In un piccolo angolo d’Europa dove le linee dei confini si sono ridisegnate più volte sotto il peso della storia, resiste una piccola comunità che continua a parlare la lingua di Dante affacciandosi sull’Adriatico sloveno. Sono poco meno di tremila persone, ma la loro voce risuona forte: è quella della comunità italiana in Slovenia, custode di una tradizione secolare e protagonista di un raro esempio di convivenza tra identità diverse.

Nei comuni costieri di Capodistria, Isola, Pirano e Ancarano, giornali, radio, associazioni e istituzioni culturali testimoniano una vitalità sorprendente, alimentata da un sistema di tutele che la Slovenia ha saputo costruire e consolidare nel tempo. Un modello che il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha definito un segno di “maturità democratica” durante la sua visita ufficiale a Lubiana e Capodistria l’11 settembre 2025.
Questo reportage racconta la storia e il presente di una minoranza che, pur numericamente esigua, incarna l’essenza stessa dell’Europa (o almeno quello che dovrebbe incarnare): il dialogo tra culture, la forza della memoria e la capacità di vivere insieme senza rinunciare alle proprie radici.

Una storia di identità e confini
La comunità italiana in Slovenia è il frutto di una storia lunga e travagliata, segnata dai cambiamenti geopolitici del XX secolo. Come spiega Maurizio Tremul, presidente dell’Unione Italiana, associazione che rappresenta gli italiani autoctoni in Slovenia e Croazia, “siamo parte di un popolo che era più ampio prima della Seconda Guerra Mondiale”. Dopo il Trattato di Pace del 1947 e il Memorandum di Londra del 1954, l’Istria, un tempo parte integrante dell’Italia, fu divisa tra Jugoslavia (e successivamente Slovenia e Croazia) e Italia. Questo ha separato la comunità italiana dalla “nazione madre”, ma non ne ha spezzato l’identità unitaria. Durante il regime jugoslavo, gli italiani in Slovenia e Croazia hanno vissuto come un’unica comunità, rappresentata dall’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume. Con la dissoluzione della Jugoslavia e l’affermarsi di Slovenia e Croazia come stati indipendenti, la comunità si è trovata divisa da un confine statale, ma ha continuato a perseguire l’unità culturale attraverso l’Unione Italiana, organizzazione unitaria e democratica degli italiani in Slovenia e Croazia. Oggi, la comunità italiana in Slovenia conta circa 2.800 membri autoctoni, concentrati principalmente nei quattro comuni costieri, dove l’italiano è lingua ufficiale accanto allo sloveno. Questo bilinguismo ufficiale, sancito dalla Costituzione slovena e da oltre un centinaio di norme e regolamenti, deriva dal Memorandum di Londra e si è evoluto nel tempo per garantire diritti linguistici, culturali e politici.

La Slovenia si distingue come uno degli stati europei più avanzati nella tutela delle minoranze nazionali, come confermato da Bojan Brezigar, giornalista e politologo triestino con una lunga esperienza come ex direttore del quotidiano della minoranza slovena in Italia, Primorski dnevnik. “La Slovenia ha un sistema di tutela delle minoranze, italiane e ungheresi, che deriva dalla Jugoslavia ma è stato aggiornato e rafforzato”. Questo sistema si basa su tre pilastri principali: l’istruzione, i media e la rappresentanza politica.
Istruzione: il cuore dell’identità
Le scuole con lingua d’insegnamento italiana sono il fulcro della preservazione dell’identità. Nei comuni di Capodistria, Isola e Pirano operano tre scuole elementari (che coprono nove anni, equivalenti alle elementari e medie italiane), tre asili e due licei (uno a Capodistria e uno a Pirano), oltre a una scuola tecnico-amministrativa a Isola. “Queste istituzioni sono fondamentali per produrre e mantenere la nostra identità, lingua e cultura”, afferma Felice Ziza, deputato della comunità italiana al Parlamento sloveno. L’insegnamento si svolge interamente in italiano, con l’eccezione delle lingue straniere e dello sloveno, che è materia obbligatoria. Inoltre, nelle scuole slovene dei comuni bilingui, l’italiano è insegnato come materia obbligatoria, e dal 2023 è stato introdotto come opzione nelle prove nazionali del nono anno, un passo significativo per valorizzarne l’apprendimento. Tuttavia, la carenza di insegnanti madrelingua italiani rappresenta una sfida. “Abbiamo difficoltà a trovare docenti con padronanza C2 dell’italiano, soprattutto per materie scientifiche come matematica”, spiega Tremul. Questo problema, aggravato dalla bassa natalità e dai matrimoni misti, porta a un impoverimento linguistico nelle aule.

