(Washington) “Heil Trump, heil Victory, heil our people!”. Così, Richard Spencer, uno dei padri dell'”Alt-Right“, concludeva poco più di un anno fa la conferenza annuale del suo National Policy Istitute, celebrando con un saluto romano a favor di telecamere la vittoria di Donald Trump. Da allora però molte cose sono cambiate.

La cosiddetta “destra alternativa” americana, dopo aver contribuito all’elezione del presidente, è cresciuta e si è strutturata, entrando addirittura in contrasto con lo stesso Partito repubblicano. Per conoscere davvero quali siano le idee alla base di questo nuovo movimento arriviamo a Washington. È proprio qui, infatti, che in un piccolo complesso di ville della contea di Fairfax, alla periferia della capitale, incontriamo Jared Taylor, una delle figure più controverse e scomode dell'”Alt-Right”. La zona sembra tirata fuori da un film americano: case curate, qualche bandiera a stelle e strisce fuori dalle porte, e davanti ai vialetti l’immancabile giornale arrotolato lanciato da qualche ragazzino in bicicletta.

Entrati in casa colpiscono subito le centinaia di libri ordinati negli scaffali di una libreria in legno. Su uno dei ripiani la riproduzione di un teschio umano. Sì, perché Jared Taylor non è solamente uno dei guru dell’ala più radicale del movimento, è soprattutto uno studioso delle “razze“, come le chiama lui, “biologicamente diverse ed ognuna con proprie specificità, ma incompatibili a vivere insieme”.

Nato nel 1951 e laureato all’università di Yale in filosofia, Taylor diede vita nel 1990 al periodico American Renaissance (Rinascimento Americano), una pubblicazione tacciata da più parti come “razzista” e megafono del “suprematismo bianco”. Una definizione che a Taylor però non piace: “Noi non siamo suprematisti bianchi. Un ‘suprematista’ – spiega – sarebbe ipoteticamente una persona che vuole che la sua razza domini sulle altre. Noi invece vogliamo solamente essere liberi di proteggere la nostra identità di uomini bianchi. Ma al giorno d’oggi il politicamente corretto impedisce di dirlo. Chissà però come mai nessuno si stupisce che i giapponesi siano giapponesi, i turchi turchi, gli indiani indiani. In Europa sta succedendo la stessa cosa. Pensate che sarete ancora europei quando la maggior parte della popolazione sarà composta da africani e musulmani? No. L’Europa per rimanere tale deve continuare ad essere abitata da europei”.

Sul perché poi gruppi etnici differenti fatichino a vivere insieme, e sia meglio quindi che ognuno abbia “spazi” propri, Taylor avrebbe una risposta, a suo dire, “scientifica”: “Guardando le differenze che ci sono tra bianchi e neri negli Stati Uniti, ci accorgiamo che sono tantissime: i neri negli Stati Uniti hanno un livello di criminalità molto più alto dei bianchi, una maggiore povertà e voti più bassi a scuola. Per anni ci è stato raccontato che questo fosse a causa dell’oppressione da parte dell”uomo bianco’, nella realtà è perché i neri sono biologicamente meno intelligenti dei bianchi. Esistono ricerche approfondite in merito, o è sufficiente guardare una mappa sul Q.I. (Quoziente Intellettivo) mondiale. Nello stesso tempo però, abbiamo statistiche che ci dicono come gli ‘orientali’ abbiano un bassissimo livello di criminalità, voti alti a scuola e stipendi più alti della media. È colpa dei bianchi il fatto che i neri non abbiano successo, e nello stesso tempo è merito dei bianchi che gli orientali ne abbiano molto di più? Certo che no. Sarebbe assurdo. Ogni “razza” ha delle sue specifiche qualità. Bisogna solamente riconoscerlo”.

Ed a fare proprie queste teorie, negli Stati Uniti, sarebbero un numero crescente di giovani. Per approfondire il variegato mondo dell’Alt-Right, decidiamo quindi di partecipare alla “Conferenza Annuale 2017” del National Policy Istitute di Richard Spencer. Nella fattoria ad un’ora da Washington affittata per l’evento, l’età media dei partecipanti è molto bassa e la maggior parte di loro non avrà più di trent’anni. “Siamo il futuro di questo Paese – dice, sicuro di sé, un giovane che fa la guardia ad un tavolino pieno di adesivi e gadget -, cresciamo costantemente di numero. Il nostro modello – spiega – sono i movimenti identitari europei, come i francesi di Generation Identitaire, che con una serie di flash-mob ed iniziative stanno risvegliando i popoli del vecchio continente. Noi vogliamo fare lo stesso, ma negli Stati Uniti”.

Un concetto ripreso anche dalla “star” dell’evento, Richard Spencer. Trent’anni, vestito elegante, capelli tagliati corti sui lati, è lui il leader della destra alternativa che sogna di poter conquistare gli Stati Uniti: “L’Alt-Right, la destra alternativa, è un movimento identitario per la difesa dei bianchi. Non solamente negli Stati Uniti, ma potenzialmente in tutto il mondo. Noi siamo il futuro, e qualora Donald Trump non mantenesse le sue promesse elettorali, starà a noi riuscire a creare un vero movimento in grado di difendere il nostro popolo e l’America bianca”.

Un movimento che tuttavia ad oggi sembrerebbe aver non pochi problemi a svolgere la sua attività politica. “Sulla carta negli Stati Uniti c’è libertà di espressione – spiega Spencer – ma nella realtà non è così. Non abbiamo libertà di espressione sui social network, i nostri siti vengono oscurati, i nostri eventi assaltati dell’estrema sinistra”.

Ed è proprio terminando l’intervista che avviene un colpo di scena. L’aria si fa improvvisamente elettrica. Gli organizzatori dell’evento si muovono in modo agitato. Parlottano tra loro cercando di non farsi notare. Gli ospiti si guardano intorno in maniera spaesata. Poi l’annuncio al microfono: “Vi preghiamo di rimanere calmi ed avviarvi verso le auto. L’evento è annullato per motivi tecnici. Il proprietario della fattoria in cui stiamo svolgendo la nostra conferenza ci ha revocato l’autorizzazione e dobbiamo andare via”.

Nel trambusto che segue riusciamo però è fermare Mike Enoch, uno degli organizzatori dell’incontro: “È fondamentale che i media riportino cosa è avvenuto qui oggi – attacca Enoch, parlando a ruota libera -. Alcune organizzazioni di estrema sinistra, insieme ad organizzazioni “suprematiste” ebraiche, come l’Anti-Defamation League, hanno preso contatti con il proprietario della fattoria e lo hanno intimidito al tal punto da costringerlo a revocarci il permesso di stare qui. Stavamo semplicemente parlando di politica in modo pacifico e non stavamo compiendo nessuna azione illegale, ma negli Stati Uniti ormai funziona così. È sufficiente che questa organizzazioni si muovano, ed il Primo emendamento della nostra Costituzione non vale più nulla”. Allontanandoci dalla fattoria, però, una domanda sorge spontanea: basterà vietare spazi di parola all’Alt-Right per impedirgli di crescere negli Stati Uniti?

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