Da Erbil. Monsignor Bashar Warda è un uomo sulla quarantina, dalla stretta di mano vigorosa e dallo sguardo diretto. Si capisce subito che è abituato a prendere decisioni. Quando ci accoglie nel suo ufficio nella erigenda università, l’arcivescovo caldeo di Erbil allarga le braccia e indica la struttura ancora in costruzione: “Forse a voi sembrerà strano edificare un’università in un Paese in guerra, ma io voglio combattere contro Isis con le armi della cultura”.

Una posizione coraggiosa, in una città che è stata investita dall’ondata di sfollati in fuga dall’invasione dell’Isis. Eppure monsignor Warda è determinato a far vivere il “respiro cattolico nella società.”

Monsignore, qual è la situazione dei profughi cristiani ad Erbil?

“Non semplice. Nell’agosto 2014 centoventicinquemila persone sono fuggite da Mosul e dalla Piana di Ninive. Cinquantacinquemila sono ancora ad Erbil. Diecimila famiglie non sono poche.” 

Come si può aiutarli?

“La Chiesa è l’unico sostegno di queste persone. Alloggiamo duemila famiglie nei container e paghiamo l’affitto in case per altre duemila. Inoltre, grazie anche ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, ogni mese assicuriamo la distribuzione di cibo e medicinali”

Davvero gli Stati occidentali vi lasciano soli?

“Hanno deciso di impegnarsi seriamente sul terreno militare dopo gli attentati di Parigi, quando hanno capito che Isis era un pericolo anche per loro. Ma intanto i buoi erano scappati dalla stalla…” In che senso?“Molti terroristi sono arrivati in Europa nascondendosi tra i migranti, grazie alla mancanza di controlli. Ma la politica delle porte aperte danneggia anche e soprattutto gli iracheni.” 

Perché?

“La missione della Chiesa è convincere le famiglie a restare a vivere in Iraq nel modo più dignitoso possibile. Se una famiglia mi chiede un buon motivo per rimanere, devo poter dare loro una risposta.”

L’Occidente come può aiutarvi?

“Se l’Occidente vuole aiutarci, deve inviarci aiuti finanziari con cui mantenere gli iracheni nelle loro terre. Inoltre dovrebbe accettare solo alcuni migranti, quelli che hanno perso tutto.”

E per gli altri?

“Gli altri dovrebbero essere aiutati a trovare una ragione valida per rimanere in Iraq: se, con l’aiuto di Dio, Mosul e la piana di Ninive dovessero essere liberate dall’Isis, chi è rimasto qui potrà rientrare alle proprie case. Se invece emigrano tutti in Europa, sarà molto più difficile”.

Quali sono i vostri rapporti con i musulmani, in terre in cui la persecuzione religiosa è una realtà?

“Non abbiamo alcun problema con l’islam, è l’islam ad averlo con noi. E con il mondo intero. Parlando a Ratisbona, nel 2006 Papa Benedetto XVI formulò una domanda profetica, chiedendo ai musulmani di pronunciarsi chiaramente contro la violenza.”

Lo hanno fatto?

“L’islam non riesce a integrarsi nella società occidentale perché vuole imporre la sharia. Tuttavia l’ascesa dell’Isis almeno ha avuto il merito di alimentare un dibattito interno: vi sono alcuni giovani che abbandonano l’islam, dicono di averne abbastanza della religione.”

È possibile una riforma dell’islam dall’interno?

“Sì, ma sarà un processo lungo. E costerà il sacrificio di molte vite, anche fra i musulmani”

L’Occidente è in grado di prendere posizione rispetto a chi vuole imporre la sharia?

“I musulmani dicono che l’Europa è cristiana, ma dimenticano che gli Europei non potrebbero dire altrettanto. Voi stessi avete rinnegato le vostre radici cristiane.”

Cosa sarebbe cambiato se non lo avesse fatto?

“La proposta islamica sarebbe meno attraente perché ci sarebbe un’altra identità, alternativa a quella musulmana.”

Cosa intende?

“Gli islamici ripetono che l’Occidente è in crisi di identità perché non ha un modello di vita. Attribuiscono i suicidi, la crisi dei valori, la corruzione, alla mancanza di una fede. E propongono la loro sharia.”

Come si risponde a questa sfida?

“Loro possono parlare di ricchezza, della felicità, del potere. Ma nessuno di loro potrà parlare dell’Amore. Noi invece possiamo e abbiamo una storia che lo prova. Una storia di martiri e di santi, di duemila anni di sangue versato per questo amore.”

Foto e video di Gabriele Orlini

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