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L’antica stanza dell’epoca dei Qajar è tappezzata di migliaia di piccoli specchi. Il soffitto non è piatto, ma formato da tante gocce che sembrano stalattiti, nel più classico stile islamico. Ognuno degli specchietti riflette gli oggetti attorno, creando immagini come in un miraggio in cui è  quasi impossibili capire chi è chi e cosa è cosa. L’Iran di oggi non è dissimile a questa stanza, capire chi rappresenta cosa non è affatto semplice.

A volte sembra di stare in un grande show teatrale dove per le strade si mostra una rivoluzione, con tutte le sue ideologie, mentre dentro le abitazioni si comprende il vero stile di vita delle persone. In Occidente si parla tanto del velo islamico ma non è per le strade persiane, in cui camminano una accanto all’altra donne che indossano veli neri e ragazze con foulards corti, variopinti e mal sopportati, che si può capire il rapporto delle iraniane con il velo. Lo si può comprendere solo nelle case private, dove, secondo chi vi ospita, vedrete donne con il velo e donne che non lo usano affatto. È quindi dietro le alte mura di casa che si può capire davvero la loro filosofia di vita.

Il paese è un po’ come una cipolla, bisogna levare gli strati più esterni, per poter arrivare alla sua essenza.

In parte perché la secolare tradizione persiana considera essere diretti e chiari, quando ci si rivolge a qualcuno, come maleducato, e quindi richiede una formalità e un educazione che è già di per se teatrale. Non si può accettare un invito a pranzo prima di averlo rifiutato tre volte. Lo stesso vale per l’invito a casa di qualcuno. Questa antica regola nasce perché i poveri erano tenuti per educazione ad offrire cibo o ospitalità ai più ricchi, i quali dovevano rifiutare, per poter dare la possibilità al povero di ritirare l’invito.

Quest’effetto teatrale è stato poi amplificato dalla Repubblica Islamica, che ha creato un sistema pragmatico in cui molte azioni illecite vengono tollerate in cambio del fatto che non vengano rivendicate in pubblico.

Un altro fatto che rende ancora più complessa questa rappresentazione teatrale è che la stessa Repubblica Islamica utilizza molti insospettabili cittadini per controllare i quartieri. Anche in questo caso non si può mai essere del tutto certi.

Lasciare certe forme di libertà, purché nascoste e non rivendicate, sembra essere quella forma di elasticità che ha permesso alla Repubblica Islamica di rimanere ben salda al potere, nonostante una vasta opposizione, soprattutto nelle grandi città e tra i giovani. La maggioranza degli iraniani è sotto i trent’anni e quindi naturalmente politicamente instabile, lasciargli qualche forma di sfogo serve a rendere il sistema più flessibile e quindi a sopravvivere meglio alle crisi.

La linea rossa da non su superare rimane la rivendicazione politica di diritti non riconosciuti dalla Repubblica Islamica. Pur essendo il regime al suo interno variegato ed essendoci nella sua burocrazia punti di vista molto differenti, su questo ancora non si vedono miglioramenti. In Iran è ancora molto facile finire in carcere per motivi politici.

Il recente accordo sul nucleare con la comunità internazionale ha da una parte favorito l’apertura del paese al mondo e una vittoria politica dei cosiddetti moderati, ma per ora non si vedono grandi cambiamenti sulle libertà personali e politiche.

La Repubblica Islamica ha bisogno di un’economia che cresca per poter promuovere un modello di sviluppo di tipo cinese, in cui si promette benessere economico e qualche forma di libertà in cambio dell’aderenza politica al regime. Anche in questo caso pur di consolidare lo stato khomeinista si è rinunciato a molta della sua ideologia, allentando non di poco le maglie. Ecco perché il governo aveva bisogno di trovare un accordo con gli Stati Uniti e la comunità internazionale.

Ha aiutato poi il fatto che l’Iran e gli Stati Uniti si parlino da almeno un decennio in Medio Oriente, perché hanno interessi non troppo distanti in Afghanistan, Iraq e perfino in Siria. Entrambi si oppongono ad Al Qaeda e all’Isis.

Molti iraniani credono che il nuovo corso porterà a un lento cambiamento, goccia dopo goccia, e quindi sono soddisfatti del nuovo presidente Rohani. Altri pensano invece che sia solo un riformismo di facciata e che poco muterà. Il tempo dirà chi ha ragione e qual è la giusta interpretazione di questa pièce teatrale.

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