Autorità tradizionali
Testo Jacopo Lentini
Foto Evans Ahorsu

Autorità tradizionali

Una parte dell’immaginario collettivo occidentale sull’Africa è occupata da capitribù, capivillaggio e re. Oltre l’aspetto folcloristico, più comunemente rappresentato, le autorità tradizionali, in realtà, sono spesso indispensabili per il funzionamento dello Stato. Sebbene siano presenti in modo trasversale nel continente, in Ghana, uno tra i Paesi subsahariani più stabili ed in crescita, sono particolarmente importanti. “Secondo un proverbio delle nostri parti, puoi fare a botte con qualcuno della famiglia reale, ma non puoi offenderlo” racconta Prince Barak, giovane di Tamale, capitale della Regione Settentrionale e terza città del Paese. Fuori dal centro urbano regna la savana. In queste zone più remote, l’influenza dei capi locali sembra essere ancora più importante che altrove. Prince è figlio del vice-capo di un villaggio a pochi chilometri dalla città. “Quello di mio padre non è un titolo molto importante, ma se abitassi nella sua giurisdizione ci sarebbe sicuramente più gente a trattarmi con un certo riguardo”.

A Zabzugu, a 150 km ad est di Tamale, capitale della Regione Settentrionale, e a pochi km dalla frontiera con il Togo, il reggente del distretto, Salifu M. Lagfu, si appresta a nominare un nuovo vice-capo. La cerimonia è detta “enskinment”, dall'inglese “skin”, pelle, in riferimento al tappeto di pelle animale su cui si siede il nominato

Custodi della terra

“Mia madre aveva comprato un terreno, ma una volta andata a visitarlo ha trovato della gente che vi costruiva e sostenevano di averlo acquistato anche loro. Si è rivolta al capo locale per risolvere la questione”, racconta Zuu Tiparga, studente universitario di Tamale. Le doppie vendite di uno stesso lotto di terra non sono rare e le autorità tradizionali sono l’immediato punto di riferimento prima di ricorrere alla giustizia ordinaria. La questione è centrale in Ghana: lo Stato possiede solo il 20% delle terre nell’intero Paese, mentre la restante parte è gestita dai capi, che ne regolano dispute e concessioni. Ogni iniziativa di modifica del territorio deve fare i conti con loro, che non sono di certo nuovi all’idea di sviluppo. Secondo l’antropologo Valerio Colosio, infatti, in alcune regioni del Ghana, già in tempi remoti “lo sviluppo veniva definito attraverso un vocabolo indigeno, nkosuo. Non si trattava di una pratica inventata ed importata dagli occidentali con la colonizzazione inglese, bensì di un concetto locale. Il nkosuo, in origine, designava il disboscamento di un appezzamento di terreno al fine di rendere possibile l’attività agricola”.

Una donna prepara farina di baobab nella comunità Yinduri, nell’estremo nord del Ghana, a pochi chilometri dal Burkina Faso. Si tratta di un alimento tipico delle regioni settentrionali, in piena savana

Se la forza delle economie occidentali deriva dalle iniziative del settore privato, qui la peculiarità sono le comunità locali in grado di dare luogo a progetti condivisi. “Per noi che lavoriamo nel settore agricolo, la figura del capo villaggio è fondamentale. Occupandoci della coltivazione di anacardi, alberi che richiedono tempi lunghi di maturazione, abbiamo necessariamente bisogno che gli agricoltori della zona ottengano da lui la garanzia di avere la terra a disposizione per un certo numero di anni”, spiega Mauro Bartolomeo, responsabile del Ghana per l’Ong Ciss (Cooperazione Internazionale Sud Sud), che opera nelle regioni di Brong Ahafo e quelle settentrionali. A differenza dei contesti urbani, in cui il carisma dei capi è talvolta annebbiato da una moltitudine di pastori religiosi o imprenditori di successo, nelle zone rurali il rispetto sacro verso il leader, da parte della sua comunità, è la chiave per la buona riuscita della cooperazione. Secondo Bartolomeo “i contadini beneficiari del progetto hanno una sorta di debito nei suoi confronti, ed è lui ad indicare chi tra I tanti ne farà parte, facendosi garante della loro motivazione a parteciparvi”.

Cantare alle cerimonie ufficiali spetta a chi ne ha il titolo, ovvero il “gonje”, che dà inizio alla musica. "Ho saltato la scuola per venire qui. Non volevo perdermelo" racconta Abdul-Razak Lagfu, giovane originario di Zabzugu ma trasferitosi a Tamale per cercare lavoro

Scontro tra sistemi

Le autorità tradizionali non sono una struttura parallela allo Stato moderno, ma integrata ed in competizione con lo stesso. “Il Parlamento non ha il potere di emanare alcuna legge che deroghi all’onore e alla dignità dell’istituzione della leadership tradizionale”, si legge al capitolo 22 della Costituzione del Ghana. Durante il periodo coloniale I capi ottennero un enorme potere, necessario per servire gli interessi dei britannici, e da quando il Ghana è divenuto indipendente nel 1957, svolgono un ruolo di mediazione tra la popolazione locale e le istituzioni governative, alle quali sono comunque subordinati.

Quando non sono le donne ad essere capi tradizionali, il loro ruolo ha comunque un peso. Mary è la leader delle contadine della comunità di Kudzra, nella Regione del Volta

“Conosciamo le nostri origini e cerchiamo di trasmetterle ai giovani. La strada per lo sviluppo passa attraverso la nostra cultura”, afferma Obrempong Nyanful Krampah XI, membro della Camera Nazionale dei Capi, il livello più alto di amministrazione del sistema tradizionale. Nonostante il titolo dal suono ancestrale, Krampah XI è al passo coi tempi, come tanti altri capi, almeno nelle zone urbane. Ha una società di import-export di forniture per cantieri minerari, e durante una pausa lavoro, distolto lo sguardo dal pc di ultima generazione, esprime preoccupazione sul futuro del suo ruolo: “La nostra leadership sta perdendo forza col passare del tempo”. Se per certi versi i capi hanno acquisito più rilevanza rispetto al passato, il loro potere è oggi circoscritto e allineato alle strutture moderne, tanto da avere un Ministero degli Affari Tradizionali.

Giovani donne durante la celebrazione funebre del defunto capo del distretto di Fodome, nella Regione del Volta. I funerali durano fino a 3 giorni

Per legge i capi non possono candidarsi, ma il distacco dalla politica è solo formale. Krampah XI ha di recente accusato il governo di cercare di infiltrarsi nelle cariche tradizionali, nominandovi illecitamente figure vicine al partito di maggioranza, e dando vita ad una battaglia legale. “È un atto criminale per natura, che distrugge la reputazione delle istituzioni” ha dichiarato. La relazione tra I due apparati dello Stato è sempre stata accesa. “La politica cerca di non immischiarsi apertamente negli affari tradizionali, perché ha bisogno del favore dei capi per vincere le elezioni. Ma lo stato moderno ha un’autorità più vasta ed ottiene spesso la fetta più grande della torta”, spiega Alhassan Anamzoya, sociologo presso l’Università del Ghana della capitale Accra. “L’Africa deve trovare il proprio modello di sviluppo e non imitare quello dei Paesi occidentali”. Quest’affermazione, certamente condivisibile, appartiene un po’ a tutti: dagli economisti ai cooperanti internazionali, ma soprattutto agli africani.