Per ovviare, Tremul propone accordi bilaterali con l’Italia per coinvolgere insegnanti italiani, sul modello di quelli già esistenti tra Slovenia e Ungheria per la minoranza ungherese. “Un docente che ha studiato matematica a Lubiana, anche se conosce l’italiano, userà una terminologia influenzata dallo sloveno, il che compromette l’obiettivo di preservare l’identità linguistica italiana”, aggiunge. Recentemente, il governo sloveno ha investito ingenti risorse per rinnovare le infrastrutture scolastiche. Ziza sottolinea il restauro del Collegio dei Nobili a Capodistria, un’istituzione storica fondata nel 1608, costato 10 milioni di euro, e altri progetti in corso, come la costruzione di un asilo a Santa Lucia (5 milioni di euro) e l’ampliamento di strutture ad Isola e Crevatini, per un totale di circa 30 milioni di euro in pochi anni. “Questi investimenti dimostrano che la comunità italiana ha un peso politico significativo”, afferma Ziza.
Media: la voce della comunità
Radio e TV Capodistria sono il secondo pilastro dell’identità italiana. Radio Capodistria trasmette 24 ore al giorno in italiano, con programmi che spaziano dall’attualità alla cultura, mentre TV Capodistria dedica circa 10 ore giornaliere a contenuti in lingua italiana. “Questi media sono essenziali per mantenere viva la nostra presenza culturale, non solo in Slovenia ma anche in Croazia”, spiega Tremul. Tuttavia, le difficoltà finanziarie sono una costante. “I tagli e i pensionamenti hanno ridotto il personale, e alcune trasmissioni sono cessate per mancanza di nuovi giornalisti”, aggiunge Ziza. Un recente accordo con la RAI, siglato nel 2025, permette l’accesso a contenuti d’archivio, arricchendo l’offerta. Ziza inoltre sottolinea che dal 2018 (anno in cui è entrato in carica) ad oggi, tutti i giornalisti andati in pensione sono stati sostituiti e il governo sloveno sta aumentando i finanziamenti per garantire la continuità di questi media.

