Bernd Lucke, ex segretario del partito di destra di Alternative fuer Deutschland (AfD), non li aveva voluti all’interno del suo movimento. Quando nel gennaio del 2015 Götz Kubitschek e sua moglie Ellen Kositza avevano fatto domanda per ottenerne la tessera erano stati rifiutati. “Non accettiamo chi faccia apertamente riferimento ai movimenti fascisti degli anni 20 e 30” aveva detto. Oggi, poco più di un anno dopo, Lucke ha ceduto la sua carica alla più conservatrice Frauke Petry e non ha più alcun ruolo nel partito. Kubitschek, al contrario, ne è il nuovo punto di riferimento culturale, soprattutto per quanto riguarda la sua ala più conservatrice. Che non solo si oppone all’immigrazione, ma propone una rivoluzione culturale della società tedesca teorizzata dallo stesso Kubitschek: abbandonando le dottrine liberali e multiculturaliste a favore della riscoperta della “profonda identità germanica, della vita tradizionale tedeschi e della valorizzare delle nostre radici provinciali e popolari (völkisch)”. 

Casa sua, grande con giardino e sperduta nel Sachsen Anhalt, la regione tedesca maggiormente deiindustrializzata e con il minor numero di stranieri, non è solo il luogo in cui vive con la moglie e i loro sette figli. Ma è la vera e propria officina culturale del mondo della destra conservatrice e anti-liberale tedesca, la stessa che sta trovando spazio all’interno di AfD. Björn Höcke, parlamentare del partito, non nega di andarlo a trovare regolarmente e definisce tali visite delle “rigenerazioni spirituali”. Quella che Kubitschek ha ricreato è una vera e propria comunità etnica di tedeschi che accoglie al suo interno coloro che vogliano staccarsi dalla vita cittadina e “sgermanizzata” della Germania contemporanea e vivere la propria quotidianità “in modo tradizionalmente tedesco”.

Schnellroda è il villaggio in cui Kubistchek si è stabilito circa 20 anni fa insieme alla moglie. Allora il numero di abitanti era di 48 persone, oggi sono circa 200. I nuovi arrivati, tutti tedeschi, vivono e lavorano per la comunità  (Gemeinschaft) che Kubitschek ha fondato. Circondata solo da boschi e da immense distese di prati vedi, dista una decina di kilometri dalla stazione ferroviaria più vicina. I navigatori satellitari non la segnalano, raggiungerla è difficile. Le strade, lunghe e silenziose, sono deserte.

La loro è una reazione esagerata oppure hanno fatto bene?
Una volta arrivati si nota subito come l’atmosfera sia profondamente tedesca e völkisch. Bandiere nero-rosso-oro e nero-bianco-rosso sventolano alte. Sui prati di fronte alle case è pieno di numerosi bimbi biondi, che giocano o si occupano degli animali: capre, anatre, conigli, galline. Appena veniamo notati ci viene incontro un bambino, biondissimo e con gli occhi azzurro intenso che, senza conoscerci, ci dà il benvenuto e si presenta. Ha 11 anni e si chiama Wieland, nome ripreso da una celebre saga germanica. Dopo averci invitato a seguirlo ci conduce nel giardino della casa più centrale, dove parte della comunità siede intorno ad un fuoco e banchetta con i propri prodotti: le proprie verdure, la propria carne, le proprie uova, il formaggio delle proprie capre.

Le persone intorno al fuoco sono tutte profondamente tedesche, eppure molto diverse tra loro. Anche qui tanti bambini biondi, ma anche adolescenti e giovani uomini e donne, spesso a loro volta con figli piccoli. Alcuni indossano abiti tradizionali, come pantaloni di pelle e cuoio. Altri recano su di sé i segni della modernità, come orecchini e tatuaggi. Tutti abitano nelle vicinanze e tutti si ritrovano regolarmente in quel giardino, di fronte a quella che è la casa di Kubitschek. Alto e magro, siede di fronte alla moglie, alla quale si rivolge dando del lei. Tutte le mattine si alza all’alba e insieme a Wieland, che è suo figlio, va a mungere le capre. La sua potrebbe essere una tranquilla vita di un fattore. Ma non è così. Kubitschek ha grandi progetti.

