(Durazzo, Albania) Accende una sigaretta davanti al suo bicchiere pieno di Rakia. Poi inizia a raccontare. “È accaduto tutto in modo naturale. Sono andata da mio padre e gli ho detto: ‘Voglio tagliarmi i capelli, da ora in poi non li lascerò più crescere’. Così ho fatto il mio giuramento e da quel momento sono una burrnesha“. Diana Rakipi aveva 17 anni quando ha deciso di cambiare per sempre la sua vita e diventare Lali. È bastato un colpo di forbici ai lunghi capelli scuri e la promessa fatta alla famiglia: niente matrimonio né figli. Diana sarebbe diventata l’uomo di casa. “Fin da quando ero piccola mi vestivo come un ragazzo e giocavo solo con i maschi. Era una cosa naturale per me”.

Essere burrnesha

Pensa, agisce e si veste come un uomo. E come tale è riconosciuto dalla società in cui vive. Può bere, fumare, usare armi e prendere decisioni. La burrnesha (dalla parola burr- uomo, declinata al femminile) è una donna solo sui documenti di identità. “Guardami – ordina Lali dopo aver posato la Rakia – diresti mai che sono una femmina?”. Voce profonda, viso segnato dal tempo e basco militare sempre in testa, Lali è una delle ultime burrneshe rimaste in Albania.

Nelle zone montuose nel Nord del Paese, al confine con Kosovo e Montenegro, molti aspetti della vita quotidiana sono ancora oggi regolati da vecchi rituali e da un antico codice medievale, il Kanun di Lekë Dukagjini. Secondo le prescrizioni del codice, il ruolo della donna è strettamente circoscritto.”Le Montagne Maledette. Qui, lo dicono le antiche leggi, la donna è solo l’ombra dell’uomo, il contenitore del suo seme, un otre fatto per sopportare. Ma la donna può anche sparare col fucile, bere grappa ed essere trattata da pari a pari: basta che diventi uomo”, si legge in Vergine giurata della scrittrice albanese Elvira Dones.

Così, per godere dell’indipendenza e delle libertà concesse agli uomini, molte giovani in passato hanno fatto voto di castità e rinunciato alla propria identità femminile. E dal “giuramento di conversione”, spesso fatto davanti ai capi del villaggio, non si poteva più tornare indietro. “Ogni burrnesha ha una storia diversa – racconta Lali -. Se in una famiglia ci sono solo figlie, alla morte del padre, una di loro dovrà prendere il suo posto. Ma c’è anche chi ha scelto di essere una vergine giurata per scappare da un matrimonio combinato. Io invece ho perso mio fratello e, senza accorgermene, sono diventato quello che sono”.

L’ultima burrnesha

Lali fischietta mentre guarda il mare di Durazzo in tempesta. “Ho fatto questa scelta per essere libero“, ammette. E i ricordi tornano subito alla sua infanzia. Nata al nord, nella cittadina di Tropoja, all’età di 8 anni Diana si è trasferita con la sua famiglia nella cittadina sulla costa albanese. Lì, poco più che adolescente ha fatto il suo giuramento. “Giocavo a calcio e indossavo i pantaloncini come un ragazzo, ma avevo i capelli lunghi. Tutti mi chiedevano se fossi maschio o femmina così ho deciso di tagliare la mia chioma ondulata e non mettere più in imbarazzo mio padre. Poco prima era pure morto mio fratello. Diventare burrnesha è stato naturale“.

“Essere una burrnesha significa essere una ‘donna forte’ per via del giuramento a cui teniamo fede – afferma fiero Lali -. Siamo donne di natura, ma il nostro senso del dovere è superiore a quello degli uomini. Le donne normali invece non possono essere delle burrneshe: sono sposate e hanno figli”.

Ora che Lali non lavora più, trascorre le giornate in compagnia degli amici. Si ritrovano al bar a fumare, bere Rakia e giocare a carte. “Quando cammino per la città mi chiamano ‘signore’. Perché dovrei contraddirli?”, ci domanda. Carattere duro e aggressivo, a prima vista Lali può intimidire chi si avvicina. Ma dietro ai suoi modi di fare un po’ burberi, si cela un grande amore per la sua famiglia e rispetto per il prossimo, come vuole la tradizione albanese.

Diventare burrnesha significava diventare un uomo a tutti gli effetti e questo comportava grandi rinunce. Niente matrimonio, nessun figlio o rapporto sessuale. “Ho due sorelle più piccole alle quali sono molto legato – racconta Lali -. Hanno sempre rispettato la mia decisione e io non ho mai sentito alcuna mancanza. Loro hanno dei figli che mi chiamano ‘zio’ e per me è normale così”.

Se infatti c’è chi si è pentito della scelta, Lali si dice “felice di quello che sono diventato. Ho mantenuto la promessa fatta da giovane a mio padre. Tornando indietro rifarei tutto, è nella mia natura”. “Quando mi guardo allo specchio, vedo me stesso – confessa -. Sarei potuta diventare un’attrice con i miei capelli lunghi, ma ho scelto un’altra strada. Sono un esempio per il popolo albanese e sento un grande vulcano dentro di me”.

Burrnesha oggi

Sono poche le vergini giurate rimaste oggi in Albania. Anche se il Kanun continua ad avere grande importanza nelle zone rurali del Paese, l’usanza è quasi del tutto scomparsa. “C’è qualche ragazza che al giorno d’oggi vuole diventare vergine giurata. Secondo me però il tempo delle burrneshe è finito: ora il Kanun non ha più tutto il valore che aveva all’epoca – spiega Lali -. Il mio consiglio alle giovani albanesi è di studiare e avere una buona educazione. Solo così si può diventare qualcuno senza soffrire come abbiamo fatto noi”.

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