La domenica mattina a Parigi, mentre molti sono ancora a letto a smaltire la sbornia, pensando a come un delizioso croissant e del formaggio potrebbero aiutarli, molti altri alle nove in punto stanno già dedicando il proprio tempo a Dio. Accanto ad un ristorante indiano, in questa piccola chiesa evangelica nel quindicesimo distretto, si sta radunando un gruppo di giovani musicisti per accordare gli strumenti. Come ogni settimana, decine di credenti vestiti da cerimonia seguono il sermone sulle loro bibbie consumate o sul proprio iPhone. Alcuni di loro sono partiti dalle Alpi e hanno viaggiato 7 ore in autobus per partecipare alla funzione religiosa. L’austerità del luogo attenua la sensazione di accoglienza, eppure la musica ricrea lo spirito di una festa di compleanno. Suonano i tamburi, la chitarra elettrizza l’ambiente e tutti alzano le mani cantando, mentre il pastore alla tastiera scandisce il ritmo dell’omelia. Nel mondo al di fuori, la gente di passaggio osserva sbigottita quella folla così animata.

Farsi spazio nel Paese della laicità

Per comprendere questo fenomeno è necessario fare un tuffo nel passato. L’Evangelismo è un movimento religioso internazionale, parte del Protestantesimo, impegnato a diffondere il messaggio del vangelo per cui Gesù Cristo è il salvatore dell’umanità. Le sue radici in Francia vengono solitamente ricondotte al 1800, e varie correnti teologiche hanno contribuito alla sua fondazione.

La natura eterogenea dell’evangelismo rende difficile definirne i membri. “Bisogna fare molta attenzione. Parliamo di Pentecostalismo, di Metodismo, di Battisti, di Assemblee di confratelli…?” avverte Olivier Comtesse, Pastore della chiesa “La Pépinière” a Seine-Saint-Denis. Il movimento non possiede una singola autorità centrale, come il papa della Chiesa Romana o un capo Rabbino, quindi non ci si può aspettare di trovare facilmente una definizione ufficiale. Abbracciando un vasto fronte di denominazioni, chiese ed organizzazioni, non c’è una dichiarazione univoca che ne definisca l’identità. E questo, amico mio, in un Paese profondamente scristianizzato e legato alla laicità, dove i movimenti religiosi sono stati considerati sempre sospetti — a partire dal 1905 con la legge sulla separazione fra Chiesa e Stato — è decisamente un bel problema. “I francesi temono l’evangelismo perché non sanno cosa sia di preciso; ci sono un sacco di preconcetti e di luoghi comuni su di noi. Alcuni pastori sono buoni e altri no, proprio come i giornalisti” commenta severamente il Pastore Comtesse, molto preoccupato per il mio lavoro e le mie intenzioni.

In Francia, dove siamo abituati ad una struttura piramidale e monolitica in termini di religioni, la mancanza di una gerarchia, di un clero o di almeno un’organizzazione univoca può risultare preoccupante. Il CNEF fu creato dieci anni fa proprio per superare questa particolarità: “La nostra missione principale è quella di unire spiritualmente le chiese ai propri sostenitori” spiega Liechti; “ad una chiesa conviene far parte del CNEF in quanto avrà poi una struttura propria, e ciò rassicura le autorità locali”. L’organizzazione rappresenta il 70% di tutte le chiese evangeliche in Francia.

E che dire del rimanente 30%? Ecco l’argomento tabù. Tornando a Seine-Saint-Denis, una delle regioni più povere della Francia, ci sono più di cento chiese registrate dal CNEF e altrettante non registrate. Tra queste ultime è possibile trovare pastori autoproclamati, credenze mistiche, esorcismi, a volte delle truffe in piena regola e spesso solo delle cattive condotte, ma estremamente pericolose per i singoli individui. “Non si può giudicare una fede, ma è possibile identificare i suoi criteri di rischio, tra cui la destabilizzazione mentale, la retorica antisociale e l’allontanamento dal proprio ambiente sociale” spiega Daniel Sisco, Presidente dell’Associazione per proteggere le vittime delle sette (ADFI). Nel 2019 sono stati emessi 214 avvertimenti nella regione dell’Île-de-France, di cui 41 riguardo movimenti evangelici; “sono stati in cima alla lista per anni”, dichiara Sisco. Le cerimonie religiose possono prendere la forma di incontri occulti in appartamenti, garage e cantine, ma anche di vistosi spettacoli.

