diventa reporter con NOI ISCRIVITI

Navigando da Bodrum a Kos, quasi non ci si accorge della differenza tra le due coste, tanto belle sono entrambe. A dividerle appena sei miglia di mare, che da maggio hanno l’onore di essere sulle prime pagine dei giornali di mezzo mondo.Ieri notte ho assistito alla partenza dei barchini di immigrati dalle coste turche; oggi salpo anch’io per la Grecia, per vedere come si sta dall’altra parte. La traversata è breve ma ricca d’incontri: appena doppiata una certa punta, la corrente porta fino alla nostra nave una flottiglia di oggetti. Salvagenti, abiti, valigie: sono le suppellettili di chi è partito nella notte. Un ufficiale mi racconta che non è raro trovare cadaveri – nella sola notte tra l’1 e il 2 settembre sono stati recuperati undici corpi.Sbarcando a Kos ci si accorge subito dell’emergenza: trovare una stanza è impresa ardua, e acquistare un biglietto sulla nave che va ad Atene è quasi impossibile, se non con diversi giorni d’anticipo. Tremila profughi occupano un’isola che ne conta sei volte tanti.

Sono accampati in file ordinate sul lungomare, una tenda dopo l’altra. Sotto i tetti di plastica dormono insieme intere famiglie, dai nonni ai nipotini. I più facoltosi – generalmente i siriani – alloggiano in stanze fornite loro dagli affittacamere. Tutti passano la giornata tra la spiaggia e il posto di polizia, dove si radunano in file interminabili per ottenere il permesso necessario a proseguire per Atene.

Chi ha denaro si arrangia come può, mentre gli altri soffrono letteralmente la fame. Mentre cammino tra le tende, mi attorniano in cinquanta e mi chiedono furibondi di fare qualcosa. Non hanno cibo né vestiti, si lamentano: una donna con la febbre attende da giorni di essere visitata da un medico che non arriva.Ogni tanto scoppia una protesta e i migranti organizzano un corteo che attraversa la città scandendo slogan minacciosi. Ogni giorno la polizia pubblica una lista con i nomi di chi si imbarcherà per Atene, ma la sera, al porto, si presentano quasi in mille. Tutti vogliono assistere alla partenza dei fortunati che se ne vanno.

Un ragazzo africano alto due metri quasi mi investe con una filippica in un francese precipitoso e arrabbiato: è arrivato a Kos a nuoto e non possede più niente, nemmeno i vestiti che indossa, che gli sono stati dati da un’associazione caritatevole. Non ha soldi per comprarsi da mangiare e i volontari distribuiscono solo bottiglie d’acqua.

Gli sbarchi in presa direttaIn quest’assurda favela sulla spiaggia continuano ad arrivare, giorno dopo giorno, sempre nuovi ospiti. La mattina del primo giorno decido di andare a vederli di persona. I gommoni arrivano sulle spiagge dalle cinque alle otto del mattino, senza che i loro occupanti si preoccupino di nascondersi.

Con una bicicletta presa a nolo risalgo la strada che corre lungo il litorale, quando all’improvviso li vedo. Un gommone trainato da un piccolo pescherecci, l’arancione dei giubbotti salvagente ben visibile anche senza il binocolo. Giunti a riva, dalla barca saltano a terra dodici persone, fradice ma felici. Un ragazzo ventenne mi chiede in prestito il telefono: per prima cosa vuole dire ai genitori che ce l’ha fatta. “Baba – distinguo – Jazeera Kos”: “Papà…sono sull’isola di Kos”.

Si chiama Abdul Razah: con un sorriso mi racconta che all’inizio temevano di essere fermati dalla guardia costiera e riportati in Turchia, ma che una volta varcato il confine tutto è stato facile. Il motore si è rotto, ma sono stati recuperati da un pescatore greco che li ha trainati fino alla spiaggia.Da Kos andremo ad Atene e poi in Germania, esulta fiducioso. Ma qui il suo ottimismo si deve spegnere, perché quasi nessuno riesce ad abbandonare l’isola prima di sette o dieci giorni.

Quotidianamente la polizia fa imbarcare sui traghetti una quota di profughi e una volta a settimana arriva una nave speciale inviata dal governo. Va detto, però, che, con il tacito assenso delle autorità, quasi nessuno va a registrarsi agli uffici dell’immigrazione.I siriani conosciuti in Turchia mi raccontano un episodio curioso: arrivati sulla spiaggia, sono stati raggiunti dalla polizia. “Chi siete?,” ha chiesto l’agente. “Rifugiati siriani”, l’ovvia risposta. “Bene, allora presentatevi al comando alle undici”.

Come i colleghi turchi, anche i poliziotti greci non mettono troppo impegno per identificare i migranti. Tutti vogliono andare in Germania e tutti, prima o poi, in Germania saranno accompagnati. Se tra i rifugiati si nascondono criminali o terroristi, lo sapremo solo quando sarà troppo tardi.

diventa reporter con NOI ISCRIVITI
ALTRI EPISODI
  • PARTE 1

    Inizia il viaggio

    Il lungomare di Bodrum è tanto lindo che mi sembra d'essere sulle rive di un lago svizzero. Le barche ormeggiate in ordine, la passeggiata, un filare di palme, gli ombrelloni dei bar, di nuovo le palme.Eppure basta un giro nella...

