L’Estonia è stata per mezzo secolo sotto l’occupazione della potenza russa. Nonostante sia passato del tempo, la sensazione di subire l’ingerenza di Mosca è tutt’ora viva soprattutto dopo le recenti vicende come la guerra in Ucraina e l’annessione della Crimea.

In Estonia, infatti, sono riemerse antiche paure di una nuova invasione da parte dell’esercito del Cremlino. Questo senso di insicurezza è cresciuto ancora di più dopo l’annuncio ufficiale, da parte del capo di stato maggiore russo, delle imminenti esercitazioni militari che verranno effettuate vicino il confine con i paesi baltici e degli addestramenti navali congiunti con le forze cinesi.

Putin ha tentato più volte di rassicurare gli estoni dichiarando che la Russia non ha nessuna mira espansionistica nel baltico, tanto meno in Estonia, questo, però, non è bastato a rasserenare gli animi. D’altro canto i paesi Nato, in primis gli Stati Uniti, hanno colto l’occasione per insediare i propri militari mantenendo stabilmente ben 2500 soldati in territorio estone. Inviando così un messaggio non certo di distensione al di là del confine orientale. Questo contesto di grande incertezza geopolitica rappresenta un terreno fertile per risvegliare il patriottismo.

In Estonia si è riaffermato il Kaitsellit, un gruppo paramilitare civile fondato all’inizio del secolo scorso con lo scopo di difendere i confini nazionali  e le sue tradizioni. I membri del Kaitseliit non sono accomunati da un’identità politica condivisa, infatti tutti gli strati sociali e culturali partecipano a quest’organizzazione. L’elemento aggregante è l’amore per la Patria e la diffusa sensazione di un’imminente nuova invasione russa.

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Uniti da questi sentimenti 25500 cittadini estoni prendono parte agli addestramenti del Kaitsellit. Tra loro ci sono civili di ogni età e genere ed ognuno contribuisce a modo suo: le donne che non vogliono addestrarsi si dedicano alla preparazione dei pasti e le persone anziane che non possono partecipare alle esercitazioni si occupano delle questioni organizzative. I bambini vengono addestrati al rispetto delle regole e si allenano con degli esercizi fisici e con delle prove mirate sviluppare il senso dell’orientamento. I membri del Kaitsellit, oltre a svolgere le ordinarie mansioni lavorative della vita quotidiana, dedicano il proprio tempo libero alle attività del gruppo. Non si tratta solo di cittadini spaventati che si esercitano per mero timore di essere attaccati, ma vi partecipano con grande entusiasmo. Il Kaitsellit, per gli estoni, è un’organizzazione molto sentita e prenderne parte significa adempiere al proprio dovere di cittadino. L’operato e le finalità di questa organizzazione vengono promossi e condivisi da grande parte della popolazione, non solo da coloro che vi partecipano direttamente ma anche da coloro che ne rimangono al di fuori. Quest’iniziativa aiuta a diffondere un forte sentimento nazionale e creare grande coesione sociale. Allo stesso tempo, però, viene spontaneo chiedersi se sia necessario addestrare i civili per coadiuvare le forze militari e quindi se il Kaitsellit possa essere utile come strumento di difesa.

Il timore di perdere l’indipendenza dello Stato estone ha dei fondamenti concreti o è solo frutto della memoria di chi ha subito un’occupazione militare? Quali probabilità ci sono che questi timori si concretizzino? Le parole della Russia, per quanto possano essere aggressive, possono effettivamente tramutarsi in gesti aggressivi a discapito degli estoni? Inoltre, l’addestramento che viene fatto è sufficiente a preparare dei civili a rispondere ad un’azione militare intrapresa da dei professionisti?

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Bisogna quindi valutare anche i possibili effetti negativi sulla popolazione. Ad esempio, permette ai civili di familiarizzare con gli strumenti militari e lasciaglieli in dotazione potrebbe incentivare all’uso della violenza. Dato che i delitti da arma da fuoco sono aumentati del 30% negli ultimi 10 anni, viene da domandarsi se effettivamente sia giusto addestrare ed armare dei civili con il rischio di creare delle conseguenze ben più gravi di una minaccia che, probabilmente, risiede più nei pregiudizi di un popolo che nelle mani dei soldati.

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