Charisma: la mega chiesa dell’eccesso

A Le Blanc-Mesnil, nella periferia a nordest di Parigi, Charisma è un fenomeno unico nel suo genere. Ogni domenica la più grande chiesa evangelica di Francia raduna oltre 4.000 sostenitori nel mezzo di una zona industriale proprio accanto alle case popolari. La mega chiesa dispone di autobus di proprietà che conducono questa folla dalla stazione ferroviaria direttamente al regno di Charisma: un magazzino, uno di quelli veramente enormi. All’interno, l’esperienza non ha eguali.

Sul palco, cinquanta musicisti predicano il sacro verbo a ritmo di musica e incitano la folla a cantare, ballare e pregare il Signore. Il volume è così assordante che le persone indossano dei tappi acustici apposta. C’è così tanta gente che non ci si può recare solo per dare un’occhiata; a chiunque arrivi, un braccio destro di Charisma assegna un posto a sedere, come se fosse lì per assistere ad uno spettacolo d’intrattenimento dal vivo. Allo show in effetti non manca nulla in confronto alle più grandi sale da concerto di Parigi, con venti altoparlanti, dieci schermi piatti e tre cameramen con tecnologie all’avanguardia che riprendono lo show. Migliaia di esaltati cantano oltremisura —a volte fino alle lacrime — seguendo il testo sullo schermo, come ad un gigantesco karaoke. Surreale. 

Dopo un’ora di esagerato spettacolo, è tempo di pagare. I soldati cristiani di Charisma si muovono tra la gente con grandi scatole da riempire con banconote. La chiesa segue la teologia della prosperità, una fede religiosa secondo la quale fare donazioni economiche aumenterà le proprie ricchezze materiali. Tra l’altro, i seguaci di Charisma hanno l’obbligo di donare il 10% del proprio reddito — questo a prescindere dalle donazioni spontanee. “Questa teologia è uno scivolone capitalista dell’Evangelismo. Lo stiamo combattendo” sostiene Daniel Liechti. Una volta che il denaro viene raccolto può dunque iniziare la preghiera, e il pastore Nuno Pedro sale sul palco da vera rockstar.

Si sa ben poco di quell’uomo sulla quarantina, emigrato dal Portogallo e che ha fondato Charisma nel 1989, tranne che non rilascia interviste e che viaggia in solitaria. Con il microfono in mano, il carismatico piccolo leader bianco sta galvanizzando un pubblico composto per l’85% da emigranti africani e caraibici. Charisma disporrebbe di 12.000 sostenitori in Francia grazie ad una meticolosa rete di “gruppi famigliari”, che si incontrano ogni settimana per pregare, e di missionari fortemente motivati. La chiesa vanta inoltre una vasta gamma di servizi: scuole, librerie, centri fitness, servizi di assistenza giudiziaria, uffici di collocamento… Charisma si prende cura di tutto pur di attrarre sostenitori — e i loro portafogli.

Per un’ora intera il Pastore Nuno Pedro predica con successo sermoni esoterici mescolati a battute, versetti della Bibbia e vicende personali, un vero e proprio one-man show. Servendosi di dicotomie e di concetti semplicistici, il pastore spinge i propri seguaci a rompere i pregiudizi e a pensare in maniera differente. Il leader prende di mira i “cattivi, ricchi e avidi parigini” e, a livello globale, una società che fingerebbe di essere completamente devota e sarebbe in realtà ipocrita. A Le Blanc-Mesnil, dove il tasso di disoccupazione raggiunge il 22%, il discorso antisociale riscuote un particolare successo. “Utilizzare una retorica misantropica è uno strumento comune per creare un nemico esterno, che non rafforzerà solo una convinzione, ma anche la dipendenza verso una comunità ed il suo capo. Attrae soprattutto persone emarginate ed in difficoltà, ma in realtà anche chiunque abbia un minimo di sensibilità. Ecco perché le sette sono una minaccia non solo per l’individuo, ma per tutta la società”, spiega Sisco.

