jacobs, che da poco più di un anno sta sviluppando un programma chiamato Clark County Addiction Treatment and Support (Ccats), che permette alle persone arrestate per possesso illegale di stupefacenti di entrare in un programma di reintegro nella società. “L’85% di chi ho di fronte in corte torna in carcere per possesso di droga poco dopo il primo rilascio”, spiega Jacobs. Per questo un progetto come il Ccats è prezioso. I partecipanti del programma si affidano proprio a centri come Lifespring, dove Eric lavora: “Solo in Clark County nel 2016 le morti per overdose sono state 89”, ricorda. Fu l’anno in cui i fari dell’opinione pubblica si accesero di nuovo sul Midwest: “Non sono più solo i senzatetto, stanno morendo di overdose i millennials della classe media: figli di medici e nipoti di idraulici, costruttori e insegnanti, amici di professori e imprenditori”.

In Clark County, grazie ai percorsi educativi introdotti e a un aumento dei fondi federali, negli ultimi tre anni si è registrata una flessione del 40% dei casi di overdose. Ma ciò che nelle altre Clark County d’America preme a pazienti come Anson e Lindsey e ad addetti ai lavori come il giudice Jacobs e il dottor Eric, è che alla criminalizzazione prevalga sempre un processo di educazione. Perché le persone dipendenti da eroina sono persone da curare. “E ognuno di noi è diverso”, ripete Anson abbracciando il figlioletto. “Ci sono passi avanti, ma il sistema deve capire che siamo esseri umani. Bisogna fare presto”.