Berlino è un’esplosione di suoni e colori. La Porta di Brandeburgo, simbolo della città riunificata, è assediata da migliaia di persone. Lì dove correva la “striscia della morte”, proprio lungo la Bernauer Strasse, ex terra di mezzo tra Est e Ovest, la vita scorre a ritmo di musica elettronica. L’atmosfera è surreale. Sotto lo stesso cielo, con il naso all’insù, grandi e piccini assistono allo spettacolo pirotecnico che conclude la giornata. L’anniversario della caduta del Muro di Berlino volge al termine. Quarantott’ore dopo è già tempo di tornare coi piedi per terra. Il compito di suonare la sveglia è affidato ai sostenitori di Pegida. Anche questo lunedì scenderanno in piazza contro l’islamizzazione della Germania. Le proteste anti-migranti a Dresda, capitale della Sassonia, sono diventate un rituale che si ripete ormai dal 2015, quando la cancelliera tedesca decise di spalancare le porte ad oltre un milione di profughi.

“Qui la gente ha vissuto sulla propria pelle il crollo di un sistema”, ci spiega Jörg Urban, leader locale di Alternative für Deutschland, la formazione di estrema destra che in questo Land, proprio criticando la politica migratoria del governo tedesco, ha raggiunto percentuali record. “Dopo il crollo del Muro molti abitanti delle regioni orientali hanno perso il lavoro e si sono dovuti reinventare, si è trattato di un grande cambiamento ed ora la gente ha paura che il nuovo sistema socio-economico non regga l’urto delle migrazioni”. Non si ha paura dell’altro, insomma, ma di perdere quello che si è conquistato, sia in termini di welfare che di libertà.

Eppure, quella che un tempo era conosciuta come la Firenze sull’Elba, si è via via conquistata la fama di capitale della xenofobia. L’accostamento del capoluogo sassone ai fantasmi del passato è stato recentemente sancito con una delibera che è rimbalzata sui mezzi di informazione di mezzo mondo. L’idea di certificare la deriva neonazista della città è di Max Aschenbach, consigliere comunale del partito satirico Die Partei. “Azioni e atteggiamenti antidemocratici che arrivano fino alla violenza – si legge nell’atto approvato la settimana scorsa – vengono apertamente alla luce a Dresda, in maniera sempre più forte”. La delibera è passata grazie ai 39 voti favorevoli di Verdi, post-comunisti (Linke), liberali (Fdp) e socialdemocratici (Sdp).

I conservatori della Cdu, invece, hanno preferito sfilarsi, forse per timore di consegnare altri voti ai sovranisti, che ovviamente hanno bocciato l’iniziativa, respingendo al mittente le accuse. Il partito di destra radicale nel giro di appena quattro anni ha triplicato i suoi consensi in Sassonia, ottenendo il 27,5% alle ultime elezioni. Secondo Jörg Urban, candidato di punta del partito, “la violenza va condannata in ogni sua forma, ma parlare di emergenza xenofobia a Dresda è un’esagerazione”. “Dichiarare l’allarme nazismo è solo un modo per squalificare le ragioni di chi protesta, i partiti tradizionali non sanno più cosa inventarsi per silenziare il dissenso”, conferma Martin Reichardt, deputato della Sassonia Anhalt che abbiamo incontrato qualche giorno fa al Bundestag.

Anche gli abitanti di Dresda non credono al rischio di una deriva xenofoba. “Con la riunificazione della Germania alcune persone si sono sentite lasciate indietro, i migranti invece percepiscono soldi e altri benefit senza fare nulla, per questo la gente è arrabbiata”, ci spiega un ragazzo tedesco che incontriamo ad Johanstadt, quartiere multietnico della città, dove a votare per i populisti è un elettore su quattro. “Quale allarme xenofobia – commenta una signora sulla sessantina – Dresda è una città accogliente”. “Certo, l’estremismo esiste ma credo che capiti qui come altrove”, commenta un uomo originario di Chemnitz, la città delle rivolte contro i rifugiati innescate dall’omicidio di un giovane tedesco.

La percezione di insicurezza è aumentata in tutta la regione. Secondo il deputato sovranista questo ha a che fare con l’aumento dei flussi migratori. “Nel 2009 gli stupri in Sassonia sono stati otto, mentre nel 2018 sono saliti a 63, nel 30% dei casi – denuncia – a commetterli sono stati gli stranieri”. “La gente se n’è accorta, come si è accorta – prosegue – del fatto che è aumentato lo spaccio di droga”. “La Germania deve smettere di dare segnali che incoraggiano le popolazioni arabe e africane a migrare – aggiunge – dobbiamo smettere di dare soldi ai rifugiati e chiudere le frontiere”. È questa, in sintesi, la ricetta populista che ha permesso all’AfD di conquistare le regioni dell’Est.

Proprio come in Italia, dove la Lega è arrivata al governo con il motto “Stop invasione”. “La politica dei porti chiusi di Salvini ha dato i suoi frutti ed è un peccato che non sia più ministro – conclude il parlamentare – con il nuovo governo italiano, invece, temo che l’immigrazione ricomincerà e che i migranti continueranno ad arrivare, anche in Germania”.