Durante la liturgia l’atmosfera va crescendo, i seguaci rispondono “Amen”, “Hallelujah”, parlano in altre lingue mentre i fischi risuonano sulle mura della chiesa, come allo stadio durante una partita del Paris-Saint-Germain.

Gesù 2.0 e la forza della gioventù

Charisma rimane tuttavia un’eccezione nel panorama evangelico francese. “In questa chiesa i credenti vengono fuorviati. La spiritualità è superficiale e si avvicina alla truffa. In termini di fede, sono al limite” condanna Liechti. Stando al CNEF, Charisma non è un’organizzazione registrata, e più volte altre associazioni sono state avvertite per sospetto di illeciti.

Questo tipo di chiesa auto-isolata e guidata da un pastore idolatrato è uno dei motivi che ha spinto così tante altre chiese e fedeli a far sentire la propria voce per combattere preconcetti negativi e stereotipi distorti. I missionari si sono impegnati a condividere la propria fede e la propria religione con le comunità e la pubblica amministrazione, utilizzando la rivoluzione digitale a proprio favore. Oggi i pastori diffondono la Buona Novella online, rispondono su YouTube alle domande esistenziali della gente, celebrano liturgie in diretta su Facebook, caricano sermoni su SoundCloud e, come dei veri influencers, pubblicano su Instagram per il loro vasto seguito di followers. I siti web progettati si ispirano all’estetica moderna della moda e delle tendenze culturali. Gli Evangelici stanno riscuotendo sempre più seguaci, virtuali e non, con qualsiasi mezzo necessario.

La ricetta moderna sta funzionando senza alcun dubbio, soprattutto tra i giovani — un gruppo importante per le comunità religiose. L’Evangelismo è probabilmente una delle religioni più attraenti per i giovani, in quanto il 50% di questi sostenitori ha meno di 35 anni. La musica è piacevole e l’atmosfera è calda e corroborante come il caffè gratis che viene servito. L’Evangelismo va di pari passo con la cultura di oggi ed enfatizza una sensazione di appagamento completo. La chiesa è un posto dove ci si può divertire, incontrare amici ma anche invitare amici. “La celebrazione religiosa deve essere piacevole. La gente è amichevole, le preghiere sono facilmente comprensibili, non c’è sfarzo o decoro; è tutto a portata di mano, anche per chi non ha studiato la Bibbia o non possiede altre conoscenze teologiche pregresse”, spiega Linda Caille, giornalista ed autrice de “Soldati di Gesù”. In altre parole, si prendono più mosche con una goccia di miele che con una botte di aceto.
I punti cardine della fede evangelica sono la conversione (nota anche come esperienza di “rinascita”), la ricezione della salvezza e l’autorità della Bibbia in quanto rivelazione all’umanità. Ruota tutto intorno all’esperienza personale. Si avvicina alla realtà quotidiana della gente, l’opposto rispetto ad un approccio dottrinale più intellettuale e rigoroso (sebbene gli evangelici siano perlopiù conservatori in merito). I sermoni e le preghiere si rifanno a questioni odierne: dagli esami alle malattie e alla disoccupazione. In questo modo attira i giovani e le persone che si sentono smarrite, o in realtà chiunque sia alla ricerca di risposte immediate.

La gara per aggiudicarsi l’anima delle persone

Il successo dell’Evangelismo non piace proprio a tutti in Francia. Tra i più diffidenti e critici vi sono i Cattolici. “Sono invidiosi di questa esplosione poiché, mentre loro faticano ad ammaliare nuovi sostenitori, gli evangelici si dedicano ogni giorno a condividere il messaggio del Vangelo e a farsi  conoscere sempre di più”, commenta Caille. Esiste un certo numero di fedeli in Francia; la concorrenza è spietata e niente fermerebbe i missionari dal dare la caccia anche in territori altrui. “Siccome sono profondamente convinti che la propria fede sia la migliore, non hanno alcuna intenzione di argomentare, discutere e convertire. Vogliono combattere fino alla fine”.

