(Chisinau) Maia Sandu non pervenuta. Mentre nella capitale della Moldavia la vita procede tranquilla e gli eleganti boulevard alberati della città si riempiono di persone nei palazzi del potere locale un giallo è stato aperto. E riguarda il capo dell’organizzazione formalmente più importante su scala globale, l’Onu. Chisinau è per un momento al centro dell’attenzione internazionale. Il 9 maggio, giorno simbolico particolarmente sentito nell’Europa dell’est per i contrapposti orientamenti (geo)politici (Giornata della Vittoria per i nostalgici e i filorussi, Giornata dell’Europa per gli speranzosi europeisti), il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres è volato a Chisinău per esprimere vicinanza alla piccola Moldavia, colpita indirettamente dagli effetti della guerra in Ucraina.

Per problemi dichiarati di salute, la presidente Maia Sandu ha annullato tutti gli appuntamenti ufficiali, compreso l’incontro con il più alto funzionario dell’Onu e la relativa conferenza stampa congiunta. Tali incombenze sono state sopperite dalla premier Natalia Gavrilița, che nelle funzioni cerimoniali internazionali ricopre un ruolo subalterno a quello del capo di Stato.

I problemi di salute potrebbero invero costituire un pretesto per ovviare una figuraccia in un contesto particolarmente delicato, dove le più influenti organizzazioni internazionali (Onu, Nato, Ue) spingono per la pubblica condanna delle azioni politico-militari della Russia (aggressore) e per l’aperta sostegno alle istanze dell’Ucraina (aggredito).

Durante il 9 maggio infatti, nonostante la sospensione dell’annuale parata militare e il divieto di esporre i simboli russi più controversi (nastro di San Giorgio, lettere V e Z), moltissima gente si è riversata in piazza per celebrare la tradizionale giornata della Vittoria sulla Germania nazista.

Festa ammantata di sacralità in tutta la Russia, tale celebrazione è particolarmente sentita anche in Moldavia, ex Repubblica socialista sovietica. Il tentativo di trasformare in flop la marcia del “Reggimento immortale”, promossa dai partiti di opposizione filorussa in sostituzione delle celebrazioni ufficiali annullate, è stato un fiasco. A Chișinău, così come a Comrat (Gagauzia) e a Tiraspol (Transnistria), il 9 maggio non è popolarmente associato alla storica dichiarazione di Robert Schuman sull’idea di una nuova forma di collaborazione politica in Europa, che avrebbe reso impensabile la guerra tra le nazioni del Vecchio continente. Le pochissime bandiere giallo-blu dell’Ucraina e blu-stellate dell’Unione europea esposte staticamente sui palazzi istituzionali e a fianco di alcuni monumenti della capitale hanno sfigurato al cospetto di una marea di bandiere rosse della Vittoria (permesse), delle composizioni di fiori, palloncini e indumenti nero-arancioni in sostituzione del proibito fiocco di San Giorgio e di un insieme di simboli sovietici che mostrano una pacata ma chiara vicinanza al popolo russo.

Sarebbe certamente risultato inopportuno per l’attuale presidenza moldava filo-occidentale esprimere al segretario generale Guterres un’unità nazionale di intenti anti-russi in concomitanza di una piazza colorata e chiassosa spiritualmente agli antipodi.

Ecco perché il compito di ricevere l’alto funzionario delle Nazioni Unite è all’ultimo momento ricaduto sul capo del governo – espressione di una maggioranza parlamentare – e non sul capo dello Stato, in quanto rappresentante ufficiale della nazione tutta. Inoltre, sullo sfondo persiste il rischio di un golpe bianco che agevolerebbe la presa del potere di forze politiche filorusse o, più semplicemente, non smaccatamente anti-russe. Ma più che di un sovvertimento dell’ordine costituzionale, si tratterebbe di uno scivolone politico dettato da un eccesso di neutralismo. “Vogliamo l’Europa, ma vogliamo anche la pace”, ci dicono i locali. Un refrain che sembra unire le diverse posizioni e appare una risposta al timore di uno sbilanciamento politico tra una parte o l’altra della barricata che potrebbe minare la neutralità moldava.

Visibilmente imbarazzato, António Guterres si è limitato a dichiarazioni di circostanza: “La Moldova merita pace, stabilità e un massiccio sostegno internazionale per affrontare questa enorme sfida per i rifugiati. La sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale della Moldova, così come i solidi progressi che avete compiuto negli ultimi decenni, non devono essere minacciati. L’invasione russa dell’Ucraina deve essere fermata”.

In riferimento ai complessi rapporti tra Chisinau (Bessarabia) e Tiraspol (Transnistria), il segretario generale dell’Onu ha implicitamente ammesso l’esistenza di una faglia tra Occidente e Russkij Mir (Mondo russo) che taglia in due il paese più povero d’Europa: “La Moldova è in prima linea nel mantenimento della pace e della stabilità nel mondo. Con una guerra così serrata e le divisioni che conosciamo, spero che ci sarà un chiaro senso di responsabilità da parte di tutti gli attori su entrambe le sponde del fiume Nistru/Dnestr. Questo senso di responsabilità eviterà qualsiasi minaccia per la Moldova”.

A distanza sembra rispondergli il presidente della Romania Klaus Iohannis, che nel discorso del 10 maggio per la Giornata nazionale dell’Indipendenza (145° anniversario) ha ricordato la Grande Unione del del 1918, anno in cui nacque la România Mare (Grande Romania interbellica) di cui l’intera Bessarabia era parte integrante. Quasi a sottolineare un destino tracciato per le provincie moldave a ovest del fiume Nistru: “La libertà e il diritto delle nazioni a scegliere e costruire il proprio destino sono punti di riferimento fondamentali della grande comunità democratica a cui apparteniamo. I sacrifici dei nostri antenati hanno rappresentato il fondamento dello sviluppo della Romania europea. Ora è nostro dovere sostenere e difendere i valori e i principi che condividiamo con i nostri partner euroatlantici”. Con o senza Unirea dei due paesi rumenofoni, per Bucarest, Chisinau deve essere sottratta alla scemante influenza russa e ancorata economicamente, strategicamente e culturalmente al blocco occidentale. Ammesso che la Moldavia, in fin dei conti, lo voglia. E questo, visto ciò che è andato in scena ultimamente, non è affatto scontato.

Infine, prima della partenza di Guterres e risolto il “problema di salute” in una Chisinau distratta e tornata alla calma, la presidente Sandu ha potuto incontrare la figura di spicco dell’Onu, mantenendo pur sempre un profilo defilato. “Abbiamo confermato il nostro sostegno all’agenda delle Nazioni Unite e la nostra disponibilità a rafforzare la nostra partnership per lo sviluppo sostenibile”, ha affermato l’elegante politica, ringraziando l’ospite per il “supporto nella gestione dell’attuale crisi umanitaria, compresa l’assistenza finanziaria diretta ai rifugiati ucraini e ai loro famiglie”. Naturalmente in attesa che gli aiuti promessi raggiungano tutti coloro che ne hanno bisogno.

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