Questo reportage è stato realizzato grazie al contributo di Aiuto alla Chiesa che Soffre

Baghdad (Irak) «Benvenuto, viva il Papa» è il ritornello che un migliaio di cristiani canta a ripetizione. Tutti allineati come sardine lungo la strada che parte dall’aeroporto di Baghdad. Ogni fedele ha un cartellino con la figura di Francesco, molti portano i cappellini con la faccia del Santo Padre e tuti sventolano le bandierine del Vaticano e irachena. Trepidazione e gioia si toccano con mano in mezzo a questo popolo perseguitato e ridotto sempre più al lumicino (meno di 300mila) da guerre e crisi economica, che costringono i cristiani a subire la legge del più forte. «Sto coronando un sogno non solo mio, ma dei nonni, che dicevano sempre: Vorrei tanto vedere il Papa» racconta Haklan Daniel, una donna che si protegge con la visiera dal rischio virus.

I cristiani sono arrivati con una lunga colonna di autobus. L’anziano che si sgola inneggiando al Papa, la famiglia felice di aver portato il figlio piccolo, le amiche di mezza età, che fanno a gara per mettersi in posa per una foto. E preti giovani, ma alcuni con le tonache tradizionali d’altri tempi, che corrono avanti e indietro per preparare la coreografia. «I cristiani hanno una grande tentazione di emigrare, di lasciare il paese per andare in America o in Europa a causa delle persecuzioni che hanno vissuto» spiega don Daniele, che viene da Porto San Giorgio nelle Marche e compie la sua missione in Irak. «Questa è una chiesa martire. La presenza di Francesco sarà un grande segnale di speranza per resistere e vincere contro la morte» spiega il sacerdote italiano.

Quando arrivano i motociclisti schierati a testuggine con i lampeggianti accesi la folla cristiana esplode invocando Francesco. Il Papa sporge la mano dal finestrino di una berlina, che va piano, per salutare tutti. Il Santo Padre sorride consapevole del viaggio storico che sta compiendo, il primo di un Pontefice in Irak, culla di civiltà e del cristianesimo, ma pure terra insanguinata da decenni di guerre.

Più avanti le autorità irachene per non essere da meno, rispetto al tripudio cristiano, hanno fatto arrivare una folla musulmana. Peccato che osservando i simboli sugli autobus e parlando con le persone che innalzano striscioni di benvenuto per il Papa si scopre che quasi tutti sono militari o poliziotti in borghese teoricamente in libera uscita.

La visita del Papa è super blindata fin dal convoglio infinito di mezzi che sfilano dall’aeroporto al centro città. Francesco è stato accolto dal primo ministro Moustafa al-Kadhimi, che ha schierato i tradizionali beduini con le scimitarre sguainate per rendere gli onori all’ospite.

Le strade di Baghdad sono surreali, totalmente deserte, a causa del lockdown scattato per il virus, che in realtà è molto utile per garantire la massima sicurezza al viaggio papale. Agenti e soldati presidiano ogni incrocio e per andare ovunque, anche con il permesso stampa, incappi in decine di posti di blocco.

L’ambasciata americana ha diramato, a sorpresa, un’allerta sicurezza sottolineando che potrebbero essere presi di mira snodi di trasporto, luoghi pubblici, sedi governative ed interessi Usa. «C’è una minaccia di attacchi con droni e razzi contro i civili e altri obiettivi in Iraq» ha fatto sapere la rappresentanza diplomatica. I gruppi sciiti filo iraniani della cosiddetta «resistenza irachena» hanno minacciato nuovi attacchi, ma sembra che rispettino una tregua per la visita del Papa.

Dopo la visita da protocollo al palazzo presidenziale Papa Francesco è stato accolto dalla chiesa di Nostra Signora della Salvezza. La prima tappa con la comunità religiosa, a cominciare dai vescovi di tutti i riti cristiani, avviene non caso in una chiesa insanguinata. I volti di 42 martiri sono raffigurati su uno striscione che ricorda l’assalto del 2010 quando una cellula jihadista ha fatto fuoco all’impazzata durante la messa.

Il grosso dei fedeli segue il Papa all’esterno su un megaschermo, ma appena arriva e lo vedono da vicino scatta un tifo da stadio.

Quando la cerimonia si conclude i giovani cristiani se ne vanno cantando «Papa Francesco» con tanto coraggio in più.

TRASPARENZA

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