Da Tirana. Speranzosi e disillusi al tempo stesso. Così si potrebbero descrivere gli Albanesi  alla vigilia delle elezioni politiche previste per il 18 giugno. Mentre il governo socialista del premier Edi Rama promette un giro di vite contro corruzione e crimine organizzato il Partito Democratico albanese, all’opposizione, protesta ormai da settimane con un gigantesco sit-in nel viale principale della capitale: i manifestanti, asserragliati in un’enorme tenda all’ombra del palazzo presidenziale, chiedono la formazione di un governo tecnico che garantisca la regolarità del voto contro il rischio di brogli ed hanno iniziato un boicottaggio dei lavori parlamentari.

Sullo sfondo di un processo di integrazione nella Ue ancora da completare, l’Albania tenta di proseguire nella strada verso la formazione di un moderno Stato di diritto. Candidata ad entrare nell’Unione sin dal 2014, questa giovane democrazia si prepara a sfruttare i negoziati con Bruxelles per ammodernare un apparato statale ancora lontano dall’essere efficace.È innegabile che il Paese, membro della Nato dal 2009, sia pervaso da un forte sentimento filo occidentale e filo atlantico. Le bandiere rosse con l’aquila nera del mitico condottiero Giorgio Scanderbeg sono spesso affiancate dalle stelle e dalle strisce della bandiera statunitense e più raramente anche dal vessillo blu dell’Unione Europea.Quattro decenni di dominazione comunista, in uno dei regimi più oscurantisti del Novecento, hanno portato molti Albanesi a guardare all’Occidente come a un miraggio. Il lungo processo per entrare nella Ue rappresenta pertanto un’occasione importante per modernizzarsi a prescindere dalla fattibilità delle nozze con Bruxelles.

Fra modernizzazione e resistenzeDal 2010 è stato abolito l’obbligo di visto per i cittadini albanesi che vogliano viaggiare nell’Unione, mentre il territorio dei Ventotto rappresenta già il primo mercato commerciale per Tirana, con 2,52 miliardi di export e 1,16 miliardi di importazioni nell’anno 2015. Bruxelles però non rappresenta soltanto un partner commerciale di primissimo livello, ma anche e soprattutto il primo finanziatore per programmi di crescita economica e sociale. Dal 2014 al 2020 l’Unione ha stanziato un programma di aiuti per 312 milioni di euro.

Il primo obiettivo è quello di sradicare una corruzione che molti vorrebbero endemica e che ancora oggi rappresenta un forte ostacolo agli investimenti esteri. “Sono ottimista sulla volontà degli Albanesi di compiere riforme importanti – spiega a Gli Occhi della Guerra il capo delegazione Ue a Tirana Romana Vlahutin – Ma è più difficile di quanto possiamo immaginare: ogni giorno combattiamo una guerra di trincea.”

Nonostante il governo rivendichi la risalita dell’Albania nell’Indice di percezione della corruzione  dal 130esimo all’83esimo posto negli ultimi tre anni, le tante associazioni della società civile si battono per ricordare al mondo come il Paese non sia nemmeno

a metà del guado: “La corruzione è diffusa in quasi tutti i rami della pubblica amministrazione – spiega Aldo Merkoci della piattaforma di attivisti Mijaft! – Dal funzionario di basso rango che chiede una bustarella per la sostituzione del contatore elettrico al sistema tangentizio in vigore nel settore sanitario.” Illeciti che molto spesso non trovano sanzioni adeguate anche per l’inadeguatezza del sistema giudiziario.La riforma della giustiziaLa riforma più importante, intorno a cui ruota il dibattito politico degli ultimi mesi, è infatti proprio quella della giustizia. Al centro della polemica c’è la controversa norma di legge sul vetting: un capillare riesame delle credenziali degli oltre 800 magistrati albanesi, allo scopo di escludere interferenze della politica o tentativi di corruzione. In un Paese in cui giudici e procuratori a inizio carriera percepiscono uno stipendio di 580 euro al mese, le bustarelle rappresentano una tentazione a cui molti non resistono. “Se si chiede a un giudice albanese quanti ritiene che siano i colleghi che si lasciano corrompere – spiega a Gli Occhi della Guerra Agnes Berhardt, della missione europea di consolidamento del sistema giudiziario albanese Euralius – Vi risponderanno con una percentuale non inferiore all’80%. La corruzione è sistemica.”

Lo scorso 30 agosto la Corte Costituzionale del Paese delle Aquile ha sospeso il vetting process in attesa di chiarire se sussista un profilo di incostituzionalità, ma nel richiamare questo elemento bisogna anche ricordare

come la nuova legge introdurrebbe la valutazione di quegli stessi giudici costituzionali chiamati ad esprimersi su di essa. L’opposizione di centrodestra, dal canto suo, contesta la struttura della nuova norma da un’altra prospettiva, sottolineando come le informazioni sul conto dei magistrati da “riesaminare” verrebbero fornite da istituzioni controllate dal governo, ledendo così l’indipendenza del potere giudiziario.

E mentre l’opinione pubblica sostiene la necessità di una riforma della magistratura che riporti la trasparenza e restituisca fiducia nei giudici – il premier Rama sostiene che per le strade di Tirana “il vetting sia più popolare di Cristiano Ronaldo” – è lo stesso primo ministro a riconoscere l’esistenza di forti “interessi e resistenze” contro l’implementazione di quella che sarebbe una vera e propria rivoluzione, giudicata cruciale anche per il processo di integrazione europea.

“La gente vuole la Ue. E non sa cosa sia”Certo, non spetta a noi stabilire se la fiducia nella Ue come panacea di ogni male sia ben riposta o meno. Se dovesse anche solo servire come stimolo per la lotta al malaffare e la modernizzazione del Paese, gli Albanesi ne avrebbero comunque un guadagno. Resta da capire quale sia la conoscenza dell’Unione, fra gli abitanti del Paese delle Aquile.Secondo Romana Vlahutin, l’80% degli albanesi ha fiducia nelle istituzioni comunitarie, anche se la gran parte della popolazione non ha un’idea chiara di come funzionino. O forse, mormorano i maligni, è proprio a questo che è dovuta tale fiducia.

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