È la scommessa di San Marino, coraggiosa, spiazzante, e poi da inseguire, fino a fare scuola. La piccolissima Repubblica è una striscia di terra tra l’Emilia Romagna e le Marche e sta lì come un’anomalia, come un luogo fuori dal tempo. Questa volta però ha dato a tutta l’Europa una lezione di pragmatismo. È stato uno dei primi Stati del Vecchio Continente a rompere le righe aprendo le porte allo Sputnik V.

Il vaccino russo che fino a qualche tempo fa veniva guardato con sospetto e scetticismo, oggi non è più un tabù. Il flop della campagna di immunizzazione dei cittadini europei è sotto gli occhi di tutti e uno dopo l’altro i Paesi membri sono usciti allo scoperto. Si è mossa la cancelliera tedesca Angela Merkel, seguita a stretto giro dal premier italiano Mario Draghi. Manca ancora il via libera dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, che all’inizio di marzo ha avviato la procedura di revisione ciclica del preparato moscovita, ma i principali Stati europei sono già lì che scalpitano. Con la Germania che, stando a quello che riferisce il quotidiano statunitense Politico, è in pressing sulla recalcitrante Commissione europea per avviare la procedura di approvvigionamento prima dell’ok dell’ente regolatorio.

“Se gli ordini non si faranno a livello europeo, allora seguiremo la via tedesca”, quella dei negoziati diretti, è l’aut aut della Merkel. Tutto ciò, alle latitudini sammarinesi, viene letto come una conferma. “Abbiamo fatto una scelta lungimirante, siamo stati tra i primi Paesi in Europa a scommettere sullo Sputnik V e siamo convinti che le sue caratteristiche gli permetteranno di entrare presto sul mercato europeo”, ci spiega Luca Beccari, segretario di Stato degli Affari esteri. Nella Repubblica più antica del Vecchio Continente il cambio di strategia è stato quasi obbligato. “Non essendo un Paese membro, non possiamo aderire al sistema unico di acquisto europeo, così ne abbiamo messo a punto uno in collaborazione con l’Italia e l’Unione europea, ma a due mesi dall’inizio della campagna vaccinale europea  – continua Beccari – non era arrivata ancora una fiala, quindi abbiamo dovuto sondare altre opportunità”. La prima apparizione sammarinese dello Sputnik V risale al 23 febbraio, da allora la campagna di immunizzazione ha preso il largo.

La politica non c’entra. Sono l’emergenza e la ragion pratica ad aver guidato le decisioni dell’esecutivo. “Questo Governo ha scelto di dotarsi dello Sputnik V dopo aver trovato difficoltà a reperire vaccini seguendo i canali inizialmente privilegiati”, chiarisce il segretario di Stato al Turismo, Federico Pedini Amati. “Il nostro obiettivo – insiste – è l’immunizzazione della popolazione e la ripartenza dell’economia, non sono il tipo di vaccino o la nazione produttrice a preoccuparci”. È questione di priorità. Quelle che muovono l’azione dell’Unione europea, viste dalla cima del Monte Titano, risultano indecifrabili. “È difficile capire perché l’approvazione dello Sputnik V non proceda spedita. Questo – annota Pedini Amati – non è il momento delle battaglie geopolitiche, ogni giorno che passa è un giorno perso”. Intanto, grazie all’intuizione del governo sammarinese, quasi un quarto della popolazione ha ricevuto la prima dose dello Sputnik.

L’attività nell’area dedicata alle immunizzazioni dell’Ospedale di Stato è frenetica. La stanchezza dei camici bianchi a fine giornata si legge da sotto le visiere, ma l’umore è alto. “La campagna vaccinale sta andando a gonfie vele, abbiamo già iniziato i richiami, contiamo di terminare le somministrazioni per giugno”, racconta il dottor Emidio Troiani, cardiologo e medico vaccinatore. Lo scetticismo di Bruxelles non ha attecchito, anzi. “I pazienti si fidano di noi – prosegue il medico – e l’adesione è stata ottima. Le dirò di più, sono arrivate moltissime richieste dall’Italia che non è ci è stato possibile esaudire. Le vaccinazioni sono riservate ai soli residenti”. Il sentimento descritto dal dottore si ritrova nelle parole di chi si è appena immunizzato con lo Sputnik V. Gente con il sorriso stampato sulle labbra, che intravede l’uscita dal tunnel.

“Mi fido ciecamente della istituzioni sammarinesi, e non vedo l’ora di fare la seconda dose”, ci confida una donna pochi minuti dopo la vaccinazione. Sulle questioni politiche non vuole entrare. Non le capisce e non le interessano. “L’unica cosa che conta – dice –  è tornare alla normalità”. La pensa allo stesso modo una ricercatrice, che attende il suo turno per il richiamo. “Non mi intendo tanto di manovre di palazzo, ma penso che in casi del genere ci siano sempre in ballo logiche più grandi di noi, dinamiche che purtroppo vanno a discapito della popolazione”.

L’idea che qualcuno possa anteporre giochi di potere e interessi economici alla salute della gente è più di un sospetto. È un argomento che in Italia sta scaldando il dibattito politico. Qualche giorno fa anche Matteo Salvini, ospite di Stasera Italia Speciale, è tornato sull’argomento: “Non ci può essere la politica o la rivalità fra gli Stati Uniti e Russia, Oriente e Occidente, a tenere in ostaggio la salute degli italiani e degli europei”. Pensiero condiviso dall’eurodeputato del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, Vincenzo Sofo. Il suo ragionamento parte da un’evidenza: i produttori dello Sputnik V hanno presentato la domanda di registrazione all’Ema il 21 gennaio, ma la decisione di iniziare la rolling review è arrivata solo il 4 marzo.

“In nome dell’emergenza, l’Ema ha accelerato i tempi di valutazione e autorizzazione all’immissione in commercio per Astrazeneca, Pfizer e gli altri vaccini in circolazione, come mai – si domanda Sofo – questa emergenza sparisce quando invece si tratta di ragionare su altri vaccini?”. Il perché di questo atteggiamento ce lo spiega Igor Pellicciari, docente di Relazioni internazionali alla Università di Urbino e alla Luiss di Roma, che parla di “guerra degli aiuti”. “Nel proporre il vaccino all’Unione europea, Mosca mette Bruxelles di fronte a due problemi: accettandolo – spiega il docente – ammetterebbe il fallimento della campagna vaccinale e in più dovrebbe allentare la pressione sul Cremlino. Come si fa a mantenere le sanzioni verso un Paese che è anche donatore del vaccino?”. Ecco come si è arrivati sin qui. Sul sentiero tortuoso che conduce fuori dalla pandemia l’Unione europea deve fare i conti con sé stessa. Il risultato appare paradossale: “Sembra che Bruxelles – conclude Pellicciari – tema più l’impatto politico del vaccino russo che il virus cinese”.