L’Egitto è un paese che dalla protesta insita ai movimenti della cosiddetta “primavera araba”, che nel 2011 contribuisce alla fine della presidenza di Mubarack, vive profonde mutazioni e, al contempo, anche importanti problemi di sicurezza. Ne sanno qualcosa i cristiani, che in Egitto sono dieci milioni e rappresentano dunque la più importante comunità non musulmana del paese e del nord Africa. I cristiani in Egitto hanno spesso vissuto in condizioni di sicurezza e ben amalgamati nella società. Ad Alessandria e nella stessa capitale Il Cairo, le Chiese e le basiliche cristiane rappresentano alcuni dei monumenti più famosi. Oltre alla comunità cattolica, è importante anche quella copta che, tra le Chiese d’oriente, appare la più numerosa nel paese africano.

Con la fine dell’era di Mubarack e la scalata alla presidenza di Mohammed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, le cose sono cambiate. I cristiani hanno vissuto momenti di vera e propria persecuzione e discriminazione ad opera delle autorità locali. Nel 2013 una nuova protesta decreta la fine di Morsi e l’arrivo dell’ex generale Al Sisi: quest’ultimo si proclama difensore della laicità dello Stato. Non ci sono più le persecuzioni ma, come sottolinea Fausto Biloslavo nel suo reportage del febbraio 2018, per entrare in Chiesa occorre spesso attraversare il metal detector. I monumenti di culto cristiani appaiono protetti e fortificati come ambasciate: segno che la sicurezza è ancora tutta da conquistare.

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