Tbilisi – La capitale georgiana è tappezzata di manifesti elettorali con i volti dei candidati dei 25 partiti che hanno partecipato alle elezioni di sabato 8 ottobre. Ma qui, “da vent’anni, la vera battaglia è fra Russia e America”, mi dice il tassista che mi accompagna in giro per Tbilisi alla vigilia del voto.

Prima Repubblica ex sovietica a dichiararsi indipendente nel 1991, dalla Rivoluzione delle Rose, attraverso la quale prese il potere, nel 2004, l’ex presidente georgiano Mikheil Saakashvili, la Georgia non ha mai smesso di guardare verso Ovest. Fino al punto di chiedere aiuto a Washington quando si scontrò militarmente con Mosca, nel 2008, in Ossezia del Sud. L’aiuto occidentale, però, non arrivò, o giunse solo in parte. E dopo il conflitto dell’estate del 2008, Ossezia del Sud ed Abkhazia riaffermarono la propria indipendenza con il supporto della Russia. La disfatta del 2008 portò molti esponenti del governo a sfiduciare l’ex presidente Saakashvili e a lasciare il suo partito, il Movimento Nazionale Unito, fino all’ottobre del 2011, quando con la discesa in campo del milionario Bidzina Ivanishvili, la situazione politica cambiò radicalmente. Sogno Georgiano, la piattaforma fondata da Ivanishvili, infatti, vinse prima le elezioni parlamentari del 2012, e un anno dopo, nel 2013, vinse le presidenziali in cui l’attuale presidente Giorgi Margvelashvili strappò a Saakashvili la guida del Paese. All’indomani del successo elettorale registrato nelle elezioni parlamentari di sabato scorso, Sogno Georgiano, punta ad andare avanti nella trasformazione democratica del Paese, per arrivare alla piena integrazione euro-atlantica della Georgia. Uno scenario che, probabilmente, non piace a Mosca che, dopo la crisi ucraina, si sente sempre più accerchiata dall’Alleanza Atlantica nel proprio “giardino di casa”. Rispetto all’era Saakashvili però, la leadership di Sogno Georgiano sembra prediligere la linea morbida nei rapporti con il “grande vicino del nord”, come lo chiamano qui. Sebbene, infatti, a causa della permanenza delle truppe russe in Abkhazia ed Ossezia del Sud, le relazioni diplomatiche tra i due Paesi siano ancora inesistenti, Tbilisi è zeppa di turisti russi, e l’ottimo vino georgiano da qualche anno abbonda sulle tavole russe.

“Per noi la Nato e l’Europa sono importantissime: negli ultimi quattro anni ci siamo impegnati con le riforme e siamo contenti che l’Unione Europea abbia deciso di liberalizzare i visti per i cittadini georgiani, sperando che a breve la popolazione della Georgia possa entrare liberamente in Europa”, ha detto a Gli Occhi della Guerra Kakha Kaladze, l’ex difensore del Milan di Ancelotti, che nel 2011 si è buttato in politica con il partito di Ivanishvili, e che oggi, dopo aver ricoperto l’incarico di vice primo ministro e di ministro dell’Energia, è uno dei leader di Sogno Georgiano.

Kaladze lo incontriamo nel quartier generale del partito a Tbilisi, il giorno dopo la vittoria al primo turno delle elezioni parlamentari. Ancora non sa quale sarà il suo incarico nel nuovo governo: “Prima chiudiamo il secondo turno delle elezioni e poi con il primo ministro decideremo insieme, l’importante è essere utile per il mio Paese e per la mia squadra”, ci dice, fiducioso nella vittoria del suo partito anche nel secondo turno delle elezioni. Il programma politico per i prossimi quattro anni però, è già chiaro. “Faremo di tutto per entrare il prima possibile nella grande famiglia europea, per questo dobbiamo continuare con le riforme ed abbattere le barriere”, spiega Kaladze, “anche la Nato è importantissima: Europa e Nato sono il nostro primo obiettivo”. “Per quanto riguarda la Russia, tutti i nostri partner europei ci dicono che dobbiamo ricominciare a parlare con loro: negli ultimi quattro anni abbiamo fatto passi avanti nelle relazioni economiche, ci siamo accordati per la vendita in Russia di prodotti fatti in Georgia, cosa che prima non era possibile perché il mercato russo era chiuso per i prodotti georgiani. Ora esportiamo vino ed altri prodotti locali e la Russia rappresenta per noi un mercato importantissimo. Dal punto di vista politico invece non abbiamo rapporti diplomatici perché il 20% del nostro territorio rimane occupato dai russi e questo è un problema gravissimo, ma tutti i nostri partner strategici, compresi gli americani, dicono che dobbiamo ricominciare a dialogare e penso che nei prossimi anni ci impegneremo in questo senso”. Recentemente, infatti, anche il premier Giorgi Kvirikashvili, aveva affermato che rimanere sul percorso euro-atlantico non esclude che si possano mantenere le relazioni con la Russia.“Con la Russia abbiamo lanciato una politica pragmatica sin dal 2012, e siamo fieri di aver cambiato radicalmente approccio rispetto alla politica del precedente governo che ha portato all’occupazione delle nostre due regioni dell’Abkhazia e di Tskhinvali (Ossezia del Sud, ndr)”, afferma Irakli Kobakhidze, segretario generale di Sogno Georgiano, intervistato da Gli Occhi della Guerra, “la nostra politica si basa, infatti, sulla ricerca di un equilibrio tra la politica nei confronti della Russia e dei partner occidentali”.

