Il 29 settembre del 2019 l’Afghanistan è andato al voto tra mille incognite. Dopo 40 anni di guerra, iniziati con l’invasione sovietica del Paese, il popolo afghano si trova ancora a fare i conti con mille problemi, primo tra tutti i talebani, che continuano a minacciare i civili e a compiere attentati.

Ma nel clima di incertezza e preoccupazione internazionale, c’è ancora una speranza. Il figlio di Massoud, il leggendario leone del Panjshir e prima vittima dell’11 settembre, ha infatti fondato un movimento sulle orme degli insegnamenti del padre per ridare dignità al Paese: “Lui voleva un Afghanistan indipendente, forte e pacifico, dove non si consumino più guerre per procura di altri paesi e soprattutto democratico. Questo movimento è il simbolo di un Afghanistan unito che si batte per un Paese pulito, di leader onesti, libero dalla corruzione. Non solo: mio padre ha sempre combattuto e protetto l’Afghanistan dall’invasione straniera e dai gruppi totalitari (i talebani, nda). Se accadrà di nuovo siamo pronti a proteggere il Paese raccogliendo la sua eredità”.

Gli afghani sognano infatti un futuro senza alcuna interferenza esterna, prima tra tutte quella degli Stati Uniti.

3 PARTI
  • PARTE 1

    Il ritorno del leone del Panjshir

    (Kabul) Ahmad Massoud, classe 1989, sembra il padre da giovane. Viso affilato, barbetta curata, naso pronunciato, capelli corvini e inseparabile pacul, il copricapo di lana a ciambella del leone del Panjsher. Ahmad Shah Massoud, il leggendario e invitto comandante afghano,...

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  • PARTE 2

    Sulla prima linea contro la furia dei talebani

    (Kabul) Le strade della capitale afghana, solitamente intasate da un traffico impossibile, sono deserte e presidiate ad ogni angolo da poliziotti e soldati in assetto da combattimento con il dito sul grilletto. Ben 72mila uomini mobilitati in tutto il Paese....

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  • PARTE 3

    “Non accetteremo mai la vostra democrazia”

    "Salaam Aleikum", la pace sia con te, sono le prime parole che scambiamo con Zabihullah Mujahid, portavoce dei talebani. Il megafono dei miliziani jihadisti risponde, pure con qualche parola in inglese, a un cellulare afghano. Poche ore prima dell'apertura dei...

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