Da Barcellona. L’incubo delle forze dell’ordine spagnole si è avverato: i Mossos d’Esquadra non hanno impedito il referendum evitando che entrassero in azione Policia e Guardia Civil. In queste ultime ore, lo scontro fra le forze di sicurezza nazionali e regionali si sta facendo altissimo. I Mossos d’Esquadra si sono fatti da parte e, in alcuni seggi, hanno scelto di schierarsi con gli elettori impedendo che le altre forze di sicurezza potessero allontanare con la forza i votanti. La Generalitat catalana voleva che accadesse quello che sta avvenendo. La polizia della Catalogna ha ufficialmente richiesto a Guardia Civil e Policia di intervenire come rinforzi nei seggi perché non in grado di bloccare il processo elettorale e i votanti. Facendo questo, i Mossos hanno sostanzialmente obbligato le forze di sicurezza statali a intervenire violentemente per requisire le urne, smantellare i collegi e prendere possesso delle scuole dove si vota costruendo cordoni di agenti che hanno respinto anche in maniera violenta chi cercava di sfondare il blocco della sicurezza. In particolare, quanto descritto è avvenuto con estrema celerità nei seggi dove avrebbero dovuto votare i leader indipendentisti: Artur Mas, Carles Puigdemont, Carme Forcadell e Oriol Junqueras. E non è un caso che il presidente della Generalitat, Puigdemont, abbia dato ordine neanche un’ora prima dell’inizio delle operazioni di voto, che i cittadini catalani avrebbero potuto votare in qualsiasi seggio senza alcun obbligo di censimento.

Lo scontro fra Mossos e forze dell’ordine nazionali è dunque arrivato a un livello altissimo. Uno scontro che aveva avuto già le sue prime avvisaglie dopo gli attentati islamisti di Barcellona e Cambrils, e in cui il processo indipendentista ha soffiato in maniera violenta per far crescere ancora di più le tensioni fra i vari corpi. I motivi sono vari. I Mossos d’Esquadra rappresentano da secoli la polizia della Catalogna ed ha avuto sempre un rapporto privilegiato con la popolazione catalana. Questa loro connotazione identitaria ha chiaramente avuto un peso molto significativo durante l’evoluzione delle forze dell’ordine spagnole negli ultimi decenni, subendo la repressione franchista contro i poteri locali durante il regime per poi vedere una crescita esponenziale delle proprie funzioni nei decenni successivi. Dal 2005 al 2008, i reparti dei Mossos hanno ottenuto costantemente nuove funzioni, andando in sostanza a sostituire la Policia Nacional e la Guardia Civil che, nel tempo, hanno assunto soprattutto il controllo generale sulle attività di stampo prettamente nazionale.

Oggi ci sono circa 14mila membri dei Mossos che operano in tutta la Catalogna, con piena competenza per quanto riguarda la sicurezza di Barcellona, e per quanto concerne le province di Tierras del Ebro e di Campo de Tarragona. Questo continuo aumento di competenze nei confronti della polizia “autonomica” catalana ha di fatto creato un cortocircuito con i reparti della polizia nazionale e con il ministero dell’Interno. Il motivo è da ricercare nel fatto che i Mossos non si sono mai attivati in modo estremamente chiaro come forza dell’ordine priva di connotazione politica, ma hanno sempre avuto un ruolo di supporto alle rivendicazioni della Generalitat. Questo ha comportato che, per esempio, il governo di Madrid abbia dovuto trattare molti mesi per giungere a un accordo per cui le forze dell’ordine catalane potessero far parte della rete europea dell’antiterrorismo, proprio perché c’erano resistenze dello Stato a considerarli come una forza aggiuntiva rispetto a quella nazionale.

I 38 feriti, di cui alcuni gravi, che finora sono stati certificati durante gli scontri delle prime ore di domenica sono certamente ascrivibili anche all’incapacità di dialogare da parte dei Mossos d’Esquadra con la Policia Nacional e la Guardia Civil. Da un lato, i Mossos non hanno mai garantito cieca obbedienza allo Stato, dicendo di porre in essere tutte le azioni volte alla “tutela dei diritti dei cittadini catalani”, che a molti è sembrato una dichiarazione d’intenti a favore del voto indipendentista. Dall’altro lato, il governo spagnolo, proprio per paura che la polizia catalana non intervenisse a difesa dello Stato di diritto, ha iniziato a riempire la Catalogna di agenti delle forze di sicurezza statali, acuendo lo scontro con la polizia di Barcellona. Una frattura politica e di funzioni che è divenuta anche sociale. Ieri, la manifestazione per l’unità si Spagna che si è svolta a Barcellona è stata indicativa: la gente, passando davanti alla sede della Policia Nacional intonava cori in suo favore gridando “Esta es nuestra Policia!”, “questa è la nostra polizia!”. Dall’altra parte, i Mossos hanno avuto il controllo della manifestazione pro-referendum e non si sono attivati per interrompere le operazioni di voto nonostante l’ordine del Tribunale costituzionale e della Procura generale spagnola. Procura generale che adesso potrebbe attivare un procedimento di disobbedienza nei confronti dei comandanti dei reparti catalani qualora fosse confermata, in più seggi, la loro passività nei confronti degli ordini impartiti dal ministero dell’Interno, che ha assunto da settimane il controllo sulla polizia regionale.