Mthunzi
La terra dei bambini giganti
Testo di Daniele Bellocchio
Fotografie di Lorenzo Cicconi Massi

Mthunzi: la terra dei bambini giganti

Ci sono storie che bisogna osservare, leggere, ascoltare e assorbire tutte d’un fiato. Sono le storie che si scoprono la sera, al tramonto, in quella che è l’ora dei racconti, non delle notizie. Perché nella calma di fine giornata la notizia non c’è, la frenesia dell’evento è assente, scompare, cede il campo invece alle storie minori, all’intimità della confessione, al brusio dei ricordi e al baratto degli aneddoti.

Le storie personali, che si svelano quando la Storia tira il fiato, sono incanto per il fotografo che rincorre infatti la luce della sera perché in questa vi trova un’umanità che si spoglia delle fatiche del giorno e si prepara a rivelare con racconti, che hanno il potere di spiegare il disordine delle vite, verità che le notizie non lasciano intuire o, se lo fanno, questo avviene nella logica dei grandi numeri, delle interpretazioni geopolitiche, delle analisi sociologiche e delle vicende collettive.

Rientra, in questa categoria di storie silenziose e private una serie di fotografie che descrivono, all’ora del tramonto, un mondo fuori rotta e lontano dai sentieri della frenesia dei fatti ma dove invece vive, vivide e pulsanti si dipanano decine di storie preziose e rare che sono il racconto di uno spaccato del nostro contingente ignorato dai più ma vero, malinconico, sincero e paradigmatico.

È un reportage poco ortodosso, questo servizio fotografico di Lorenzo Cicconi Massi, è un lavoro controcorrente, realizzato in Africa, ma che rifugge drammi ontologici e condanne esiziali. Travolgono le sue istantanee perché fanno star bene, sono bellezza tangibile, remissione del dramma senza spettacolarizzazione del dolore, sono il frutto di una poetica creatrice che ha saputo raccontare l’utopia che tiene viva la speranza di poter essere migliori un giorno.

Sta per calare la sera in Zambia, il bailamme della capitale Lusaka è alle spalle e nell’ora del tramonto, nel campo di calcio del centro di accoglienza Mthunzi aperto dalla Onlus Amani, quaranta ragazzi che vivevano abbandonati a sé stessi sui marciapiedi della città si riappropriano della vita con giochi e acrobazie. Uno di loro effettua un esercizio di ginnastica rimanendo in equilibrio a braccia larghe illuminato dalla luce penetrante del tramonto: sospeso, etereo, felice.

È una foto in bianco e nero che, nell’assenza del colore, rimette allo spettatore l’essenza della storia che racconta. Una foto che si sviluppa dal basso verso l’alto, che unisce più piani, decontestualizzata per essere così duratura e perpetua, con un cielo livido a far da cornice e con una semplice, travolgente e universale esultanza di un bambino come soggetto.

“Quante volte ho visto i miei figli esultare allargando le braccia, è un gesto di gioia e di vittoria per un bambino” – spiega l’autore dello scatto: ”Il concetto di reportage non appartiene al mio pensare fotografico. Non ho fatto questo servizio per raccontare abitudini, costumi e problematiche: sono stato in un mondo sconosciuto, e che non avrò mai modo di approfondire abbastanza, per cercare dei punti in comune fra questi ragazzi e i miei figli. Sono qui per vederli giocare, perché loro sono come tutti i bambini del mondo”.

Il Centro di Mthunzi è stato realizzato insieme a Koinonia Community, un’organizzazione non profit presente in Kenya, Zambia e Sudan, ispirata dal missionario comboniano padre Renato Kizito Sesana che si impegna nel recupero di bambini e ragazzi di strada. Il primo gruppo di giovani guidati da Padre Kizito arrivò nel Centro negli anni Ottanta, in una casa con 40 ettari di terreno, in aperta campagna, a 15 chilometri dal centro città. I ragazzi di Koinonia cominciarono a coltivare la terra, e con discreto successo.

Poi la crisi economica e l’Hiv colpirono il Paese, e quella prima, piccola comunità fu sul punto di finire; di essere annientata. Ci fu però una reazione, dalle fondamenta. Padre Kizito, prendendo esempio dall’esperienza di Koinonia Kenya, decise di accogliere i tanti bambini che si stavano riversando nelle strade di Lusaka perché abbandonati da famiglie sempre più travolte dalla miseria o perché orfani.

Amani, dall’Italia, comprese da subito l’importanza di questa scelta, e la sostenne. L’accoglienza dei bambini è diventata da allora il cuore dell’attività, e quella prima casa, avviata negli anni Ottanta, è oggi il nucleo del Centro, dove decine di ragazzi vivono e attraverso la ginnastica acrobatica cercano di costruirsi un futuro.

Ogni storia ha il suo palcoscenico e il suo retrobottega e nelle immagini di Lorenzo Cicconi Massi, il dietro le quinte non è visibile. Il passato, consumato sui marciapiedi a mendicare compassione e pane di giorno, e a stordirsi di paura e solventi la notte, non è manifesto.

L’autore non ha ricercato la messa in scena del dramma e quei giorni di fame, indifferenza e odio sono percepibili, negli scatti, come una delicata eredità di tracce immateriali visibili in uno sguardo fiero di una ragazza che sfida l’obiettivo con un sorriso pregno di riscatto, in un corpo teso che cerca, tendendo tutti i muscoli, di liberarsi dai demoni che lo albergano, in una zanzariera stesa ad asciugare che, gonfiata dal vento, diventa un aquilone o una nuvola con cui giocare per riparare così la fantasia, dai torti della strada e della vita.

“Il dolore… come si fa a essere pronti ad accettare il dolore quando hai 10 anni e la vita ti mette davanti alla morte e all’abbandono?” si domanda il fotografo.

Ma è lo stesso Lorenzo Cicconi Massi che aggiunge: “Adesso, quegli ex ragazzi di strada sono studenti, giocatori di calcio e grandi acrobati. Impegnano gran parte dei pomeriggi ad allenarsi, costruendo grattacieli umani, gli uni sugli altri, i piedi appoggiati sulle spalle del compagno, consapevoli dell’importanza di ogni anello della catena. Sono comunità, sono squadra, sono ragazzi che vivono e che finalmente hanno una prospettiva di futuro”.

È l’ultimo spicchio di luce, il giorno sta concedendosi alla notte senza opporre troppa resistenza, sono gli ultimi minuti nel Centro di Mthunzi per potersi esercitare ancora. Un uomo di vent’anni, un tempo pure lui un bambino che ha conosciuto la violenza e l’accattonaggio negli anni dell’alfabeto, e che ora insegna ai nuovi arrivati ad arrampicarsi sui sogni, cammina statuario reggendo sulle spalle uno dei ragazzi del centro.

Procedono fermi e fieri i due acrobati, avanzano verso un orizzonte prossimo, e si riappropriano del loro presente sovvertendo le regole prestabilite che li vorrebbero con i piedi saldi a terra e la testa sulle spalle.

Con la testa per aria e i piedi sulle nuvole invece camminano delicatamente, formano un corpo solo mitologico, fantastico e si congedano dall’obiettivo di Lorenzo Cicconi Massi.