L’Estonia, pur se culturalmente differente da Lituania e Lettonia, viene associata alle repubbliche baltiche per via dei tanti chilometri di costa che si affacciano sul mar Baltico. L’etnia estone viene considerata ugro – finnica, la sua lingua è una delle poche europee a non avere radici indoeuropee. Un paese dunque interessante sotto diversi profili, anche quelli politici: dopo aver riacquistato l’indipendenza nel 1991, nell’anno della dissoluzione dell’Unione Sovietica, al pari delle altre repubbliche baltiche vira vistosamente verso occidente. Nel 2004 entra nell’Unione Europea, così come l’Estonia oramai rappresenta da diversi anni uno dei paesi della Nato.
Da quando è terminata l’esperienza sovietica, gli estoni avvertono la vicinanza della Russia come uno spauracchio. In particolare, la popolazione ha sempre visto Mosca come una presenza ostile ed in grado di invadere il paese in qualsiasi momento e mettere fine nuovamente allo Stato indipendente, come accaduto all’indomani della fine della prima guerra mondiale. Nel suo reportage realizzato nel novembre 2017, Antonio Faccilongo esamina proprio la paura dei russi avvertita nel paese. Un aspetto certamente interessante, ma al tempo stesso discutibile: Mosca più volte fa sapere di non avere alcun programma volto ad interferire politicamente o militarmente con la sovranità delle repubbliche baltiche.
Oltre alle tante esercitazioni Nato, il reportage segue l’addestramento della Kaitsellit: la forza civile estone, la quale viene predisposta per intervenire in caso di invasione da parte di forze esterne.

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