Il lancio di molotov, il fumo dei lacrimogeni, le tensioni tra manifestanti e polizia. Le immagini dell’assalto al palazzo del governo albanese dello scorso febbraio hanno fatto il giro del mondo. Nonostante gli appelli alla calma della Comunità internazionale, lo scontro tra forze di maggioranza e opposizione si è esacerbato, approdando dalla piazza ai vertici delle istituzioni e arrivando a pregiudicare anche il futuro dell’Albania in Europa. Eppure la crisi che sta attraversando il Paese ha radici ben più profonde e risalenti nel tempo. Quattro storie diverse tra loro che raccontano la giovane democrazia balcanica nel presente alla luce del suo controverso rapporto con il passato.

Quello con il regime comunista di Enver Hoxha, letto attraverso uno dei suoi tratti più peculiari, gli oltre 700mila bunker costruiti negli anni Settanta e Ottanta per dare rifugio alla popolazione contro un immaginario attacco dell’imperialismo occidentale e del socialimperialismo sovietico. Quei bunker sono divenuti parte del patrimonio genetico del Paese che li ha distrutti, preservati, riconvertiti. Altra eredità del comunismo è il Metalurgjiku, la monumentale fucina di metalli pesanti, fiore all’occhiello del piano di industrializzazione avviato da Hoxha. Un sito industriale, ora in larga parte dismesso, dall’impatto ambientale devastante che ha reso Elbasan la città più inquinata dell’Albania. Alla contaminazione della terra, delle acque e dell’aria, si sommano oggi gli sviluppi incerti di un capitalismo che sta stravolgendo il volto del Paese. Tappa poi a Kucova, Albania centrale, conosciuta come Petrolia ai tempi dell’occupazione fascista e ribattezzata città di Stalin negli anni della dittatura comunista. Ora Kucova si prepara all’ennesima metamorfosi. Tra gli scheletri della raffineria di petrolio dell’Azienda Italiana Petroli Albanesi e i rottami dei velivoli made in Urss, sorgerà la prima base aerea Nato nella regione. Un investimento di 50 milioni di euro che punta a fare dell’Albania l’avamposto dell’alleanza atlantica nei Balcani.

Infine un reportage sull’influenza della Turchia di Recep Tayyip Erdogan in Albania, terra di conquista dell’Impero ottomano. Un’alleanza politica, economica e religiosa che è uscita scossa dalla notte del fallito colpo di Stato in Turchia del 15 luglio 2016. Da alleato a sorvegliato speciale, il Paese delle aquile è accusato di essere il centro delle attività di Fethullah Gulen, predicatore turco sospettato numero uno del golpe, nei Balcani. Una spina nel fianco che rischia di minare i rapporti tra Ankara e Tirana.

TRASPARENZA

Questo reportage è stato realizzato con il sostegno dei lettori. Qui di seguito tutte le ricevute delle spese sostenute dal reporter