    Continua a leggere
  • PARTE 2

    Viaggio nell’hotel occupato

    C'è un hotel, a Kos, che non è più un hotel. Il vecchio Captain Elias' Hotel, alla periferia della città, è stato abbandonato anni fa e riconvertito in tanti appartamenti per turisti, due camere con cucina bagno e balcone. Da qualche settimana...

    Continua a leggere
  • PARTE 4

    Intervista al leader di Alba Dorata

    Quando scopre che sono italiano, Nikolaos Michàloliakos si illumina in volto ed esclama fiducioso: “Duce la luce! Leggevo l'Avanti”.Faccio notare che l'Avanti era il quotidiano socialista, ma lui sembra soddisfatto lo stesso. Michàloliakos è il leader di Alba Dorata, terzo...

    Continua a leggere
  • PARTE 5

    Il fiume in piena dei migranti

    Il flusso dei migranti assomiglia ad un fiume carsico. Sparisce per lunghi tratti inabissandosi nelle profondità della terra per poi riemergere dove meno ce lo si aspetta, proprio quando sembrava scomparso. È così ad Atene, dove, dopo la bolgia di...

    Continua a leggere
  • PARTE 6

    Oltre il muro di Orbàn

    Buongiorno siamo giornalisti, vorremmo venire con voi. Benvenuti, si parte subito. Alle 11.45 di mercoledì arriviamo alla stazione ferroviaria di Palic, poche case nella campagna serba. Tra gli alberi una cinquantina di siriani in partenza per il confine ungherese, che...

    Continua a leggere
  • PARTE 7

    L’Ungheria e i profughi

    Cosa difende il muro antiprofughi voluto dal premier ungherese Viktor Orbán?Campagne ridenti, fattorie immacolate e bianchi campanili che sembrano appartenere a una delle figurine della Liebig. Il paesaggio idilliaco che s'incontra una volta varcata la barriera in filo spinato, però, può...

    Continua a leggere
  • PARTE 8

    I trafficanti di uomini

    In ogni città turca c'è un centro pulsante - l'otogar, o stazione degli autobus - da cui passano ogni giorno viaggiatori, merci, turisti e criminali. Bodrum non fa eccezione.I pullman di linea attraccano di continuo alle banchine, facendosi largo a...

    Continua a leggere
  • PARTE 9

    “I profughi cacciano i turisti”

    “The beautiful island is gone – mi grida dietro la padrona della taverna Amaryllis - La nostra bella isola è sparita per sempre”. Un concetto abborracciato ma pregnante, che riassume benissimo l'umore della popolazione di Kos. Da mesi al centro...

    Continua a leggere
  • PARTE 10

    Chi favorisce la migrazione?

    Intendiamoci, anche senza aiuti migrerebbero  comunque. Non si possono trattenere milioni di uomini con la forza: né muri né eserciti né leggi speciali serviranno ad evitare lo spostamento in massa di chi fugge da guerre e povertà. Eppure, c'è un eppure....

    Continua a leggere
  • PARTE 11

    La Grecia si libera dei profughi

    Dei Paesi visitati sinora, la Grecia è quello meno preparato all'accoglienza dei profughi.Investita con più forza dall'ondata migratoria, dispone di risorse assolutamente inefficienti. D'altronde, la conformazione del suo territorio non consente, come succede ad esempio in Macedonia, un transito del Paese...

    Continua a leggere
  • PARTE 12

    Eccoti i profughi, Frau Merkel

    Ci eravamo lasciati al confine greco-macedone, dove i profughi passavano al ritmo diquattromila al giorno, lenti ma determinati nella marcia verso nord.Dopo una settimana di blocco della frontiera, Skopje ha deciso che era meglio lasciar passare tutti, imbarcandoli sui treni e recapitandoli, in...

    Continua a leggere
  • PARTE 13

    “L’Isis si annida tra noi”

    Ci sono storie che aleggiano nell'aria, volteggiano come una foglia morta e alla fine, proprio mentre ti domandavi quando ti ci saresti imbattuto, ti capitano fra le mani all'improvviso. Tutti sapevamo che il tema dell'immigrazione è strettamente legato all'espansione del terrorismo. I...

    Continua a leggere
  • PARTE 14

    Ecco la Germania anti-Merkel

    Quando arrivo nel capoluogo bavarese la calma sembra regnare sovrana, eppure a scavare appena sotto la superficie si scopre una realtà ben diversa: al di là di qualche sparuto attivista dei verdi che accogli i profughi con cartelli e sorrisi d'incoraggiamento,...

    Continua a leggere
  • PARTE 15

    Gli attivisti pro-migranti

    "Voglio essere un uccellino e cagare sui passaporti". Scusate la parolaccia, ma è una citazione. Citazione che proviene da un gruppo di attivisti pro-migranti, che da anni aiutano i disperati di mezzo mondo ad introdursi in Europa. È nella polvere di Idomeni,...

    Continua a leggere