Sarajevo: un nome, una città, un territorio che evoca nella mente di molti tanti e distinti ricordi. Dalle Olimpiadi invernali del 1984, ospitate quando ancora Sarajevo è parte integrante della federazione jugoslava e che molta speranza hanno trasmesso a tutta la zona balcanica, alla guerra che appena sette anni dopo inizia ad imperversare ed a mietere vittime. Il nome di Sarajevo dunque, da anni per ragioni completamente opposte è spesso sotto i riflettori internazionali. Dalle colombe lanciate dallo Stadio Olimpico nel 1984, ai mitra dell’assedio durante la guerra civile jugoslava. Antonio Borrelli, nel suo reportage dell’aprile 2017, va alla ricerca proprio della “Sarajevo Olimpica”.
Cosa è rimasto di quell’avventura del 1984? La guerra ha cancellato tutti i segni? La città, oggi capitale della Bosnia Erzegovina, certamente rispetto alla fine del conflitto sancita con gli accordi del 1995 sembra aver fatto netti passi avanti. Gran parte dei quartieri sono stati ricostruiti, le cicatrici fisiche sono confinate più che altro in periferia. Ma quelle morali sono ben visibili, ben distinguibili. Lo spirito olimpico del 1984 sembra svanito, lo si ritrova solo nelle insegne sbiadite ed in vecchi gadget. Sarajevo, come testimonia Antonio Borrelli, sembra ancora sospesa a metà tra il sogno delle Olimpiadi e l’inferno della guerra.

CAPITOLI
  • PARTE 1

    Cosa rimane della Sarajevo olimpica?

    C’era fermento a Sarajevo, in quello strano febbraio del 1984. Le Olimpiadi invernali erano alle porte, tra l’incredulità e l’aspettativa generale dopo l’assegnazione dei primi Giochi in un Paese comunista. Da settimane alcune migliaia di giovani di tutta la Bosnia...

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  • PARTE 2

    Il Paese europeo che non vuol sentire parlare di Europa

    Da Sarajevo - Il benvenuto di Sarajevo ai suoi ospiti è quello delle città che promettono storie e leggende da raccontare.Il suo skyline contraddice ogni aspettativa o categoria geo-culturale, così dalle montagne la vista si sviluppa tra grattacieli nuovi, palazzine degradate,...

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