Intervista al presidente della Repubblica del Nagorno Karabakh: Bako Sahakyan

”Benvenuto nell’Artsakh” è con queste parole e una ferma stretta di mano che il Presidente della Repubblica del Nagorno Karabakh, Bako Sahakyan, ci accoglie nel suo ufficio all’ultimo piano del Palazzo presidenziale. Il Presidente fa accomodare al tavolo delle riunioni, spegne una sigaretta Ararat e poi esordisce: ”Sono a vostra disposizione per qualsiasi domanda in merito al Nagorno Karabakh. Siamo un Paese che non è riconosciuto ma che conosce la democrazia e, per questo, i giornalisti sono i benvenuti”.

Presidente, prima di tutto vorrei chiederle com’è la situazione in Nagorno Karabakh dopo i fatti di aprile…

Noi ora stiamo facendo il possibile per mantenere la pace in questa regione e stiamo cercando di attirare l’attenzione della Comunità Internazionale perchè, dopo l’invasione azera di aprile, la tensione nel nostro Paese è aumentata drasticamente. L’Azerbaijan, negli anni, ha violato ripetutamente gli accordi sul cessate il fuoco, ma ad aprile c’è stata un’aspra ripresa dello scontro perchè Baku ha voluto testare il suo potenziale bellico, impiegando anche pezzi d’artiglieria da 152 mm. Noi quindi, per arrestare la loro avanzata, abbiamo dovuto rispondere con il nostro esercito. Tutto ciò ha portato a un’escalation della tensione.

Media internazionali e armeni hanno dichiarato che tra i ranghi dell’Azerbaijan c’erano anche miliziani dell’Isis. Può dirci cosa sa in merito a questa presenza e se teme che la sua terra possa diventare lo scenario di un conflitto tra cristianità e islam?

Noi non abbiamo prove dirette della presenza di combattenti dell’Isis tra i ranghi azeri, ma sappiamo da nostre fonti confidenziali che ci sono soldati azeri nel Daesh. E poi, da parte di soldati azeri, sono state commesse delle brutalità simili in tutto e per tutto a quelle compiute dai mujaheddin in Siria e Iraq. In ogni caso, questa non è, e non sarà mai, una guerra di religione. Questa sarà sempre la guerra di un popolo che combatte per il riconoscimento della sua terra e dei suoi diritti.Già in passato la Russia aveva accennato alla possibilità del dispiegamento di un contingente di peacekeeping qua in Nagorno Karbakah, dopo aprile di nuovo si è tornati a parlare di questo… Prima di parlare di un contingente di pace occorre che avvenga una cosa: che l’Azerbaijan riconosca il nostro diritto all’autodeterminazione. Senza questo riconoscimento non ha logica parlare di truppe di interposizione.

Ma la Russia, storica alleata di Yerevan, ora a che gioco sta giocando visto che è accusata della vendita di armi all’Azerbaijan?

Noi e Mosca non abbiamo nessun rapporto, essendo il Nagorno Karabakh un Paese non riconosciuto. Per quel che riguarda i legami tra Mosca e Baku invece, si, siamo consapevoli del fatto che i russi vendano armi agli azeri e abbiamo più volte manifestato espressamente il nostro disappunto. Noi crediamo che nessun Paese del mondo occidentale debba armare l’Azerbaijan. Fornire nuove armi e riempire gli arsenali di Baku non è pericoloso solo per noi e per l’Armenia, ma per tutto il mondo civilizzato.

Quale Paese invece è vicino alla causa del Nagorno Karabakh?

Ovviamente l’Armenia.

Ma l’Armenia però non ha mai riconosciuto il Nagorno Karabakh…

È una giusta osservazione, ma se l’Armenia ad oggi non ha riconosciuto il Nagorno Karabak è per cercare di spingere altri Paesi a farlo. Yerevan, non avendo riconosciuto formalmente il nostro Paese, può adoperare tutte le sue carte politiche e diplomatiche per permettere ad altri stati di riconoscere la nostra nazione.

Sinceramente, Presidente, lei crede che davvero ci sarà un giorno in cui il Nagorno Karabakh sarà indipendente?

Noi siamo ottimisti e crediamo nel nostro futuro. Non è soltanto un sogno il nostro, noi siamo certi che arriverà il giorno in cui il Nagorno Karabakh sarà indipendente. Qua, in Nagorno Karabakh, uno stato esiste, e giorno dopo giorno tutto il popolo dell’Artsakh sta rendendo il suo Paese più forte e democratico.

Intervista al primo ministro della Repubblica del Nagorno Karabakh: Arayik Harutyunyan

Attraversando Piazza della Rinascita di Stepanakert, dal Palazzo Presidenziale si arriva a quello del governo dove ha il suo ufficio il primo ministro della repubblica secessionista, Arayik Harutyunyan che presentandosi subito dichiara ”Io sono il primo ministro della Repubblica non riconosciuta del Nagorno Karabakh, e questa è un’enorme responsabilità per me, perchè ricoprire questa carica significa essere responsabile di un Paese che per il resto del mondo non esiste, ma dove si muore per una guerra che invece c’è. E compito del governo del Nagorno Karabakh è quello di occuparsi dell’economia, della sicurezza e della difesa del suo popolo”.

Dopo la guerra di aprile la difesa è diventata un punto prioritario dell’agenda governativa?

Certo, perchè la guerra ha dimostrato due cose. La prima, è che l’Azerbaijan ha violato il cessate il fuoco e che non è disposto ad accettare nessun negoziato e neppure a riconoscere i nostri diritti. La seconda cosa è che il solo garante della nostra sicurezza è il nostro esercito. L’Azerbaijan ad aprile ha aggredito chiaramente la popolazione inerme ma ha cercato di raccontare al mondo intero che si trattava di un’operazione militare che non coinvolgeva i civili. Per quel che ci riguarda, noi non confidiamo e non riponiamo nessuna fiducia nell’Azerbaijan e negli accordi di cessate il fuoco che Baku continua a violare.

Ma in una posizione di isolamento, senza nessun Paese che ha riconosciuto ufficialmente il Nagorno Karabakh, come pensate di poter risolvere questa crisi?

Ecco, noi oggi in Nagorno Karabakh, abbiamo un solo problema. Difendere la nostra terra. Il nostro Paese ha un piano economico avviato: investe sull’istruzione, sulla sanità, sulla democrazia, abbiamo combattuto molti problemi, ma uno solo permane: la guerra. E’ per questo che dopo aprile abbiamo un occhio di riguardo per il nostro esercito e puntiamo sul miglioramento e sul rafforzamento delle nostre truppe. Noi siamo minacciati e dobbiamo fare il possibile per difenderci. Il conflitto di aprile è stato la riprova del fatto che nel breve termine non ci sono soluzioni per uscire da questa crisi.

E quali sarebbero le condizioni necessarie perchè la guerra finisca?

Per noi che il Nagorno Karabakh venga riconosciuto come stato autonomo e indipendente, per l’Azerbaijan che la nostra terra ritorni sotto il loro diretto controllo. Come si può ben vedere, non ci sono ad oggi i presupposti perchè questo stato di conflitto possa cessare.

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