Il viavai di persone è iniziato di prima mattina. Dal cielo cade una pioggerellina sottile che minaccia di diventare acquazzone ma a nessuno sembra importare nulla. La gente rallenta il passo, si ferma, osserva in silenzio ciò che rimane del muro che per 28 anni ha tenuto in ostaggio una nazione e il suo popolo. Qualcuno chiude gli occhi, come per riuscire a sentire gli echi lontani di quel giorno. Il rumore del muro che viene giù, il vociare della gente, il suono della libertà. È il 9 novembre del 2019. Il Muro si è sgretolato trent’anni fa. La Guerra fredda è finita e la cortina di ferro che divideva l’Europa si è sciolta come neve al sole. Il Paese è in festa e nessuno ha voglia di ragionare sulla barriera invisibile che continua a separare le regioni dell’Est da quelle dell’Ovest. Eppure ad ammetterlo, all’inizio di ottobre, era stata anche la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, confessando che il divario tra Germania occidentale ed ex Ddr non è ancora stato colmato. Certo, la distanza in termini percentuali del potenziale dei Lander dell’Est e dell’Ovest si è ridotta. Ma le disparità rimangono, soprattutto in termini di stipendi, pensioni e opportunità di lavoro.

Per toccarle con mano basta lasciarsi alle spalle il caos della capitale e imboccare l’autostrada in direzione della Sassonia-Anhalt, una delle regioni più povere del Paese. La destinazione è Magdeburgo, ex fiore all’occhiello dell’industria bellica durante il regime nazista, e per questo massicciamente bombardata dagli alleati, è diventata il polo della meccanica pesante nella stagione successiva, quella della Repubblica democratica tedesca (Ddr). Con la riunificazione, però, quel patrimonio di fabbriche e posti di lavoro è andato perduto a suon di privatizzazioni e delocalizzazioni all’Ovest. “Non c’è lavoro qui, dopo anni di studi non guadagno un soldo e vivo ancora con i miei”, si sfoga Justine. Ha appena vent’anni e lo sguardo di chi ha perso tutti i sogni. Anche quello più importante per lei: diventare madre. “Come farei a mantenere una famiglia – si domanda – non ho nessuna certezza economica”. In effetti, da queste parti, il problema demografico è una una delle principali sfide sul tavolo del governo federale, assieme a quella dell’emigrazione dei giovani.

Justine è una di quelle ragazze che non si arrendono a dover lasciare la propria città, ma negli anni Magdeburgo si è letteralmente spopolata e decine di migliaia di persone hanno scelto di trasferirsi nelle città dell’Ovest. “La nostra era la città di chi si alza presto, qui siamo tutti lavoratori – ci spiega Christian, che incontriamo alla periferia nord est di Magdeburgo, in un quartiere ad altissima concentrazione di immigrati – ora ci alziamo presto per guidare verso gli altri Lander, dove è forte l’industria delle auto”. Invece di andare in cerca di fortuna nelle regioni più ricche, questo ragazzo di trent’anni ha imboccato la strada della politica tra le file di Alternative für Deutschland. “Il costo della vita si è alzato ma i salari rimangano bassi, la gente non riesce a ottenere risposte dai partiti tradizionali – ci spiega – per questo si rivolge a noi”. Qui in Sassonia-Anhalt i sondaggi danno la formazione di estrema destra al 24 per cento. Un vero e proprio boom se si considera che il partito è nato nel 2013 e in questo territorio poteva contare sul supporto di uno sparuto gruppo di attivisti. Il successo è arrivato due anni più tardi sulla scia del malcontento generato dall’ondata migratoria.

“Le strade che percorriamo per andare a lavoro o scuola non sono sicure – denuncia Justine – le donne hanno paura ad uscire da sole la sera, si sentono vulnerabili”. Migranti e nomadi, le fa eco Christian, “spesso non rispettano le regole, sporcano, disturbano, hanno atteggiamenti aggressivi e comportamenti volenti che mettono in fuga i residenti”. “Molti dei residenti storici di Neue Neustadt- ci dice – sono andati via o stanno per trasferirsi”. In realtà la parte orientale del Paese è stata toccata solo in parte dal fenomeno migratorio, ma il timore è che la situazione possa sfuggire di mano. Qualche segnale, in questo senso, c’è già stato: “Hasselbachplatz, vicino alla stazione, è diventata uno dei dieci luoghi più pericolosi della Germania e nelle scuole la percentuale di alunni stranieri è sempre maggiore”. “È un fatto senza precedenti”, dice Jan Schmidt, presidente della formazione giovanile di Alternative für Deutschland in Sassonia-Anhalt. “Non possiamo integrare correttamente queste persone – continua – e questo è un problema per la nostra comunità”. 

Qui nessuno si sente un tedesco di serie B, ma i cittadini dell’Est chiedono più attenzione da parte delle istituzioni, in termini sia culturali che economici. “Le risorse ci sono”, chiarisce Martin Raichardt, deputato dell’AfD eletto in Sassonia-Anhalt, che incontriamo nel suo ufficio del Bundestag“Prima il governo federale ci raccontava che bisognava tenere i conti in ordine, poi abbiamo accolto un milione di africani e i soldi sono usciti fuori”. “Questo – prosegue spiegando le ragioni del successo dei sovranisti – ha rafforzato l’allontanamento della gente dell’Est dai vecchi partiti e permesso a forze alternative come la nostra di avanzare”. Il problema della doppia velocità con cui ancora viaggiano le due anime del Paese, insomma, non è solo retorica per populisti o nostalgici della Ddr, ma un dato di fatto. “Oggi però è un giorno di festa”, puntualizza Raichardt, che quel 9 novembre lo ha vissuto da giovane soldato della repubblica federale. “Perché nel cuore i tedeschi – dice con una punta di orgoglio – sono sempre stati un popolo solo”.  

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