Il principale ostacolo alla normalizzazione delle relazioni con Mosca rimane però la questione dell’occupazione dei territori e del ripristino dell’integrità territoriale georgiana, che, afferma Kobakhidze, “rimane una priorità ed un obiettivo da raggiungere nel medio-lungo termine”. L’integrazione nella Nato d’altra parte, sebbene il Paese sia stato visitato nei mesi scorsi dal segretario generale dell’Alleanza, Stoltenberg, e sebbene ci siano state una serie di esercitazioni militari congiunte, probabilmente non arriverà nel breve periodo. “Da parte nostra speriamo che l’integrazione avvenga il prima possibile, ma questo dipende da molti fattori”, spiega Kobakhidze, “per ora possiamo solo dire che faremo del nostro meglio per promuovere l’integrazione”.Sviluppo economico, riforme e sviluppo delle infrastrutture saranno, invece, le priorità del nuovo governo, spiega ancora Kakha Kaladze: “I prossimi quattro anni per noi saranno importantissimi, perché abbiamo promesso al popolo passi in avanti nello sviluppo economico del Paese”. In Georgia, continua l’ex calciatore del Milan, “resta grave il problema della disoccupazione e quindi ci occuperemo innanzitutto di creare nuovi posti di lavoro”. “Vogliamo inoltre sviluppare le infrastrutture, come strade e autostrade, ed il settore energetico: in Georgia ci sono tanti fiumi, circa 25mila, e da almeno 300 di questi si può ricavare energia idroelettrica”. “Nei prossimi quattro anni, per questo, abbiamo in programma di investire circa 3 miliardi di dollari per la costruzione di impianti idroelettrici e per l’energia eolica”.

La retorica ostile contro la Russia, imperante nell’era Saakashvili, sembra quindi ormai superata. Inoltre, i tentativi di “organizzare una nuova rivoluzione” da parte del partito dell’ex presidente Saakashivili, che si trova attualmente in Ucraina, e che in Georgia è accusato di vari crimini, non sembrerebbero essere appoggiati da attori esterni interessati a destabilizzare lo Stato, ma rappresenterebbero, piuttosto, un’azione isolata dello stesso ex presidente per riprendere il potere. “Il popolo georgiano ha avuto paura di trovarsi nuovamente di fronte ad uno scenario rivoluzionario”, ci spiega Kaladze, “ed anche numerosi esponenti del Movimento Nazionale Unito hanno lasciato il partito preoccupati del fatto che nelle riunioni interne, ultimamente si sia sentito parlare sempre più spesso di rivoluzione, manifestazioni violente e attacchi ai palazzi del potere”. “In un audio scoperto qualche giorno fa, Saakashvili, inoltre, affermava di voler diffondere falsi exit poll, per poter poi accusare gli scrutatori di aver manipolato i risultati elettorali”, continua Kaladze, “alla fine però il popolo georgiano ha fatto una scelta importantissima riconfermando il nostro partito”.Lo Stato del Caucaso meridionale, che di recente ha ospitato anche la visita di Papa Francesco, confermando così la sua vocazione europeista, ha optato, quindi, per un futuro di stabilità e ha scelto di continuare nel cammino verso una sempre maggiore integrazione politica e militare con l’Occidente. Ma lo fa con uno sguardo alla Russia, che risulta essere più conciliante rispetto al passato. Nonostante si trovi sulla cosiddetta linea dell’Intermarium, lungo la quale corre la strategia statunitense di contenimento nei confronti di Mosca, la Georgia, nei prossimi anni, probabilmente, non diventerà una nuova Ucraina. Prevarrà, piuttosto, un sostanziale equilibrio nelle relazioni del Paese con i grandi protagonisti della politica georgiana degli ultimi decenni: gli Stati Uniti e la Russia.