Da Nicosia. Ora o mai più. Sono giorni decisivi per le sorti di Cipro, la terza isola più grande del Mediterraneo dove il mito ha posto i natali di Afrodite, la dea greca dell’amore e della bellezza.Dal 7 all’11 novembre i rappresentanti della Repubblica di Cipro e della Repubblica turca di Cipro nord saranno impegnati in una fitta serie di colloqui per la riunificazione politica dell’isola. L’obiettivo è storico e i due presidenti riuniti in Svizzera – il greco-cipriota Nicos Anastasiades e il suo omologo turco-cipriota Mustafa Akinci – ne avvertono tutta la responsabilità.L’isola conserva la sua attuale fisionomia politica dal 1974, quando la Turchia, in risposta a un tentativo di colpo di Stato della Guardia Nazionale Cipriota in combutta con il regime greco dei colonnelli, ne invase la parte settentrionale. Nel 1983 Ankara proclamò la Repubblica Turca di Cipro Nord, non riconosciuta da alcuno Stato al mondo con l’ovvia eccezione della Turchia, da cui il piccolo Stato dipende energeticamente, finanziariamente e militarmente: ancora oggi vi sono presenti 35.000 militari turchi.

Da quarantadue anni quest’affascinante isola dalla forma di chitarra è divisa da un confine militarizzato noto come Linea Verde: una striscia di garitte, postazioni trincerate e filo spinato che ne taglia in due anche la storica capitale, Nicosia.L’obiettivo dei due leader è quello di trovare un accordo per la creazione di uno Stato federale che tuteli i diversi gruppi etnici presenti sull’isola, secondo un progetto da sottoporre a referendum nel 2017. Le rappresentanze turco-cipriote chiedono in particolare la fissazione di una data per la conferenza fra le cinque rappresentanze dell’isola, mentre i greco-ciprioti vogliono assicurazioni sul fatto che i colloqui di pace proseguano indipendentemente da tale data.

Il traguardo era quasi stato raggiunto nel 2004, quando il piano dell’allora segretario dell’Onu Kofi Annan venne rigettato nelle urne dalla popolazione greco-cipriota.I punti a favore dell’accordoAd oggi il raggiungimento di un accordo appare possibile innanzitutto per la compresenza di due leader – Anastasiades e Akinci – entrambi favorevoli a una soluzione pacifica della controversia ed impegnati in un laborioso sforzo di persuasione dell’opinione pubblica dai due lati della Linea Verde.Un esito positivo delle discussioni consentirebbe inoltre un migliore sfruttamento delle notevoli risorse energetiche – soprattutto per quanto riguarda gli idrocarburi – e darebbe nuovo slancio turistico a zone oggi abbandonate come le spiagge di Famagosta.Se Akinci e Anastasiades dovessero trovare un’intesa, ne verrebbe di molto facilitata anche la procedura di ingresso della Turchia nell’Unione Europea: quasi la metà dei punti del negoziato fra Bruxelles ed Ankara ancora in sospeso riguardano proprio la questione di Cipro.Secondo la Camera di commercio turco-cipriota in caso di riunificazione il Pil potrebbe crescere da 20 a 45 milioni l’anno entro il 2035, con un aumento del reddito pro capite di 12mila euro.

Gli ostacoli alla riunificazioneDa entrambi i lati del muro vi sono formazioni politiche nazionaliste che esercitano pressioni contro l’accordo. Nella Repubblica di Cipro i partiti contrati al compromesso rappresentano una fetta dell’elettorato ben superiore al 20%, mentre i nazionalisti turco-ciprioti premono per un’assimilazione completa alla Mezzaluna.Tuttavia i nodi da risolvere, su cui si giocheranno i negoziati in corso in Svizzera, sono essenzialmente due: quello dei territori e quello della sicurezza.

Sul primo tasto battono in particolare i greco-ciprioti, che chiedono la restituzione delle proprietà che vennero loro sottratte nel 1974 e una rettifica dei confini a loro favore.Fonti diplomatiche hanno confermato a Gli Occhi della Guerra che la Turchia oppone resistenza alla restituzione dell’area della baia di Morphou, fra le più ricche dell’isola. I turchi sostengono di avervi concentrato ingenti investimenti negli ultimi decenni e si oppongono a un trasferimento di popolazione che sarebbe, sostengono, troppo traumatico. Più in generale, i greco-ciprioti vorrebbero vedere rigidamente applicato il principio della proporzionalità fra abitanti e territorio, che assegnerebbe loro una porzione di isola molto maggiore di quella attuale. Secondo il quotidiano cipriota Cyprus Weekly, il presidente Anastasiades non ritiene possibile che una popolazione, come quella turca, che rappresenta il 20% del totale (200mila turco-ciprioti contro 800mila greco-ciprioti) detenga il 36% del territorio.I greco-ciprioti peraltro pretendono anche che tutti i soldati turchi lascino l’isola nel giorno successivo al raggiungimento di un accordo. Uno scenario difficilmente realizzabile, viste le insistite richieste da parte di Ankara di garanzie per la popolazione turca: più probabile che una parte del contingente militare venga temporaneamente inquadrato in una forza internazionale di stabilizzazione.

Molto conterà l’atteggiamento della Turchia di Erdogan, finora improntato ad una certa ambiguità: se da un lato anche dopo il tentato colpo di Stato dello scorso luglio Ankara non ha dato segno di voler interrompere i negoziati e non ha interferito nell’elezione della “colomba” Akinci, dall’altro il Sultano ha anche lasciato capire che se i colloqui di pace dovessero naufragare, la Mezzaluna sarebbe pronta ad annettere Cipro nord per farne una propria provincia insulare.Da non trascurare, infine, la questione delle persone scomparse nelle guerre degli anni Sessanta e Settanta e ancora disperse. Centinaia di migliaia di persone di cui non si conosce ancora il destino e il luogo di sepoltura. Un caso che, se non verrà risolto in fretta, potrebbe rappresentare la pietra tombale sul processo di riunificazione.

TRASPARENZA

Questo reportage è stato realizzato con il sostegno dei lettori. Qui di seguito tutte le ricevute delle spese sostenute dal reporter

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