Il Seine-Saint-Denis conta circa 130 sale di preghiera e moschee, 117 chiese cattoliche e cappelle e più di 100 chiese evangeliche. La visibilità è un fattore chiave per fare una differenza in questo ipermercato spirituale. L’ascesa degli evangelici è evidente in grandi città come Parigi, in quanto le chiese sfruttano i trasporti pubblici e l’urbanistica a proprio vantaggio. Mentre alcuni troverebbero ripudiante l’idea di allestire il Regno di Dio nei pressi di una stazione ferroviaria, un parcheggio o un supermercato, gli evangelici istituiscono chiese proprio vicino a questi luoghi.

Allestire degli spazi per una celebrazione religiosa non è abbastanza convincente per aggiudicarsi questa competizione spirituale, dal momento che nulla può sostituire il contatto fisico e la diffusione della Buona Novella sul campo. “Sono ovunque, è impossibile non vederli” sostiene M’hammed Henniche, Segretario Generale delle Associazioni Musulmane di Seine-Saint-Denis. “Li trovi a dare volantini ai mercati alimentari della domenica, a gridare slogan alle uscite della metropolitana, e vicino ai supermercati a promuovere le proprie liturgie e i propri pastori. Si gettano a capofitto, invocando la gente ad unirsi a loro, soprattutto i musulmani”. Secondo Henniche, gli evangelici si rivolgono con insistenza agli emigrati nordafricani e sub-sahariani: “stanno prendendo di mira le persone arabe e di colore, riproponendo la precedente conversione di uno di loro come esempio per convincere anche tutti gli altri a farlo”; una retorica che lo infastidisce particolarmente. Secondo il CNEF, i musulmani rappresenterebbero una stima tra il 10 ed il 20% delle nuove conversioni.

Si tratta di una delle leve del successo dell’evangelismo. Alcuni pastori si considerano semplici missionari, bensì strenui paladini dell’Evangelismo, la cui missione è di convertire gli altri alla propria fede predicando in pubblico. Tra i più attivi, il Pastore Saïd Oujibou (che un amico descrive “pazzo e furioso in termini di evangelizzazione”) è profondamente coinvolto nel tessuto sociale della periferia. “Più la zona è poco raccomandabile, più le persone sono aperte al Vangelo”, dichiara. Questo ex musulmano franco-marocchino non esita a predicare porta a porta in palazzi fatiscenti dove i cristiani sono la minoranza. La sua associazione insegna anche ai seguaci come fare proseliti in maniera efficiente in pubblico durante barbecue, eventi sportivi e matrimoni. Considerato un apostata, Oujibou ha iniziato a ricevere minacce di morte. Questo apparente proselitismo non è gradito né dai musulmani né dalla popolazione locale (che spesso confonde gli evangelici con i Testimoni di Geova).

Infastidisce anche gli stessi evangelici, poiché diventano vittime di percezioni negative. La maggior parte di loro pensa sia più efficiente diffondere il messaggio del vangelo in maniera individuale piuttosto che collettiva, così come uno condividerebbe la passione per il ciclismo con il collega al lavoro, non con chiunque all’aperto. I missionari ragionano in termini di rendimento, la qualità viene prima della quantità; per questo puntano ai bisogni individuali. “Ho bisogno di fiutare la pecora”, mi ha detto una volta un pastore: Dio lavora su misura. Nei sobborghi di Parigi, la chiesa evangelica attrae anche un sacco di migranti, poiché questa fede è legata al concetto di speranza e rinascita; l’idea che domani sarà migliore di ieri è un messaggio positivo nel quale i migranti si rivedono ed identificano.

Proprio come i partiti politici che cercano di accaparrarsi i voti dei cittadini, o come le aziende che cercano di trasformare le abitudini di clienti e consumatori, i movimenti religiosi sono impegnati in una gara spirituale in cui la conversione è un fattore chiave per la vittoria.

In Francia l’Evangelismo sta puntando in alto. L’obiettivo è di fondare una chiesa per ogni 10.000 abitanti, anziché una ogni 29.000 come accade oggi. Per quanto rimanga una comunità religiosa in minoranza, sostenitori, missionari e predicatori sono attivamente coinvolti nel tentativo di raggiungere i principali movimenti religiosi. Nei sobborghi di Parigi hanno già dimostrato l’impatto della propria forza. Un’ascesa che fa affidamento sulla generosità dei propri seguaci che versano donazioni alla chiesa. “Dio ama chi dona con passione”, recita la Bibbia. Gli Evangelici pare abbiano capito bene il messaggio.

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