Rappresentanza politica: le CAN e il Parlamento
La rappresentanza politica è garantita dalle Comunità Autogestite (CAN), organi riconosciuti dalla legge slovena del 1994, e da un seggio parlamentare riservato alla comunità italiana. Le CAN, presenti nei quattro comuni costieri, hanno un ruolo politico e amministrativo, con personale stipendiato (circa 30 dipendenti per 3.000 iscritti) e rappresentanti nei consigli comunali. La CAN Costiera, che riunisce le quattro CAN comunali, è presieduta da Alberto Scheriani e funge da coordinamento regionale. “Le CAN sono il nostro autogoverno locale, un ponte tra il territorio e il governo centrale”, spiega Ziza. A livello nazionale, Ziza rappresenta la comunità in Parlamento, dove gode di un “doppio voto” che permette agli italiani di votare sia per il proprio rappresentante sia per i partiti politici. Questo sistema ha permesso di ottenere accordi programmatici con il governo, soprattutto con esecutivi di centro-destra (2004-2008, 2012-2014, 2020-2022) e, per la prima volta nel 2022, con un governo di centro-sinistra. “Abbiamo realizzato quasi tutti i 24 punti dell’accordo del 2022, tra cui finanziamenti per scuole e media”, afferma Ziza.
Un ponte culturale tra Slovenia e Italia
L’Unione Italiana (UI), presieduta da Maurizio Tremul, rappresenta un altro pilastro, ma con un ruolo esclusivamente culturale. Riconosciuta ufficialmente in Slovenia come le CAN, l’UI è un’associazione che unisce 7 comunità italiane in Slovenia e 45 in Croazia, promuovendo attività culturali, sportive e sociali. “Siamo un’unica comunità divisa in due stati, e cerchiamo di mantenere questa unità nonostante le difficoltà”, spiega Tremul. L’UI riceve finanziamenti dall’Italia anche attraverso l’Università Popolare di Trieste, utilizzati per arredi scolastici e attività aggregative, culturali, artistiche. Tremul evidenzia una crescente difficoltà nel preservare l’unità: “Dal 2018, il confine sta entrando nelle menti delle persone, e la volontà di rimanere unitari sembra diminuire”. Questo è dovuto a finanziamenti e necessità diverse nei due paesi, ma anche a un cambiamento generazionale che rende più complesso coinvolgere i giovani. Inoltre nonostante il robusto quadro normativo, l’attuazione del bilinguismo presenta lacune significative. “Il bilinguismo visivo è buono, ma negli uffici amministrativi mancano spesso formulari in italiano o funzionari che lo parlino”, osserva Tremul. Nei consigli comunali, la documentazione è prevalentemente in sloveno, e la traduzione in italiano avviene solo in fase di pubblicazione. Questo divario tra norme e pratica quotidiana è un problema storico, che Tremul spera possa essere mitigato dall’intelligenza artificiale per traduzioni più rapide ed efficaci. L’identità italiana, inoltre, fatica a essere pienamente riconosciuta come valore aggiunto. Figure storiche come Giuseppe Tartini o Santorio Santorio sono spesso presentate come “piranesi” o “veneziani” piuttosto che italiani, riflettendo una tendenza a sminuire il contributo culturale italiano. “Non c’è discriminazione, ma manca una valorizzazione della nostra identità come patrimonio del territorio”, spiega Tremul. Progetti europei come GO!2025, che promuove Nova Gorica e Gorizia come capitali della cultura, stanno cercando di cambiare questa narrazione, valorizzando le minoranze come risorse turistiche e culturali. La comunità affronta anche una crisi demografica. “I matrimoni misti e la bassa natalità riducono il numero di iscritti alle scuole italiane”, nota Ziza. Se negli anni ’80 gli italiani autoctoni erano il doppio o il triplo, oggi sono circa 2.800, anche se il Consolato di Capodistria registra 5.000 italiani AIRE, inclusi non autoctoni. I giovani, attratti da trend globali e tecnologie, si allontanano dalle attività tradizionali delle comunità, come cori o gruppi teatrali. “Manca il volontariato, e abbiamo difficoltà a individuare attività che attraggano i ragazzi”, ammette Tremul. Alcune associazioni giovanili slovene, legate alle CAN, organizzano iniziative, ma i risultati sono limitati. “Servirebbe un legame più forte tra scuole e comunità”, suggerisce Tremul, ricordando come in passato gli insegnanti portassero gli studenti nelle comunità italiane. Va anche ricordato che l’Unione Italiana a Capodistria attua numerosi progetti europei in collaborazione anche con la minoranza slovena in Italia che hanno il pregio di valorizzare la presenza delle minoranze quale fattore di crescita del territorio, coinvolgendo numerosi giovani.
Un passato che pesa, un futuro da costruire
La storia della comunità italiana è segnata dall’esodo post-bellico, che Tremul definisce una “espulsione” dovuta a politiche jugoslave di semplificazione etnica, come la chiusura delle scuole italiane, il cambio di nomi e cognomi e il cambio del sistema economico e monetario. “Città come Capodistria e Pirano, un tempo quasi interamente italiane, si sono svuotate”, ricorda Tremul. Sebbene oggi non si registrino episodi significativi di razzismo, permangono pregiudizi marginali, spesso espressi sui social media da estremisti, dove gli italiani sono talvolta etichettati ancora come “fascisti” piuttosto che riconosciuti come parte integrante del territorio. La convivenza, tuttavia, è generalmente pacifica. “Non c’è discriminazione, ma serve un lavoro di conoscenza reciproca”. La Slovenia, con la sua stabilità e sicurezza (è tra i paesi più sicuri d’Europa, grazie alle sue dimensioni ridotte e alla coesione sociale), offre un contesto favorevole, ma l’interesse per la lingua italiana tra gli sloveni è in calo. “I giovani sloveni vedono l’inglese come più utile, e i programmi RAI, che un tempo aiutavano a diffondere l’italiano, sono meno accessibili”.
La visita di Mattarella e della Presidente slovena Nataša Pirc Musar al Collegio dei Nobili ha messo in luce il ruolo delle minoranze come ponti tra Italia e Slovenia. “La tutela delle minoranze è un caposaldo della nostra amicizia e un esempio per l’Unione Europea”, ha dichiarato Mattarella, sottolineando come l’8% dei cittadini europei appartenga a una minoranza nazionale e il 10% parli una lingua regionale o minoritaria. La collaborazione tra i due paesi dimostra che le minoranze possono essere un motore di crescita culturale ed economica. La comunità italiana in Slovenia, con le sue scuole, media e istituzioni, rappresenta un modello di convivenza che bilancia identità e integrazione. Le sfide ci sono: il calo demografico, la carenza di insegnanti e le lacune nel bilinguismo e richiedono soluzioni innovative, come accordi bilaterali con l’Italia e un maggiore coinvolgimento dei giovani. Come conclude Tremul, “dobbiamo far conoscere chi siamo, non solo agli sloveni, ma anche a noi stessi, per trasformare la nostra identità in una ricchezza per il territorio”. Nei Balcani che guardano all’Europa e alla cooperazione transfrontaliera, la storia degli italiani in Slovenia è una testimonianza di come un confine possa non solo dividere, ma anche parlare la lingua della collaborazione, del rispetto e della condivisione storico-culturale.
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