ODERZO (Treviso) – Maria, la nonna materna che mi ha cresciuto, raccontava sempre una terribile storia della Grande guerra. Fra le braccia di sua madre oltrepassò l’ultimo ponte sul Piave su un carro trainato dai buoi assieme agli sfollati dopo la disfatta di Caporetto. Dietro i civili marciava l’ultimo colonna italiana in rotta. Gli austriaci erano troppo vicini ed il ponte fu fatto saltare in aria. “Gambe, teste, braccia sono volate verso il cielo” ricordava la nonna al giovane nipote. Questa terribile testimonianza è uno dei motivi che mi hanno spinto a raccontare i conflitti del mondo di oggi. Mai avrei pensato 100 anni dopo la fine della prima guerra mondiale di raccontare la visita dell’erede della casa d’Austria, Carlo d’Asburgo-Lorena, sul fronte del Piave, il fiume caro alla Patria, anche se lo abbiamo dimenticato. Seicentocinquantamila soldati italiani si sono sacrificati per fare questo paese ed oltre un milione di austro ungarici non hanno fatto più ritorno a casa.

Carlo d’Asburgo è atterrato sabato a bordo di un Cessna 305 del 1957, verde militare, nel piccolo aeroporto Francesco Baracca su una pista erbosa a Salgareda in provincia di Treviso. L’erede al trono era stato preceduto dal suo stato maggiore in divisa d’epoca. Le penne nere dell’associazione alpini, ex carabinieri e le autorità locali lo attendevano schierati con il tricolore. “Il mio è un gesto di pace per l’Europa del futuro” ha esordito l’arciduca, ex pilota militare. L’ideatore dell’iniziativa è il vulcanico Vito Marcuzzo di Oderzo: “Tutto nasce con un piccolo bunker austriaco scoperto fra i campi. Poi ho organizzato una serie di tappe che con foto e documenti d’epoca ricordano l’altra parte della barricata, il fronte austriaco del Piave”. E adesso ha coronato il sogno di portare il nipote di Carlo I, ultimo imperatore d’Austria, in terra veneta a ridosso del Piave dove le terribili battaglie di 100 anni fa hanno lasciato spazio ai filari di Prosecco e attività produttivi di tutti i generi.

Il momento più toccante è stato l’arrivo di Carlo d’Asburgo al sacrario di Fagarè, dove riposano migliaia di nostri soldati che si sono sacrificati sul fiume sacro alla Patria. Un reparto di appassionati italiani con le uniformi d’epoca ha presentato le armi. Il drappello di austriaci ha abbassato la bandiera in rispetto a tutti i caduti della Grande guerra. E l’erede al trono ha deposto una corona per poi stringere la mano ad alpini e bersaglieri delle associazioni d’arma schierati per l’evento.

Al di là delle formalità Carlo d’Asburgo è un personaggio che da giovane si è avventurato con i mujaheddin in Afghanistan durante l’invasione sovietica. Oggi è di casa in Siria dove si prodiga per salvare il patrimonio storico ed archeologico del paese scortato da Hezbollah. Con gli sciiti si è anche infilato clandestinamente nello Yemen bombardato dall’aviazione saudita. Difensore a spada tratta degli ucraini contro i russi  non dimentica la tragedia di un secolo fa.

La delegazione austriaca si è recata anche alla chiesa di Busco dove rimane intatta una lapida dedicata al tenente Otto Klippel caduto sul fronte del Piave con il trombettiere italiano che suonava il silenzio. “L’Europa a 100 anni dalla prima guerra mondiale. Che cosa abbiano imparato” è stato il tema di un incontro di Carlo d’Asburgo con un folto pubblico nell’avveniristica sede dello stabilimento Nice di Oderzo. Dalla Grande guerra si è arrivati ai temi cruciali di oggi dall’immigrazione, al terrorismo di matrice islamica fino al ruolo burocratico e discusso  dell’Europa unita. Carlo d’Asburgo è stato chiaro: “Non bisogna avere paura di difendere la nostra identità ed i valori, come le radici cristiane per un’Europa veramente unita e degna di questo nome”. Nemici 100 anni fa, fratelli europei oggi lo dobbiamo anche ai caduti di allora non dimenticando mai che siamo maledettamente fortunati a vivere un pace.