La comunità che ha ricreato persegue un obiettivo ben preciso. Quello di dare vita in Germania ad una rivoluzione culturale che permetta la conservazione dello stile di vita tradizionalmente germanico. Nato a centinaia di kilometri di distanza, in un’altra parte del Paese, si è scelto la vita che sta conducendo. “In questa provincia non c’è quasi nessun immigrato, i tedeschi vivono nelle campagne come lo facevano 20 anni fa. Non ci sono grandi centri urbani e quindi meno elementi che allontanino dalla vita tradizionale. Per cambiare un sistema è necessario innanzitutto dare l’esempio a livello personale, vivendo da veri tedeschi”.L’atmosfera in tutto il villaggio è senza tempo, quasi esotica. E non priva di riferimenti ideologici. Entrando nella casa di Kubitschek lo si nota subito. Le pareti di legno sono vecchie di qualche secolo ma ben curate. Dalle piccole finestre penetrano dei raggi di luce nella stanza semi-buia, generando lunghe ombre. I muri sono ricoperti di simboli religiosi e di icone tradizionali tedesche, rappresentanti i miti germanici che danno i nomi ai bambini della comunità: Wieland, Ondine, Brunilde e tanti altri. Le enormi librerie sono piene di volumi di autori più svariati: da Leni Riefenstahl, la regista che in epoca nazionalsocialista rivoluzionò la cinematografia e si mise a disposizione di Hitler, al pensatore conservatore Ernst Jünger, passando per il celebre giurista Carl Schmitt. Sulle porte e sui muri sono appesi diversi manifesti espositivi risalenti all’epoca del terzo Reich, raffiguranti rune e una svastica.Seduto su una sedia nella penombra Kubitschek spiega quale sia la società che sogna. “La Germania in cui voglio vivere è il Paese in cui vivono i tedeschi. La cultura tedesca è inevitabilmente vincolata al popolo tedesco. Se questo venisse sostituito verrebbe sostituita inevitabilmente anche la sua cultura”. Per popolo tedesco Kubitschek intende coloro che abbiano sia un forte legame col la propria terra, rifacendosi al mito dei contadini guerrieri medioevale, che una continuità di sangue con gli antenati. Sangue e suolo, un concetto costantemente ricorrente nella letteratura germanica fatto proprio ed estremizzato dal nazionalsocialismo. E per questo diventato pubblicamente bandito nell’odierna Repubblica Federale.

Kubitschek però non se ne cura, come non si cura di sottolineare come i valori che lo ispirano sono anti-liberali, anti-parlamentari e anti-occidentali. In modo particolare la cultura tedesca conterrebbe al suo interno gli anticorpi alle idee liberali ed economiciste provenienti dagli Stati Uniti. Per questo essa va difesa. Come? “Innanzitutto dando l’esempio in prima persona, vivendo le tradizioni, parlando la lingua. E’ più facile che essa venga tramandata qui, nelle campagne, tra la gente che non è intellettuale, alla quale possiamo indicare quali siano gli esempi storici che dobbiamo seguire”.

Per lungo tempo questi messaggi sono rimasti inascoltati dai più. I tedeschi hanno infatti sviluppato forti anticorpi contro le forze anti-sistema, soprattutto contro quelle provenienti dall’area conservatrice. Eppure qualcosa sembra stare cambiando. Se solo un anno fa Kubitschek e sua moglie erano banditi da ogni partito, oggi la comunità che intorno a loro si è costituita è meta di pellegrinaggio dei politici della Afd, il secondo partito nazionale. Il cui vecchio leader, tanto avverso alle forze di destra, è stato cacciato. A giocare un ruolo determinante in questo cambiamento è stata naturalmente la crisi migratoria, vissuta dalla maggior parte dei tedeschi come un’aggressione alla propria identità. Alcuni di loro hanno iniziato quindi a dare ascolto a chi l’immigrazione la critica da sempre. A chi, come Kubitschek, ritiene che per essere tedeschi non basti il passaporto ma sia necessario un legame di sangue ed un sentimento emotivo verso la patria.

A condividere queste posizioni vi sarebbero centinaia di persone famose ed insospettabili provenienti da tutta la Germania. Giovani come vecchi, militanti politici come professori universitari. Tutti desiderosi di abbandonare la “Germania sgermanizzata” di oggi per immergersi in questa comunità fuori dal tempo. Quando Kubitschek organizza delle feste o degli eventi, il villaggio si riempie di persone che, spesso in incognito, si consultano con lui. Il fascino che questo stile di vita genera è evidente anche leggendo l’elenco degli abbonati di Sezession, la rivista di cui Kubitschek è editore e direttore con la quale invita alla rivolta contro il mondo moderno: professori, giornalisti, politici ben inseriti in società leggono le parole di chi questa società la vuole abbattere. “Nessuno di loro ammetterebbe mai pubblicamente di leggere quello che scrivo, verrebbe immediatamente isolato socialmente”.Il clima che negli ultimi mesi si è creato in Germania sembra essere più fertile per queste idee rispetto a prima. Oggi a Kubitschek non verrebbe più preclusa la tessera della AfD. Lui, però, ha altri progetti. Più ambiziosi. Ossia quelli di creare una lobby che faccia convergere tutte le forze antagoniste contro il sistema. Per condurre una battaglia radicale.Ed è così che ha fondato un suo movimento politico, il cui quartier generale è proprio casa sua. Si chiama Ein Prozent (uno per cento). “Non serve che tutto il popolo si mobiliti per fare la rivoluzione. Basta l’uno per cento di esso”. Dice. L’obiettivo è di creare una elites di tedeschi che guidi il proprio popolo alla rivoluzione. Come? “Coordinando tutti i movimenti anti-immigrazione nati negli ultimi mesi e coordinandoli all’interno di un’unica struttura. Ma soprattutto promuovendo un’azione di lobbismo patriottico all’interno dei partiti di destra. In particolare in Alternative fuer Deutschland”.

Reportage di Luca Steinmann